Porto Empedocle, i migranti e il consenso (di Patrizia Fadda)




Polemiche violente a Porto Empedocle sull’apertura di un centro di accoglienza per minori in centro città.

Non appena si è avuto il sentore dell’arrivo di qualche decina di minori non accompagnati, nel paese marinaro si sono concentrati tutti i mantra dei quali la politica degli ultimi tempi si nutre per ottenere maggior  consenso popolare.

I social media ci danno il polso della popolarità di posizioni che partono da “non sono razzista ma…” , ”io sono cristiano ma…”. Ogni voce fuori dal coro, ogni opinione che tenti di fare un’analisi meno superficiale del problema viene aggredita con ferocia verbale crescente.

La sindaca di Porto Empedocle Ida Carmina ha preso una posizione decisa  contro il centro di accoglienza appoggiando il “moto spontaneo” di un gruppo di commercianti del centro che nel manifesto affisso nelle loro attività invitano le istituzioni “a deliberare contro l’apertura di centri di accoglienza in tutta Porto Empedocle “. La sindaca pare avere una posizione meno rigida ed ha in  più sedi dichiarato che l’ubicazione scelta non sia idonea poiché troppo in centro mentre spostare tutto in una zona periferica e in un locale meno angusto sarebbe una soluzione percorribile.

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[/dropcap]Pare di capire che la motivazione dei commercianti, abbracciata dalla sindaca, sia che un gruppo di 40/50 minori in un edificio del centro abbia un effetto negativo sul commercio locale.
L’economia già in crisi della cittadina, a loro detta,  subirebbe, con questa presenza, un danno irreparabile. I ragazzi migranti rappresenterebbero dunque la pietra tombale per la vocazione turistica “marinisi” , peggio dell’emergenza igienico sanitario, peggio dei rifiuti sparsi in città, peggio dei topi e delle blatte, peggio del pizzo imposto dalla mafia per anni, peggio della politica locale che da tempo immemorabile lucra sui destini del paese cambiando volti e generazioni ma restando sempre uguale a se stessa. Questa stessa  vecchia politica ha capito che può riciclarsi, ritrovare una verginità persa agli occhi dell’elettorato canalizzando sugli immigrati le nostre disperazioni delle quali loro e solo loro sono responsabili. Mezze figure di paese che nel passato hanno avuto velleità politiche al soldo del miglior offerente oggi si ergono a paladini della giustizia, senza macchia e senza paura contro 43 ragazzini.

C’è un altro spauracchio  all’orizzonte dell’accoglienza. I minori non sarebbero proprio minori. Spesso infatti i ragazzi che sbarcano sulle nostre coste mentono sulla loro età sia in eccesso che in difetto, nel primo caso dichiarano più di 18 anni per non essere separati dagli amici o parenti adulti, nel secondo caso si fingono più giovani per ottenere i benefici dello status. In assenza di documenti l’ accertamento dell’età anagrafica è molto complesso, altro è l’età biologica deducibile dall’osservazione medica basata su precisi parametri. In sostanza un diciottenne può avere l’età biologica di un quindicenne e viceversa ma un giovane di 25 anni è un po’ più difficile che possa passare agli occhi esperti di un medico come un minore. In una dichiarazione ferragostana la sindaca, mettendo in dubbio l’età minore degli ospiti del centro, dichiara  che si tratta di omoni di due metri, in piena adolescenza proprio di fronte alla scuola media dove passano le ragazzine di 13 anni. L’immaginario sollecitato è quello dei manifesti xenofobi del ventennio con l’aggravante che a pronunciare queste parole, a suscitare paure infondate è una sindaca, cattolica e insegnante. Le nostre scuole sono piene di giovanotti alti, talvolta non minori e in piena tempesta ormonale e non mi pare che al passaggio delle compagne siano presi da raptus incontrollabili. Ragazzi nei pressi di una scuola? A me pare una collocazione naturale! Ci sono pub, distributori di bevande, sale giochi, macchinette mangia soldi e chissà quali altri schifezze vicino alle nostre scuole e non si è mai sollevata una voce contraria!

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[/dropcap]Queste motivazioni, il danno economico, l’età reale dei ragazzi e la loro esuberanza sessuale, sono state addotte prima di vederli, di conoscere le loro storie, di pensare a progetti e iniziative che li avvicinassero alla città. C’è un pregiudizio basato sulla loro provenienza, la paura di chi è straniero, di chi non si conosce e non si fa alcun tentativo per conoscerlo. Nel mio dizionario pregiudizio e xenofobia sono sinonimi di razzismo.

La violenza verbale contro questi giovani non si ferma, soprattutto sui social media. I  toni sono inaccettabili e un rappresentante delle istituzioni dovrebbe prenderne le distanze e intervenire affinché non si passi dalle parole ai fatti. Al momento non immagino ci sia la possibilità per i ragazzi di uscire dalla casa che li ospita per fare un giro della città, per orientarsi nel territorio, credo rischino il linciaggio. Già alcuni episodi inquietanti ai danni del centro, degli operatori del centro e di un commerciante anti-migranti rappresentano più di un allarme. Bisogna intervenire a calmare le acque immediatamente perché in caso di disordini ci sarebbe poco da dichiarare “non sono razzista ma…” . Ci sarebbe  tutta la responsabilità di un amministrazione incapace di guardare oltre l’immediato, di progettare soluzioni, di mediare tra le varie spinte.

Oggi, che la sindaca lo voglia o no, che i commercianti lo vogliano o no, 43 giovani ragazzi sono in città e con questo dobbiamo confrontarci. Mentre la politica combatte, con tutte le proprie forze, per trasferirli altrove non si può far finta che non ci siano né si può continuare a soffiare sul fuoco. Bisogna chiamare a raccolta tutte le forze positive del paese a cominciare dai giovani. Sarebbe una buona idea se gruppi di ragazzi e ragazze, gli scout per esempio, organizzassero delle visite al centro e magari una passeggiata con gli ospiti. Si potrebbero coinvolgere le famiglie, il volontariato, la chiesa e tutte le energie positive di cui porto Empedocle è capace. Perché non si ha paura di quello che si conosce.

La miopia di amministratori biologicamente giovani ma vecchi nella ricerca della soluzione ai problemi, stride con le spinte innovative dei nostri ragazzi che vogliono conoscere, che hanno curiosità di confrontarsi, che non ci comprendono. Mi piace concludere citando il post di una nostra giovane concittadina che riporta tutto su un piano di umanità e solidarietà reciproca.

Siete certi di essere idonei a progettare il futuro per lei?

“a 15 anni mi rendo conto di vivere in un paese stupido in se e per se.

C’è chi protesta, chi fa l’incazzato, chi mette la locandina fuori dalla sua attività commerciale contro dei ragazzi, dei ragazzi come me, anzi, un po’ più sfortunati, che mi insegnano a capire l’importanza di un sorriso, della famiglia, che non hanno nulla ma si accontentano di tutto… Nessuno vorrebbe venire a Porto Empedocle, perché siamo i primi noi a criticarlo.. invece loro sono felici, anche di Porto Empedocle. Penso che nessuno vorrebbe andare via da casa a causa di guerre, nessuno vorrebbe essere posto davanti ad una decisione del genere: “Vuoi stare qui e morire, o preferisci scappare ma vivere?” i tramonti africani, il panorama, la natura, i colori dell’Africa, non possono essere paragonati a Porto Empedocle, intanto loro si accontentano, a loro va bene così.

Mi piacerebbe vivere in un paese in cui un africano possa amare una siciliana e viceversa, vorrei che uno di loro fosse mio compagno di banco, o il mio migliore amico.

Siamo uguali, abbiamo lo stesso sangue e lo stesso cuore.

Un centro di accoglienza vicino casa mia, non posso che essere contentissima.”

 

“Siamo dello stesso sangue fratellino, tu ed io”

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