Crocetta vittima dei vigili urbani

Nonostante il mercato dell’automobile faccia registrare un “+14,8%” nel mese di giugno, nel mese di luglio, nel regno dei paradossi, sembrerebbe che la vecchia piaga del “traffico” in Sicilia abbia ceduto il passo a quella nuova dei “vigili urbani”, categoria maestra nell’arte del bello e cattivo tempo.

 img1024-700_dettaglio2_Matteo-Tutino-twitterI fatti: giovedì 16 luglio esce la deflagrante anticipazione di un’inchiesta de l’Espresso firmata Piero Messina e Maurizio Zoppi, e che porta alla luce una telefonata intercettata tra il presidente della regione Sicilia Rosario Crocetta ed il suo medico personale, quel Matteo Tutino già direttore dell’unità di Chirurgia Plastica dell’ospedale Villa Sofia di Palermo e da qualche settimana agli arresti con una sfilza di accuse a carico che vanno dal peculato alla truffa. Il passaggio incriminato ha come oggetto la infelice frase “Lucia Borsellino va fatta fuori come il padre”, che il medico avrebbe pronunciato al presidente il quale, stando alla “contestazione” dei vigili urbani, sarebbe reo di non aver fatto una piega davanti a tale bestialità, (non) rispondendo con un silenzio. Lucia Borsellino è la figlia del magistrato Paolo, ma in questa storia è soprattutto lo snodo politico cruciale, essendo fresca di dimissioni da assessore alla Sanità della giunta Crocetta dopo l’arresto dello stesso Tutino.

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Con la Borsellino che ci aveva provato a sistemare un settore delicatissimo come quello della sanità in Sicilia, dopo questo arresto la misura era colma ed era una naturale conseguenza sfilarsi. Ammesso e non concesso che l’intercettazione ci sia, il pezzo de l’Espresso, che per la verità nella sua interezza del numero di venerdì 17 luglio non aggiunge nulla alle anticipazioni “clamorose” del giorno prima, è stato al centro di un ping pong tra il settimanale e la procura di Palermo, con gli inquirenti che dicono “agli atti non vi è traccia di una frase di questo tenore”, mentre la direzione del settimanale conferma l’esistenza dell’intercettazione, segretata, e rilevata non dai carabinieri dei Nas i quali hanno fatto il “lavoro” per quanto riguarda le indagini della procura, ma pare dalla Finanza e che farebbe parte di un altro filone. Allo stato attuale la matassa è ancora, in questo senso, da sbrogliare. A tutto questo si aggiunge un piccolo giallo: Piero Messina, il giornalista che ha firmato l’inchiesta, negli anni 2000 è stato è stato nei quadri della regione in quanto addetto stampa del gruppo UDC prima e poi della presidenza quando a capo della regione c’era Raffaele Lombardo. All’insediamento di Crocetta, Messina è rimasto coinvolto in una nebulosa vicenda di licenziamento. Sull’altro fronte, il Pd siciliano si frega le mani e non vuole farsi sfuggire l’occasione di fare la pelle a Crocetta, ormai sulla graticola da tempo. In tutto questo, alcuni come Beppe Grillo urlano nel caos del traffico aggiungendo caos a caos.

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Crocetta, impedito, ha lasciato la macchina in seconda fila, ed è scattata subito la contravvenzione. Quando ci si lamenta del traffico, e ci sono altri ad intasarlo ulteriormente, gli stessi vigili si limitano ad avvertirlo amichevolmente. La Borsellino è rimasta, suo malgrado, imbottigliata nel traffico mentre nel frattempo attraverso il finestrino porta a casa la paraculata della solidarietà dei vigili. E’ così che funziona, in Sicilia.

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