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La mannaia del governo sulle periferie: ecco quali progetti rischiano lo stop

Redazione SikeliaNews 25 settembre 2018 Commenti disabilitati su La mannaia del governo sulle periferie: ecco quali progetti rischiano lo stop
La mannaia del governo sulle periferie: ecco quali progetti rischiano lo stop

Di www.today.it

Con l’approvazione del Milleproroghe lo stanziamento di 1,6 miliardi per progetti già presentati e approvati è slittato al 2020. A rischio 96 interventi, dalla riqualificazione del quartiere Adriano di Milano al nuovo polo culturale di Taranto. L’Anci sul piede di guerra: “Interrotte le relazioni con l’esecutivo”

Il taglio dei fondi alle periferie: quali progetti rischiano lo stop

Con l’approvazione del decreto Milleproroghe sono stati ufficialmente congelati i fondi del Piano Periferie stanziati dai governi Renzi-Gentiloni.  Un emendamento a firma Pirovano-Romeo (votato all’unanimità, dunque anche dall’opposizione) ha differito infatti al 2020 “l’efficacia delle convenzioni” tra governo e Comuni, sospendendo così i finanziamenti promessi agli enti locali.

Il Piano Periferie prevedeva uno stanziamento di 500 milioni di euro per i 24 progetti migliori ed altri 1600 milioni da elargire in una seconda tranche destinati ad altri 96 progetti di riqualificazione. Si tratta di 800 milioni di euro stanziati con la legge 11 dicembre 2016 e di altri 800 che andranno a valere sul Fondo per lo Sviluppo e la Coesione, il cui finanziamento era stato approvato con delibera CIPE nel giugno 2017.

Dopo l’approvazione del Milleprorioghe le ultime due tranche sono di fatto saltate, tra le proteste di molti sindaci (anche leghisti) e della stessa Anci che ha deciso di interrompere le relazioni istituzionali con il governo.

Va detto che una parte dei soldi destinata inizialmente al Piano Periferie tornerà comunque ai comuni sotto forma di investimenti per gli enti locali virtuosi (nel 2018 lo stanziamento previsto è di 140 milioni, andrà meglio negli anni a venire), ma la scelta di congelare i fondi fino al 2020 rischia comunque di mettere in difficoltà quei comuni che avevano già progettato, e in qualche caso anche parzialmente finanziato, gli interventi di riqualificazione.

Gli interventi che rischiano lo stop

Tra i progetti a rischio stop c’è ad esempio la riqualificazione del quartiere Adriano di Milano (38 milioni in totale, di cui 18 finanziati dal Piano Periferie) che prevedeva anche la costruzione di una scuola media, il prolungamento della metro tranvia 7 e il nuovo lotto del parco Adriano. Venezia dovrà forse dire addio al restyling dell’ex-Manifattura Tabacchi e al recupero della “Cittadella della Giustizia” (17 milioni di euro lo stanziamento previsto, di cui solo 4 grazie a un cofinanziamento pubblico-privato).

Il progetto della Cittadella della Giustizia, da VeneziaToday

La riqualificazione di Scampia

Va leggermente meglio a Napoli. Salvo infatti il progetto “Restart Scampia” che oltre agli interventi di demolizione delle Vele consentirà di recuperare 247 alloggi dalla riqualificazione della vela B destinati ad ospitare altrettanti nuclei familiari in condizioni di disagio. L’obiettivo è quello di trasformare uno dei quartieri simbolo del degrado della periferia napoletana in una cittadella di servizi. Ma il piano di riqualificazione di Scampia sarà portato avanti solo a metà.

De Magistris dovrà infatti rinunciare ai fondi per Napoli città metropolitana, un progetto – citiamo dal dossier dell’Anci – “finalizzato alla sicurezza dell’area periferica di Scampia di Napoli ed alla contestuale riqualificazione delle aree limitrofe” tramite interventi sulla viabilità e sull’edilizia scolastica.

Stretta sulla criminalità: Periferie Metropolitane e “Padova Smart City”

Congelato anche il progetto “Periferie Metropolitane al Centro” che prevedeva 59 interventi sulle aree urbane degradate di Palermo con l’obiettivo di rafforzare la sicurezza attraverso la riqualificazione dei “presìdi di legalità presenti sul territorio” (Prefetture, etc), l’ampliamento della videosorveglianza nella zona compresa tra i quartieri San Lorenzo e Brancaccio e la manutenzione, il riuso e la rifunzionalizzazione di aree pubbliche esistenti. Costo stimato 100 milioni di euro, di cui 40 dal Piano Periferie.

Cosa prevede il piano Periferie al Centro della città di Palermo

Stessa sorte per il progetto della Città Metropolitana di Catania che “affronta il problema della sicurezza nel territorio grazie ad una serie di obiettivi articolati in otto interventi” (maggiori informazioni su CataniaToday). Congelato anche il progetto “Padova Smart City” con cui il comune intendeva “porre le basi per una trasformazione in chiave sostenibile, smart, innovativa e tecnologicamente avanzata della città di Padova”. L’obiettivo perseguito era però anche quello di aumentate la sicurezza percepita attraverso l’installazione di 120 nuove telecamere a seguito dell’individuazione di “nuove posizioni strategiche” e dell’analisi di “ogni singolo sito”.

A Taranto rischia di sfumare il progetto di riqualificazione della ex Baraccamenti Cattolica, un’ ex area militare ridosso del centro cittadino dove per molti anni si sono svolte attività logistiche della Regia Marina Militare. La struttura versa oggi in uno stato di abbandono e degrado, ma secondo il Comune il suo intrinseco valore storico/culturale la rende particolarmente adatta a ospitare attività culturali e sociali. Il progetto avrebbe portato alla realizzione di un polo sociale dotato di spazi espositivi, aule per i laboratori, per la didattica e per la formazione artistica. Per il Comune il recupero di questa struttura rappresentava “una sfida su cui misurare il futuro culturale e sociale” dell’intera città”. L’opera costa 17 milioni, di cui nove finanziati dal Piano Periferie. Ora è “tutto pronto tranne i fondi” ha detto

Livorno, Arezzo e Agrigento: gli altri progetti in campo

Il Comune di Arezzo aveva in programma un ambizioso piano di riqualificazione di immobili comunali, per la maggior parte scuole. Secondo Il Post i lavori sarebbero già iniziati, ma ora il progetto potrebbe subire un brusco stop.

Anche Livorno dovrà fare i conti con i tagli: la città guidata dal M5s Nogarin dovrà rinunciare a costruire nuovi alloggi popolari per 18 milioni di euro. Il progetto del comune di Agrigento – anche questo a rischio – prevedeva invece il recupero di “un reticolo di antiche vie e piazze” del centro oggi ostaggio della micro criminalità. L’obiettivo era quello di ricreare “spazi di convivenza con una piazzetta destinata  ad esercizi ed artigianali”. In fumo un progetto da 33 milioni di euro, di cui 15 finanziati dallo Stato.

Le regioni più penalizzate

La mannaia dei tagli colpirà  del resto in particolar modo la Sicilia che dovrà rinunciare ad oltre 200 milioni di euro. In Toscana rischiano di saltare opere per 147 milioni di euro, ma tra le regioni più penalizzate troviamo anche Emilia Romagna, Veneto, Piemonte e Calabria. In totale sono 326 i comuni colpiti, buona parte di grandi città, e 96 i progetti che potrebbero saltare. Una scelta, quella del governo, contestata duramente dal Pd che però quell’emendamento l’ha votato in Senato, anche se probabilmente lo ha fatto per errore.

Il M5S: pronto nuovo emendamento per scongiurare i tagli

Secondo il M5s, il Pd continua “senza ritegno a diffondere falsità” in quanto i fondi del bando periferie “verranno recuperati per tutti i progetti esecutivi e già in corso. Il nostro premier Giuseppe Conte ha confermato di voler giungere a una soluzione nella direzione già preannunciata, inserendo un emendamento nel corso dell’esame parlamentare di uno dei provvedimenti di urgenza adottati dall’Esecutivo. Il Pd, giocando alle tre carte sulla pelle dei cittadini, dimostra il proprio assoluto distacco dalla vita reale”.

L’Anci dà battaglia: “Il governo ci deve 1,6 miliardi”

Intanto l’Anci (Associazione Nazionale Comuni Italiani) è pronta a scendere in piazza. Qualche giorno fa la delegazione composta dal presidente Antonio Decaro e dai vicepresidenti Filippo Nogarin e Roberto Pella, ha abbandonato i lavori della conferenza unificata e annunciato che le relazioni istituzionali con il governo sono interrotte.

“Non abbiamo trovato riscontro all’impegno che aveva preso con noi il presidente del Consiglio Giuseppe Conte sul bando periferie nell’incontro dell’11 settembre. Siamo costretti a interrompere le relazioni istituzionali, nostro malgrado. Torneremo a quei tavoli solo quando il percorso per restituire ai sindaci il miliardo e seicento milioni sottratti, si vorrà avviare davvero”.

Decaro: “Manca la volontà politica”

Durante l’incontro con il presidente Conte, era stato fissato un percorso in due fasi. “Prevedeva l’intesa in unificata per sanare la presunta incostituzionalità di una norma che finanziava per 800 milioni di euro il bando periferie – riepiloga Decaro – quindi l’istruttoria di un iter per inserire nel primo decreto utile le risorse e fissare le procedure per riallocare i fondi. Oggi in Unificata era stata messa all’ordine del giorno l’intesa, un primo passo; ma il governo, sollevando un problema di natura tecnica, risolvibile, secondo noi, se solo ce ne fosse stata la volontà politica, l’ha tolta”.

Di qui la sospensione delle relazioni. Che riguarderà la conferenza unificata e la conferenza Stato-città: cioè le sedi di concertazione istituzionale tra governo ed enti territoriali dalle quali passano tutti i provvedimenti dell’esecutivo, per l’acquisizione dei necessari pareri.

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