Dalla Corte costituzionale al grano Chi è il più autonomista di Sicilia




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[/dropcap]di Maria Teresa Camarda per livesicilia

PALERMO – La sfida per la presidenza della Commissione Statuto dell’Ars, a suon di “io sono più autonomista di te”, non è stata che la punta dell’iceberg di un fenomeno molto più diffuso, e che procede pari passo con l’affermazione della Lega sul territorio nazionale e sull’Isola: i politici locali si misurano sul livello di “autonomismo”. Chi lotta più strenuamente per i diritti dei siciliani? Chi difende con più tenacia lo Statuto speciale? Botta e risposta continui in cui Roma è quasi sempre una città che ci è ostile e il governo nazionale un “furbetto” che non fa altro che mettere le mani in tasca ai siciliani. Da Musumeci e Armao, passando per Lo Curto e Figuccia dell’Udc, arrivando a Forza Italia, tutti hanno qualcosa da rivendicare per la Sicilia.

Il primo paladino dell’autonomia in questa legislatura, in cui uno dei partiti più rappresentativi della maggioranza è proprio Popolari e autonomisti, è il governo regionale. In principio fu l’Mpa (Movimento per l’Autonomia) di Raffaele Lombardo, ma oggi l’ex governatore, in occasione di una intervista a LiveSicilia, passa il testimone al suo successore: “Musumeci può unire i sicilianisti”. L’ultima battaglia del presidente della Regione Nello Musumeci riguarda “il diritto” dei siciliani a votare per il presidente e i consiglieri delle Province. Obiettivo delle critiche del governatore la Consulta: “La sentenza della Corte costituzionale, al di là del marginale aspetto delle Province, suona ad offesa della dignità del popolo siciliano e della sua plurisecolare vocazione autonomistica. A questo punto noi siciliani siamo chiamati a prendere una decisione non più rinviabile: o rinunciamo definitivamente alla nostra Autonomia, accettando il cinismo dello Stato accentratore, o ricorriamo alla magistratura sovranazionale nell’ultimo tentativo di difendere la nostra stessa identità”.

Il cavallo di battaglia del presidente della Regione e dell’assessore all’Economia e vicepresidente Gaetano Armao, però, è lo stesso dai giorni della campagna elettorale e lo hanno anche scritto nero su bianco nel primo Defr che hanno firmato: il governo Musumeci intende aprire “una nuova, urgente e irrinunciabile ‘stagione negoziale’ con lo Stato” nel tentativo di superare i “remissivi accordi” conclusi con Roma dall’ex governatore Rosario Crocetta. L’obiettivo dichiarato è “addivenire ad un nuovo Accordo fra lo Stato e la Regione che, pur nel rispetto dell’imprescindibile concorso al risanamento della finanza pubblica, garantisca gli equilibri di bilancio regionale”.

In fondo per l’assessore Armao la “battaglia” sicilianista non è una novità: è, infatti, tra i fondatori dell’Unione dei siciliani, movimento nato con espliciti obiettivi indipendentisti. L’ultima battaglia che si sta giocando all’Ars, per esempio, è quella per il riconoscimento dell’insularità. Obiettivo per cui si batte anche il gruppo del Partito democratico guidato da Giuseppe Lupo. “La questione – ha detto l’assessore nel corso di una conferenza stampa – non è limitata, come qualche forza politica erroneamente sostiene, solo al pur rilevante problema della continuità territoriale e al conseguente maggiore costo dei trasporti, ma è molto più estesa e complessa e investe tutti gli aspetti, dal mancato sviluppo al deficit di infrastrutturazione dell’isola, alle misure come le compensazioni e la fiscalità di sviluppo”.

Accanto all’assessore Armao, e a Rino Piscitello, dell’Unione dei siciliani, in conferenza stampa c’era il capogruppo dell’Udc, Eleonora Lo Curto. La parlamentare regionale non solo ha proposto l’indizione di un referendum sul tema dell’insularità, ma ha anche rivendicato per Vincenzo Figuccia la poltrona della presidenza della Commissione Statuto, non condividendo inizialmente la scelta della maggioranza che aveva indicato Elvira Amata di Fratelli d’Italia per quel posto. Il parlamentare dell’Udc, infatti, ha fondato il movimento CambiAmolaSicilia e si occupa di battaglie di giustizia sociale, come la fiscalità di vantaggio, zone ad economia speciale e defiscalizzazione della benzina, protezione dei produttori di grano siciliano; tutto “per rivendicare un’autonomia legislativa e fiscale ad oggi purtroppo dopo 70 anni, ancora incompiuta”. “Pur considerando la Amata una persona in gamba e una parlamentare efficiente – aveva detto Lo Curto – riteniamo che appartenga a un partito molto distante dall’autonomismo siciliano”.

Contro la Amata, che alla fine, tra assenze e polemiche è stata eletta, si erano schierati in molti, anche fuori dal Parlamento. I parlamentari della Commissione “hanno tradito il popolo siciliano consegnando la guida della commissione a una parlamentare espressione di Fratelli d’Italia, il partito più centralista e distante dall’identità autonomista siciliana”, ha detto la presidente del partito indipendentista dei “Siciliani Liberi”, Antonella Pititto. “Una commissione che nasce già morta – ha commentato il leader del movimento CambiAmolaSicilia Figuccia -. Un’offesa per i siciliani. Lo Statuto merita maggiore rispetto e le riforme vanno affrontate con competenza e consapevolezza”.

Polemiche a cui Amata ha risposto così: “Fratelli d’Italia è sì un partito sovranista, ma la sovranità a cui guardiamo è quella del popolo, non certo di un centralismo romano dispotico e burattinaio. Roma riteniamo sia e debba essere una matrice in grado di dare una seria guida alle locomotive che, autonomamente, possono e devono seguire un percorso di crescita e sviluppo. Pensiamo a lavorare sinergicamente per uno scopo che sono certa è comune: lo sviluppo della nostra terra”.

Roma, quindi, torna ancora nelle vesti di un superiore da ascoltare e limitare. Proprio come vogliono fare i parlamentari nazionale di Forza Italia – tra cui Giusi Bartolozzi, moglie di Armao – con il disegno di legge presentato da Nino Germanà che vuole fermare i prelievi forzosi dello Stato dalle casse delle province siciliane.

E il Movimento 5 stelle? L’idillio tra i grillini dell’Ars e il governo nazionale fa sì che siano i più inclini a ragionare nell’ottica dell’unità nazionale. Non è solo Giancarlo Cancelleri a incontrare gli agricoltori del Nisseno, ma è Cancelleri accompagnato dal ministro Luigi Di Maio. Roma in questo caso diventa amica e alleata contro un livello ancora superiore: l’Europa. E così via, di livello in livello.

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