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Lei presentava progetti, papà ne agevolava l’approvazione. Condannati Francesco Curcio e la figlia

Redazione SikeliaNews 11 Aprile 2019 0
Lei presentava progetti, papà ne agevolava l’approvazione. Condannati Francesco Curcio e la figlia




da l’ecodelsud.it

I ‘favori’ della Commissione di valutazione impatto ambientale a sentenza nella seconda sezione penale del Tribunale di Messina: i giudici hanno deciso 8 condanne nell’ambito del processo scaturito dall’inchiesta, scattata nel 2013, relativa ad episodi di corruzione che avvenivano per il rilascio delle concessioni edilizie per le aree protette a Messina.

Al centro dell’inchiesta c’era la commissione comunale di valutazione impatto ambientale del Comune di Messina, i suoi componenti. Scattarono 5 misure cautelari, 4 agli arresti domiciliari ed una misura interdittiva.

L’accusa sostenne che proprio uno tra loro, l’ex consigliere comunale Francesco Curcio, avrebbe avviato un sistema per favorire la figlia, Roberta Curcio, ingegnere. In pratica, lei presentava progetti che venivano valutati dalla stessa commissione di cui faceva parte il padre. Tali progetti venivano – sostennero gli inquirenti – esaminati e approvati con celerità grazie alla complicità di tecnici comunali. A pagarli erano i privati.

Altro padre indagato fu Giuseppe Bonaccorso: anche lui avrebbe favorito il figlio costruttore edile.

“Un ‘do ut des’ che – si leggeva sull’ordinanza – sarebbe stato lautamente ricompensato alla consulente tecnica con ingenti parcelle per la redazione di progetti ben superiori ai prezzi di mercato”.

La Polizia giudiziaria – cui la procura aveva affidato le indagini – spulciando nei progetti sotto verifica della commissione oggetto d’indagine, quelli relativi al periodo che va dal 2010 al 2012, puntò la propria attenzione in particolare su quelli relativi a due complessi edilizi, realizzati nella zona nord della città, a Sperone e S.Agata.

Per entrambi, la valutazione di impatto ambientale sarebbe avvenuta sbrigativamente, grazie ai favori di alcuni componenti della commissione di verifica. Primo fra tutti, ‘papà ‘ Curcio, che avrebbe dato carattere prioritario all’approvazione del progetto purché, in accordo con l’impresa interessata e proponente, la relazione tecnica dello stesso fosse affidata alla figlia Roberta.

Il tutto, ovvio, penalizzava, tutti gli altri progettisti che non godevano dello stesso trattamento di favore.

Sei anni dopo arrivano le condanne: 4 anni e 6 mesi per Francesco Curcio; 2 anni e 7 mesi per Roberta Curcio; 3 anni e 2 mesi per Luca D’Amico e Biagio Restuccia; 3 anni per Luigi Ristagno: 2 anni per Giuseppe Bonaccorso, Antonino Scimone e Aurelio Arcoraci.

Assoluzione per Vincenzo Pinizzotto e Placido Accolla.

Hanno difeso gli avvocati Nunzio Rosso, Enzo Grosso, Roberto Materia, Marcello Scurria, Isabella Barone, Carmelo Vinci.




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