La scuola (e le parole…) ai tempi di Renzi

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Da settimane, mesi ormai, le voci sui numeri del decreto detto La Buona Scuola si susseguono e si contraddicono a vicenda  su media e  web. Il tutto a discapito delle coronarie di chi è direttamente coinvolto: i docenti.

Dire docenti è una parola! Di ruolo, precari, inseriti nelle graduatorie provinciali, di terza fascia, di seconda, idonei al concorso… è un marasma di tecnicismi che mette i docenti uno contro l’altro facendo perdere di vista  il bene comune, la scuola pubblica.

La Buona Scuola, cosi come l’abbiamo discussa nell’autunno appena passato, proclama come centrale la figura del docente,  la restituzione della dignità e del valore sociale dello stesso, una scuola moderna, tutti in ruolo, meritocrazia, fine dell’umiliazione del precariato …

Tutto bello!

 la-buona-scuola-siamo-noiEppure i gruppi di lavoro nelle scuole, i collegi dei docenti di tutta Italia, i sindacati, hanno inviato al Ministero documenti e considerazioni negative sul progetto Buona Scuola. Allo stesso modo hanno risposto i collettivi e le organizzazioni studentesche.  Insomma la consultazione ha avuto l’esito di una sonora bocciatura per la riforma renziana!

Che cosa contestano i docenti e gli studenti? Perché le belle parole del documento di riforma della scuola, e del governo Renzi non convincono nella sostanza chi quei farraginosi tecnicismi li conosce? Chi non riesce e non può calare nella realtà della propria scuola, dove ogni giorno opera, i giochi di prestigio della propaganda politica?

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Partiamo dal termine riforma. Da almeno 20 anni, tutte le volte che si effettuano tagli nella scuola, gli stessi vengono truccati da riforma, basta deviare l’attenzione dell’opinione pubblica su crocifissi in classe, e grembiulini che un taglio da 8,5 mld di euro diventa Riforma della scuola. Prima che si innescasse questo meccanismo perverso, le riforme partivano dalle sperimentazioni dal basso. Sperimentazioni vere, con obiettivi  condivisi dagli organi di democrazia della scuola e non pilotati da enti esterni con interessi economici e politici precisi, che nulla hanno a che vedere con la didattica sul campo. Cosi è nato il modulo alla scuola primaria, del quale è stato fatto scempio a discapito del prestigio internazionale di questo ordine di scuola.

Galline

La Buona Scuola non parla di didattica, e come potrebbe? Quale modernità, quale innovazione, quale dignità per docenti e allievi che lavorano in classi che crollano, stretti come galline ovaiole in gabbie di batteria che lasciano appena lo spazio per muoversi? Quale inclusione, quale rispetto per le diversità, TUTTE le diversità, se un solo insegnante in una classe in media di 25 alunni deve intervenire individualmente e in modo efficace su ogni bisogno educativo? Perché ogni alunno ha bisogni educativi speciali se non vogliamo (e non dobbiamo) considerare la possibilità che esista la “normalità”.

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Perché il primo passo del governo, se davvero avesse voluto restituire centralità all’istruzione, non è stato la semplice abrogazione del decreto Gelmini  e delle norme che hanno determinato i tagli lineari di cui oggi si parla con incolpevole, nonché ipocrita, disgusto? Non sarebbe stato più semplice ripristinare un tetto massimo di alunni per classe, il tempo prolungato, le compresenze, il modulo alla primaria? Si sappiamo che costa 8,5 mld di euro ma … ma non era il primo governo che investe sulla scuola?

Risolvere il precariato? Basta coprire, come gridiamo da anni, TUTTI i posti disponibili che tornerebbero ad essere 150.000, come prima dei tagli! Da lì si potrebbe ripartire con una didattica nuova e con le sperimentazioni dal basso, perché non si stava meglio quando si stava peggio.  Non sono necessari i giochi di prestigio! A meno che…

L'Italia cambia verso

A meno che la dignità dei docenti e il loro ruolo sociale non significhino testa bassa e capo chino ai dettami del governo, altrimenti non si comprenderebbe l’episodio dello scorso 22 Febbraio a Roma, giorno del  1 compleanno del governo Renzi. La festa  in quell’occasione l’hanno fatta ai docenti, che avrebbero voluto consegnare al premier un documento con il quale spiegavano i motivi della protesta, ma sono stati respinti dalla polizia e identificati, manco fossero hooligans ubriachi a devastare monumenti  in giro per Roma … ma forse questo non è l’esempio giusto… All’interno dei locali di Via Nazionale sono stati invece accettati alcuni docenti, gli stessi che hanno levato gli scudi contro una collega che voleva fare una domanda, una mozione. Docenti  allineati alla Buona Scuola: è questo che si intende per dignità?

A meno che modernità non significhi, per il governo, abdicare dal ruolo di erogatore di servizi per la scuola di ogni ordine e grado, di sorveglianza e vigilanza degli stessi, in favore di non ben identificati privati, che interverranno (e già lo fanno) nella didattica, nella formazione dei nostri ragazzi e prepotentemente nella società del futuro. Il dubbio più atroce è che la modernità cosi pensata si trasformi in elemento di discriminazione sociale per quegli istituti scolastici che insistono in quartieri e città dove la presenza di attività produttive, in grado di investire sulla scuola, sono poche o inesistenti.

Io protesto

A meno che le immissioni in ruolo non siano un dovere al quale il governo non può sottrarsi vista la sentenza della corte Europea che decreta come “lo Stato italiano non può esimersi dall’osservanza dell’obbligo di prevedere una misura adeguata per sanzionare debitamente il ricorso abusivo a una successione di contratti di lavoro a tempo determinato”.

A meno che la bellissima parola meritocrazia non diventi fango in bocca a chi non sa cosa sia, non essendosi guadagnato nulla nella vita, a meno che, a conti fatti, l’eliminazione della “noia degli scatti di anzianità” non serva a foraggiare le nuove assunzioni.

E’ di stamattina la notizia che la pubblicazione del decreto è rimandata al 3 Marzo, a nome del governo lo comunica l’On. Coscia (PD) che aggiunge:  “Abbiamo lavorato sul fabbisogno e cioè di quanti insegnanti abbiamo bisogno (per grado di istruzione e classe di concorso)”.

Alla luce di quanto detto la parola “ fabbisogno” mi mette paura …

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