Cimiteri per gli amici a quattro zampe: la burocrazia blocca la Sicilia




da newsicilia.it

PALERMO – Partiamo da un dato. In Italia non esiste una legge dello Stato che istituisca cimiteri per gli animali domestici e d’affezione, né tanto meno la possibilità che questi vengano sepolti nella stessa tomba del padrone. È compito delle Regioni provvedere in questo senso, attraverso apposite leggi regionali.

E se la Lombardia ha già approvato il progetto di legge secondo cui cani, gatti, tartarughe e criceti possano venire tumulati nello stesso loculo del padrone, la Sicilia è in alto mare. Motivo? La solita e, a quanto pare, indomabile burocrazia.

Con la legge regionale n. 15/2000 l’Assemblea regionale siciliana ha istituito l’anagrafe canina e ha introdotto norme per la tutela degli animali da affezione e per la prevenzione del randagismo. L’art. 23, in particolare, prevede l’istituzione di cimiteri per animali d’affezione.

Ecco cosa recita:
“1. I comuni, singoli o associati, possono realizzare cimiteri per il seppellimento di animali d’affezione, ossia cani, gatti, criceti, uccelli da gabbia, altri animali domestici di piccola dimensione e cavalli, a condizione che un apposito certificato rilasciato da un medico veterinario escluda il decesso per malattie trasmissibili all’uomo o denunciabili ai sensi del vigente regolamento di polizia veterinaria.
2. La realizzazione dei cimiteri di cui al comma 1 è soggetta a parere preventivo dell’azienda unità sanitaria locale competente per territorio.
3. Il Presidente della Regione adotta, entro sei mesi dall’entrata in vigore della presente legge, apposito regolamento tipo di gestione dei cimiteri per animali d’affezione in conformità al regolamento di polizia veterinaria”.

Ma questo regolamento è intervenuto? Non proprio. La palla è rimbalzata da un ufficio all’altrofino ad oggi, con la conseguenza che, a 19 anni dalla promulgazione della legge regionale, la Sicilia non è ancora dotata di cimiteri per gli animali domestici.

Cani e gatti diventano, dunque, rifiuti speciali. Oppure, nella migliore delle ipotesi, vengono fatti cremare dai loro padroni presso inceneritori privati con dei costi elevatissimi.

Andrebbero istituiti inceneritori comunali pubblici e cimiteri ad hoc, oppure andrebbe consentito che l’animale domestico sia seppellito nella stessa tomba del padrone, seguendo l’esempio della regione Lombardia.

Le soluzioni esistono, ciò che manca è il regolamento che attui una volta per tutte l’art. 23 della legge n. 15/2000.




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