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Di Maio e Salvini “bruciano” dieci possibili premier. E spunta il nome di Tremonti di P. E. Russo

Redazione SikeliaNews 14 maggio 2018 0
Di Maio e Salvini “bruciano” dieci possibili premier. E spunta il nome di Tremonti di P. E. Russo








Il leader dei Cinquestelle e quello della Lega si incontrano tre volte nel corso di una sola giornata, provano a seminare i cronisti nascondendosi primo nello studio di un commercialista e poi in un hotel del centro, ma faticano a trovare la quadra sul premier da indicare oggi al Presidente della Repubblica. Di Maio rinuncia ad essere lui, ma non vuole Giorgetti e prova a piazzargli come vice il “suo” Fraccaro. “Non sarà un tecnico, ma un politico di altissimo livello”, annunciano. Ma al Colle non hanno nessuna anticipazione e temono sia un bluff. Tabellini e Colomban si chiamano fuori, Maroni non va bene al M5s, spunta il nome di Sapelli, ma si fa strada anche l’ipotesi Tremonti

di Paolo Emilio Russo, giornalista parlamentare

Per sapere quando e come ci sarà un governo, bisogna fare come per il calciomercato: inseguire i protagonisti delle “trattative” nei loro tour tra uffici e grandi alberghi di Milano con il rischio di venire depistati dai protagonisti. Così, alle 21:30 Luigi Di Maio e Matteo Salvini erano nello studio da commercialista del deputato Stefano Buffagni, braccio destro di Davide Casaleggio, nel pieno centro di Milano. Poi la riunione si è spostata, fino a oltre le 23:30, in un luogo  ancora più riservato, all’Hotel President.  Per fare la quadra non erano  bastati né gli altri due incontri bilaterali della giornata – il primo al Pirellone, il secondo sempre lì, in un luogo scelto per seminare i cronisti – né le cinque ore di “tavolo tecnico” per individuare il nome del prossimo Presidente del Consiglio. Hanno chiamato il Quirinale per chiedere qualche ora di “extra time” rispetto alla scadenza che era stata fissata per ieri, hanno chiesto un appuntamento per questa mattina, ma ancora il jolly da giocare non ce l’avevano.

Sembra incredibile, ma a bloccare la nascita dell’esecutivo “del cambiamento”, quello che, secondo Di Maio, “cambierà la storia”, quello “giallo verde”, è la difficoltà di trovare il profilo di un premier che possa avere il gradimento di entrambi contraenti del patto. Una figura che possa essere considerata non ostile da Forza Italia – che sarà obiettivamente più della ruota di scorta della nuova maggioranza, come forse Salvini e Di Maio avevano immaginato prima della riabilitazione di Berlusconi – e, soprattutto, che vada bene al Presidente della Repubblica.

Dopo giorni di forcing, il deputato di Pomigliano d’Arco si è arreso al fatto che il premier non sarà lui. “Sarà una figura terza di “altissimo profilo”. Non sarà un tecnico perchè avrà una fisionomia politica, “espressione di un governo con un programma politico e due capi politici”, hanno scritto in una nota, passata alla stampa, i Cinquestelle seduti attorno al tavolo, quasi a voler giustificare la retromarcia del loro leader.

Sul foglietto che il capo politico dei pentastellati ha tenuto sempre con sé nella tasca interna della giacca – e che non toglie nemmeno quando pranza a casa coi genitori -, ieri mattina c’erano almeno una decina di nomi, come quelli dell’ex rettore della Bocconi Guido Tabellini e dell’ex assessore alle Partecipate del Comune di Roma Massimo Colomban. Matteo Salvini però glieli ha cassati praticamente tutti, bollandoli come “troppo simili a Mario Monti, a quell’idea di ‘tecnico’ che agli italiani fa schifo”.

I padani hanno stoppato anche il banchiere Franco Bernabè e Giovanni Maria Flick, ex ministro della Giustizia e già presidente della Corte costituzionale, che pure si era detto “allergico ai contratti di governo”.  Ai pentastellati invece non sembravano sufficientemente “nuovi” e “di rottura” – et pour cause – un uomo di grande esperienza come l’ex superministro dell’Economia Giulio Tremonti e l’ex commissario europeo Franco Frattini, mentre sul profilo di Roberto Maroni pende l’ombra di una – sia pur piccola – grana giudiziaria. Ecco perché in serata sono tornate a volare le quotazioni del braccio destro di un leader politico e dell’altro, cioè di Giancarlo Giorgetti e di Riccardo Fraccaro.  Il primo sarebbe certamente la soluzione più gradita al Cavaliere. I due candidati potrebbero anzi costituire un ticket, ma i pentastellati temono che la vicinanza di Giorgetti con i forzisti possa condizionare l’agenda del nuovo esecutivo.  Di Maio avrebbe rilanciato facendo il nome del suo consigliere Vincenzo Spadafora, in passato Garante per l’Infanzia e stimato a sinistra come a destra, o, in alternativa, quello dello storico ed economista Giulio Sapelli.

Il nuovo premier? “E’ un nome nuovo e resterà coperto fino a quando saliremo al Colle”, giurava a notte fonda un leghista.  “Una rosa di nomi? E che dobbiamo fare, un squadra di calcio? Porteremo un nome solo”, ha confermato il segretario della Lega. Forse si tratta di un bluff o forse no. Magari una mossa per tranquillizzare il Quirinale, da cui continuano ad arrivare segnali di insofferenza per il protrarsi delle trattative.

Raggiunto un accordo di massima sul programma, infatti, i due segretari hanno deciso di chiamare il Segretario generale del Quirinale per chiedere udienza per questa mattina. “Siamo pronti”, ha comunicato Di Maio, con a fianco Salvini. La telefonata sarebbe stata brevissima: 23 secondi. Il tutto mentre il Capo dello Stato era impegnato ad ascoltare un concerto al Quirinale organizzato per celebrare i settant’anni dello Stato di Israele.

Nessuna anticipazione è venuta sul profilo del premier che sarà proposto a Sergio Mattarella e questo silenzio ha creato non poco allarme. In realtà, a riprova del fatto che i nodi non erano del tutto sciolti, “La trattativa va avanti ad oltranza”, filtrava dalla cerchia ristretta del leader della Lega quando ormai era notte fonda.  Quando era l’una, il capo politico dei Cinquestelle ha concesso una battuta ai giornalisti. “L’incontro con Salvini è andato bene: è servito a rifinire gli ultimi dettagli di questo governo”. Sui nomi girati e, in particolare, su quello dell’ex ministro dell’Economia Tremonti nessuna concessione. “Domani andiamo al Colle, lo spero, ci deve convocare il Presidente”.

La ricerca di un’intesa sul programma, invece, era proceduta in maniera più spedita. Almeno quello potrebbe arrivare al Quirinale completo e condiviso. Prevede moltissime spese: per il reddito dicittadinanza senza scadenze ma previa revisione dei centri per l’impiego, per l’introduzione della flat tax (con due aliquote), per una riforma delle pensioni che modifichi la legge Fornero, con una spesa di cinque miliardi. In più, ci sarebbero la nomina di un Ministero per le Disabilità e di uno per il Turismo (che, in realtà, era già stato istituito con l’ultimo governo Berlusconi) e la gratuità degli asilo  nido, Infine, Iva zero sui prodotti per l’infanzia, ma anche salario orario minimo e ristrutturazione della rete idrica. Il punto che ha creato maggiori problemi è quello che riguarda l’emergenza migratoria: il M5S abbozza sulla proposta di abolizione del reato di clandestinità, ma la Lega chiede anche il registro degli imam. Spetterà al premier incaricato “impersonificare” questo progetto di governo.

Scelto il nome, terminato l’ultimo giro di consultazioni, il Capo dello Stato – già domani – potrebbe riservarsi, come vuole la consuetudine, una pausa di riflessione prendendosi qualche ora per pensare ed, eventualmente, per ascoltare i presidenti delle Camere o i Senatori a vita. Dal Colle segnalano che l’unica “finestra” libera per sciogliere la riserva è quella di martedì pomeriggio, dal momento che Sergio Mattarella la mattina sarà impegnato a Genova per una visita all’Istituto “Giannina Gaslini”. Domani pomeriggio il premier incaricato potrebbe presentare la lista dei ministri – che è stata compilata però dal duo Di Maio-Salvini – per poi giurare nelle mani del Presidente. Mercoledì potrebbe svolgersi la cerimonia della Campanella a Palazzo Chigi, cioè il passaggio di consegne con l’attuale inquilino, Paolo Gentiloni, che, da quel momento, non sarà più in carica nemmeno per il disbrigo degli affari correnti. Salvo intoppi, dunque, secondo questa road map, la settimana prossima potrebbe vedere il voto di fiducia, prima in Senato  e poi alla Camera.

Di Maio e Salvini, i veti incrociati “bruciano” dieci possibili premier

Il leader dei Cinquestelle e quello della Lega si incontrano tre volte nel corso di una sola giornata, provano a seminare i cronisti nascondendosi primo nello studio di un commercialista  e poi in un hotel del centro, ma faticano a trovare la quadra sul premier da indicare oggi al Presidente della Repubblica. Di Maio rinuncia ad essere lui, ma non vuole Giorgetti e prova a piazzargli come vice il “suo” Fraccaro. “Non sarà un tecnico, ma un politico di altissimo livello”, annunciano. Ma al Colle non hanno nessuna anticipazione e temono sia un bluff. Tabellini e Colomban si chiamano fuori, Tremonti e Maroni non vanno bene al M5s, spunta il nome di Sapelli.




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