San Giovanni Gemini, vile raid vandalico distrutta targa alle donne vittime di violenza




Di FRANCESCA M. MAGRÌ per “La Sicilia”

SAN GIOVANNI GEMINI. Ha suscitato molta indignazione il vile gesto compiuto da ignoti che, nella notte tra sabato e domenica scorsi, hanno distrutto la targa dedicata alle donne vittime di violenza. La targa, che si trova in viale Dionisio Alessi, è stata inaugurata nel novembre del 2015. Questa la scritta che si legge sulla targa: “In memoria di tutte le donne vittime di femminicidio affinché rimangano sempre vive la coscienza e la civiltà”. Il ritrovamento della targa sfregiata è avvenuto domenica mattina da parte di alcuni cittadini che passavano di li, i quali hanno subito avvisato i Carabinieri del comando di Cammarata, che stanno indagando sull’accaduto per risalire agli autori di questo gesto vandalico. “L’ autore del gesto – ha commentato Olga Mangiapane, membro del comitato spontaneo che ha promosso l’istallazione della targa – ha oltraggiato un’intera comunità, ha “violentato” tutte le migliaia di donne e di uomini che hanno creduto e che credono in una società migliore, una società senza violenza e che crede che il rispetto verso le persone passa anche attraverso le a-zioni”. Il sindaco di San Giovanni, Carmelo Panepinto, venuto subito a conoscenza dell’accaduto, ha dichiarato: “In una società civile va condivisa la contrarietà contro ogni forma di violenza, il vile gesto che ha colpito un simbolo del percorso di civiltà che caratterizza la comunità sangiovannese non può e non deve passare inosservato. La targa riporta le parole coscienza e civiltà, non consentiamo a nessuno di negare due conquiste che ci appartengono. Tutti assieme possiamo farlo. Troviamo i colpevoli.” Allo stesso modo anche il sindaco di Cammarata, Vincenzo Giambrone, ha avuto parole di denuncia contro questo gesto: “Spiace assai assistere a questi atti vandalici che non depongono bene per le nostre comunità. Spero che venga individuato e punito l’autore di siffatto incivile comportamento”. Entrambe le comunità, infatti, sperano che al più presto possano essere individuati i colpevoli.

 




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