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PEOPLE – Don Lorenzo Milani e la “Scuola di Barbiana”

Michele Ardilio 8 maggio 2018 0
PEOPLE – Don Lorenzo Milani e la “Scuola di Barbiana”

Carta D’Identità: Lorenzo Carlo Domenico Milani Comparetti, comunemente Don Milani, è nato a Firenze il 27 Maggio 1923 e morto a Firenze il 26 giugno 1967. E’ è stato un presbitero, scrittore, docente ed educatore italiano.

Parte della sua vita, in particolare il periodo che ha fatto di lui una figura di rilevanza, si è svolta a Barbiana, una sperduta borgata di montagna immersa nelle campagne toscane, abitata da circa 12 persone in condizioni di assoluto disagio, ignoranza e povertà.

La sua figura è legata all’esperienza didattica nella disagiata Scuola di Barbiana, nella canonica della Chiesa di Sant’Andrea. Ad alcuni suoi scritti sono innestate aspre polemiche che hanno coinvolto la Chiesa cattolica del tempo.

Iniziata come una “esperienza di punizione”, proprio quelle campagne diventano per Don Milani luogo di “missione” ed egli, soprattutto per i bambini e ragazzi del luogo, diviene un punto saldo per “ricostruire” Barbiana.

 

 Professione e percorso personale: Nel 1943 si convertì al Cattolicesimo e il 13 giugno ricevette la cresima. La svolta ci fu grazie al colloquio con don Raffaele Bensi, che in seguito fu il suo padre spirituale e che così la descrisse:

“Perché incontrare Cristo, incaponirsene, derubarlo, mangiarlo, fu tutt’uno. Fino a pigliarsi un’indigestione di Gesù Cristo”

(Don Raffaele Bensi)

 Il periodo del seminario fu per lui piuttosto duro, poiché Lorenzo Milani cominciò pian piano a scontrarsi con la mentalità della Chiesa e della curia. Don Milani, infatti, non riusciva a comprendere le ragioni di certe regole, prudenze, manierismi che ai suoi occhi erano lontanissimi dall’immediatezza e sincerità del Vangelo. Fu ordinato sacerdote nel Duomo di Firenze il 13 luglio 1947 . Il suo primo incarico fu a Montespertoli, come vicario in aiuto del parroco locale.

 

Nel dicembre del 1954, a causa di screzi con la Curia di Firenze, venne mandato a Barbiana, minuscola e sperduta frazione di montagna nel comune di Vicchio, in Mugello, dove iniziò il primo tentativo di scuola a tempo pieno, rivolto alle classi popolari, dove sperimentò il metodo della scrittura collettiva.

Gli ideali della Scuola di Barbiana erano quelli di “costituire un’istituzione inclusiva”, “democratica”, con il fine non di selezionare quanto di far arrivare, tramite un insegnamento personalizzato, tutti gli alunni a un livello minimo d’istruzione garantendo l’eguaglianza.

La sua scuola era alloggiata in un paio di stanze della canonica annessa alla piccola chiesa di Barbiana.

Quando il tempo lo permetteva si faceva scuola all’aperto. La scuola di Barbiana era un vero e proprio collettivo dove si lavorava tutti insieme e la regola principale era:

“Chi sapeva di più aiutava e sosteneva chi sapeva di meno, 365 giorni all’anno”.

La scuola sollevò immediatamente molte critiche. Gli attacchi ad essa furono tanti, dal mondo della chiesa e da quello laico.

 

Appartiene alla rubrica PEOPLE perché: Don Milani fu un grande esempio per la gente di Barbiana, verso la quale nutriva grande amore ed insieme alla quale riuscì a cambiare le sorti della piccola frazione, creando una “scuola per tutti”, insegnando il rispetto e la necessità di emergere dall’ignoranza.

Don Milani fu, anche e soprattutto, un “padre” per tutti i ragazzi della borgata, un “faro” per la gente e un esempio per la Chiesa del tempo che, nonostante il suo rifiuto, cercò in seguito di riportarlo nella “civiltà”.

Famosa è la “Lettera ad una professoressa”, (scritta nel maggio del 1967), in cui i ragazzi della scuola, insieme a don Milani, denunciavano il sistema scolastico e il metodo didattico che favoriva l’istruzione delle classi più ricche tra cui il cosiddetto “Pierino del dottore” (cioè Pierino, figlio del dottore, che sa già leggere quando arriva alle elementari), lasciando la piaga dell’analfabetismo in gran parte del paese.

La Lettera a una professoressa fu scritta negli anni della malattia di don Milani. Pubblicata dopo la sua morte. Altre esperienze di scuole popolari sono nate nel corso degli anni basandosi sull’esperienza di don Lorenzo e sulla Lettera a una professoressa.

Don Milani morì nel giugno del 1967 a causa di un linfoma di Hodgkin. Negli ultimi mesi della malattia volle stare vicino ai suoi ragazzi perché, come sosteneva, “imparassero che cosa fosse la morte”. Fu poi riportato a Firenze, per morire in casa di sua madre.

Fu tumulato nel piccolo cimitero poco lontano dalla sua Scuola di Barbiana, seppellito in abito talare e, su sua espressa richiesta, con gli scarponi da montagna ai piedi.

 

 Riconoscimenti:

Come ad altri volti di importanza storica, a Don Milani furono dedicate tesi di laurea, riconoscimenti cinematografici e letterari, soprattutto Scuole di Salesiani ma anche pubbliche.

Famosa è l’interpretazione in “Don Milani: il priore di Barbiana”, interpretato per RaiCinema da Sergio Castellitto – foto.

 

 

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