Sicilia, 110mila card ma priorità ad abiti alla moda




di Michele Guccione per lasicilia.it

Palermo. In Sicilia il Reddito di cittadinanza è ormai entrato nella piena operatività e, come era prevedibile, la macchina finora ha potuto concentrarsi solo sul garantire il primo step prefissato, cioè quello di assicurare la più rapida risposta possibile alle istanze e la conseguente erogazione delle card per la spesa; ma di tutto il resto, dalla ricerca di un lavoro per i soggetti beneficiari all’organizzazione dei Comuni per le ore da prestare gratuitamente fino ai controlli contro i “furbetti”, al momento si è potuto approntare poco. È mancato il tempo.

Si sono invece organizzati per tempo i negozi: sono moltissimi, e di tutti i generi, gli esercizi che affiggono cartelli per attrarre i “poveri” dotati di carta carica di soldi da spendere. Cartelli che avvisano circa l’accettazione di pagamento con carta del reddito di cittadinanza. Il fatto è che non si tratta solo di negozi che vendono generi di prima necessità, ma anche detersivi, elettronica, fino ai negozi di abbigliamento.

E le segnalazioni, anche anonime, cominciano ad arrivare dai quartieri popolari, da parte di vicini che lamentano di mamme che, invece di comprare generi alimentari o scarpe per i figli o pagare bollette (cose che dovrebbero essere scontate e avere la priorità in una famiglia “povera”), si vantano di usare la carta per comprare vestiti alla moda. Ignoranza o malafede? E chi controlla? Nessuno.

L’Inps regionale informa che ad oggi in Sicilia il Reddito di cittadinanza è stato richiesto da circa 195mila nuclei familiari. Di queste istanze, circa 110mila sono state accolte, 31mila respinte e altre 54mila sono in lavorazione. Quindi, al momento ci sono in circolazione ben 110mila carte caricate con soldi da spendere.

Il ministero, prima ancora di pensare ad assumere navigator, forse avrebbe dovuto dare priorità al rafforzamento dei controlli assumendo ispettori del lavoro. Al momento l’unica certezza è che l’Agenzia delle entrate dovrà verificare la corrispondenza dei requisiti economici dichiarati e comunicare all’Inps eventuali discordanze o anomalie.

Ma nulla sarebbe stato finora disposto in materia di repressione del lavoro nero. Infatti, nessuno degli enti preposti ha finora ricevuto direttive o ha predisposto piani ispettivi per la ricerca dei lavoratori in nero fra i percettori del Reddito. Quella siciliana è l’unica Regione d’Italia a non avere ancora compiuto, trincerandosi dietro l’autonomia speciale, l’unificazione degli ispettori del lavoro di Regione, Inps e Inail sotto l’Ispettorato nazionale del lavoro. Gli ispettorati della Regione contano su appena 109 unità che, come è noto, dispongono di attrezzature, mezzi e fondi insufficienti per svolgere un’azione capillare. L’Inps in questo quadro rappresenta una “anomalia”: infatti, pur contando su una forza lavoro simile, 104 unità, ha realizzato un’attività ispettiva che ha prodotto risultati superiori al resto d’Italia. Da ultimo, l’evasione contributiva accertata nel primo trimestre di quest’anno è di circa 30 milioni di euro.

Ci sarebbe, dunque, la possibilità di fare scattare subito i controlli sui percettori del Reddito. Ma il problema, spiegano, è che da Roma non sono arrivate direttive. Anzi, gira voce di un’idea ministeriale di affidare questi controlli ai Comuni, che però non hanno personale, competenze e fondi per svolgere questo compito. Se ne saprà di più martedì prossimo, quando a livello nazionale è prevista una riunione con tutte le sedi regionali per fare il punto sulla situazione e sulle strategie da adottare.




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