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Addio a Gai Bennici (di Melo Sardo)

Carmelo Sardo 18 agosto 2016 2
Addio a Gai Bennici (di Melo Sardo)




Quando qualche giorno fa sono venuto a conoscenza delle cattive condizioni di salute di Gai Bennici non pensavo comunque ad un epilogo tragico che sarebbe arrivato in così poco tempo. Ecco perché la morte di Gai Bennici è il classico fulmine a ciel sereno. Inevitabilmente, dopo lo stupore ed il cordoglio del primissimo momento le emozioni si accavallano, i ricordi riaffiorano, e ritornano suoni, volti, situazioni.



Conobbi Gai Bennici, per caso, una sera d’estate di qualche anno fa; di inizio millennio, sarà stato il 2000/2001 o giù di lì. Lui suonava al chiosco della villa comunale, mentre noi eravamo al Caffè Europa (al tempo della gestione Granata) per assistere all’esibizione di un gruppo di amici. Tra una birra e l’altra, ad un certo punto della serata proposi all’amico Toto’ di fare comunque un salto giù alla villa per vedere un po’ cosa ci fosse in programma; e, saliti in sella allo scooter, fatta appena la via Don Luigi Sturzo, in prossimità dello zio Ciccio cominciammo a sentire indistintamente delle note di blues (era ”Mannish Boy”) provenire dalla villa. Una folgorazione per noi, che proprio in quegli anni ci svezzavamo a suon di rock classico e pertanto anche di blues. Decidemmo di restare lì, con buona pace del gruppo dei nostri amici, perché l’occasione di sentire del blues dal vivo a Casteltermini era troppo ghiotta per lasciarsela sfuggire. Tuttavia, una toccata e fuga la facemmo comunque al Caffè Europa sull’onda dell’entusiasmo di ciò che stavamo sentendo: era per parlare di questo straordinario chitarrista – di cui non conoscevamo ancora il nome – a Dario Granata, proponendogli di scritturarlo per il suo locale.

GAI COPO

Dario accolse con favore le nostre parole, chiedendoci di portarlo nel suo locale a bere qualcosa una volta finito di suonare alla villa, cosicché da avere un primo approccio. Scendemmo nuovamente alla villa; ci gustammo il resto dello spettacolo e alla fine ci avvicinammo per scambiare quattro chiacchiere. Bennici restò sinceramente entusiasta dell’interesse che questi due ragazzini avevano per la sua musica. Parlammo, ovviamente, soprattutto del nostro idolo comune, ovvero Stevie Ray Vaughan. Ci omaggiò anche con due manifesti dei suoi spettacoli che teneva sui sedili posteriori della sua macchina parcheggiata sul lato della scuola elementare; manifesto che io appesi con orgoglio nella mia camera tra un poster dei Led Zeppelin ed uno con un albero genealogico del rock, allegato alla rivista ”Rockstar”. Qualche tempo dopo, proprio al Caffè Europa, dove intanto Bennici era diventato di casa, restituii l’omaggio con un biglietto dopo un concerto di B.B. King a Catania. Non ho memoria del Bennici ”pre-villa” a Casteltermini, ma dopo quel nostro piccolo ”incentivo” la sua figura diventò familiare per il nostro centro. Ricordo un manipolo di affezionati delle serate al Caffè Europa: Michele, Cinzia e Massimo. Dunque, per Bennici, il passo verso il Tatarata’s che avrebbe aperto i battenti da lì a poco sarebbe stato breve. Noi nel frattempo crescevamo, l’amico Toto’, l’amico Rino, l’amico  Carmelo, quel gruppetto votato alla causa del rock blues di vaughaniana memoria. Poi mi trasferii, ma attraverso i filmati di youtube non persi mai di vista questo chitarrista che tanto mi aveva entusiasmato da ragazzino. Fino all’ultima volta che ci siamo visti, nel 2012,  in occasione di un mio ritorno in paese, e con lui che suonava nel pub di Dario e Giancarlo. Finimmo a ballare sui tavoli, ed io dietro al microfono cimentandomi in una infuocata ”Roadhouse Blues” dei Doors. Ci divertimmo, e fu una festa per tutti. Questo è l’ultimo ricordo che ho di Gai Bennici. Quando anni fa frequentavo il Pistoia Blues Festival, lì nella piazza duomo della cittadina toscana non era raro che un pensiero mi sfiorasse la mente: ”sarebbe bello vederlo qui su questo palco Gai; non sfigurerebbe per niente”. Ci mancherà. Un abbraccio alla famiglia e a chi gli ha voluto bene.




2 commenti »

  1. Vanessa Scarnà 22 agosto 2016 alle 16:57 -

    Melo mi hai portata indietro negli anni, credo che anche Gai si sarebbe emozionato per queste parole!

  2. Manuel 22 giugno 2018 alle 1:16 -

    Stasera ,dopo tanti anni, ho partecipato ad una serata blues in provincia di Reggio Emilia dove vivo da 12 anni,mi è tornato in mente colui che mi inoculò il virus del blues.Cerco su Internet e scopro con immenso dolore che Gai non c’è più.Un velo di tristezza mi scende e comincio a cercare su Youtube i suoi video:me li sciroppo tutti e scaravolto tutti i cd alla ricerca del suo,lo trovo e mi addormento sulle sue magiche note.
    Buona notte Gai,riposa in Santa pace e grazie per avermi dato la possibilità di ascoltarti dal vivo a Valledolmo e Cammarata.

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