Cocò torna alla casa del Padre

coco-1Lui, Cocò, avrebbe detto alla casa del “Principale”, perché era una anima buona e semplice ma aveva le idee chiare, soprattutto in materia di fede.

Per lui, giustamente, solo Dio era il Principale e noi, tutti, umili servi.

Cocò era un uomo di grande fede e non aveva paura a deridere garbatamente chi cercava le prime file, gli onori terreni e la vanagloria, ripeteva a se stesso e a noi tutti: “ama il prossimo tuo come te stesso” e poi si chiedeva chi fosse il prossimo suo ed aggiungeva che ognuno era prossimo perché a prescindere dalle ricchezze terrene davanti a Dio siamo tutti poveri, anticipando, e di molto, Papa Francesco col suo “il sudario non ha tasche”.

Generazioni di giovani lo hanno conosciuto ed amato per la sua semplicità, disponibilità e serenità, per quel carattere che ci faceva sempre chiedere “ma come fa Cocò ad essere cosi sereno?” Perché Calogero non ha avuto una vita facile, malattie ed infortuni lo hanno segnato, una situazione familiare che lo portava ad accudire i suoi, cosa che fece sempre con amore e dedizione e sempre col sorriso serafico di chi possedeva una fede genuina e solida.

Grande ed instancabile lavoratore, in Matrice  non c’era opera che gli facesse paura, anche il lavoro più complicato e difficile per lui era un’impresa da portare a termine a maggior gloria di Dio, considerava la Chiesa Madre come la sua seconda casa, ne conosceva ogni remoto posto e se volevi piantare un chiodo senza Cocò non ci saresti riuscito.

Sempre pronto ad aiutare gli amici e a prestare la sua opera anche nelle cose più grandi, è bene che i giovani di oggi sappiano che l’Oratorio San Filippo Neri (Purgatorio) è opera di Calogero che, aiutato da volenterosi ragazzini di A.C.R. e dai loro genitori trasformò, un rudere in quel bel locale che oggi possiamo vedere e di cui la Parrocchia può servirsi per le attività pastorali.

Non c’è stato Comitato che non avesse in Cocò il suo punto di riferimento pronto ad ogni sforzo per la buona riuscita dei festeggiamenti dei Santi, ma quel che faceva amare Calogero era il suo modo di parlare, il modo in cui riusciva a fare riflettere e non era raro che mentre faceva qualche lavoretto ti regalasse una perla di saggezza tratta dal Vangelo e il modo dolce e convinto con cui ti parlava ti lasciava capire che la sua era fede, forse genuina, semplice ma Fede convinta e condita dall’aspetto più raro… la capacità di perdonare!

Cocò era una persona semplice, amorevole e incline al perdono, non si curava di chi provava a fare il furbo con lui, perché sapeva che gli sarebbe bastato un sorriso e una massima evangelica per mettere ognuno al suo posto, perché era un semplice ma di una intelligenza acuta.

Gli ultimi anni della sua vita sono stati particolarmente travagliati a causa della salute malferma, a volte sembrava stanco di lottare ma erano solo attimi perché poco dopo ritrovava il suo sorriso e la sua voglia di vivere, in questo aiutato dai tanti amici che amorevolmente lo hanno assistito fino all’ultimo istante

Oggi saranno in tanti a partecipare al funerale, previsto in Chiesa Madre alle 15,30, pensando che Cocò raggiunge con gioia la casa del Padre, si presenterà al Trono dell’Altissimo e saluterà con un sorriso il suo Principale, certo di aver fatto sulla terra il volere di Dio e pronto al suo nuovo compito in paradiso.

Di fronte alla morte di un buono ci si chiede sempre perché proprio lui, ma questa volta la risposta la conosco, siamo vicini al Santo Natale e il Buon Dio chiederà a Cocò di realizzare il Presepe celeste dicendogli: “Mittitici i pupiddri ca i vunnu i picciliddri” e poi, nella sua infinità bontà metterà Calogero tra gli angeli più belli.

2 thoughts on “Cocò torna alla casa del Padre

  1. Bell’articolo questo, Coco’ se lo merita tutto, e’ un brutto periodo per la nostra comunita’ che pian piano come una margherita si spoglia dei suoi bei petali quando arriva il momento, Casteltermini ha perso in un anno tanti suoi bei petali, Coco’ era l’amico di tanti, che risate in passato, nelle cene con gli amici della parrocchia, ho avuto da ragazzo pure la fortuna di lavorare con lui, ed e’ sempre stato buono in qualsiasi occasione e che dire di tanti palloncini e petali di rose da lui gettati ai tanti sposi benedetti dalla chiesa Madre, compreso il mio matrimonio, Coco’ ,rischiava salendo su in alto ed accontentava le richieste degli sposi. Presente in tutti i comitati della parrocchia, ad aiutare i volontari ad allestire la vara, prima dopo e durante ogni festa. Oggi e’ stato “bello” paradossalmente essere al suo funerale, persino le campane a festa all’uscita tra i tanti applausi a salutare Coco’, a sentire dall’ Arciprete, da Fra Gaetano Morreale, da Serena,da Rosetta e da Gaetano Bellino parole non nuove per tutti noi, ma, intense e piene di amore fraterno, parole reali vere e giuste. Complimenti a tutti coloro che gli sono stati vicino sino ad oggi, Toto’ Licata, Piero Buscaglia con Rosetta e Massimo Abinante. Mi piacerebbe un giorno ricordare Coco’ assieme ad altri amici che sono in Paradiso con qualche evento in chiesa o all’oratorio, lo chiederò a Coco’ qualche volta nelle preghiere,chi lo sa’? lui trovava la soluzione a tutto, figuriamoci a questa. A presto Coco’ Lago.

  2. Francesco, vglio solo dirti che hai scritto un articolo toccante, come quello fatto per il compianto Carmelo Licata. Chapeau.

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