#seseialcocoasivede

In aumento i cervelli in fuga che rimpatriano… nostalgia della propria terra?

Redazione SikeliaNews 5 Dicembre 2018 0
In aumento i cervelli in fuga che rimpatriano… nostalgia della propria terra?




di Giusy D’Arrigo per lecodelsud.it

Premesso che si tratta ancora di piccoli numeri, secondo un recente rapporto Istat sul benessere equo e sostenibile su circa 16 mila laureati italiani, tra i 25 e i 39 anni, che nel 2016 hanno lasciato l’Italia sono stati più di 5 mila quelli che sono rientrati nel Paese. Il dato fa ben sperare in quanto essi hanno girato il mondo, alcuni hanno raggiunto anche incarichi di prestigio, ma la terra promessa a volte è più vicina di quanto non si pensi.

Su un campione di intervistati alcuni hanno motivato la scelta perché presi dalla malinconia hanno scoperto che la città ed il lavoro a lungo sognati non erano poi così perfetti al punto di decidere di tornare in Italia per darsi nuove opportunità.

Probabilmente il richiamo alle proprie origini è più forte di ogni altra gratificazione personale. Altri, invece, fuori dall’Italia non hanno trovato quella “terra promessa”a lungo agognata, così non è rimasto altro che prenderne atto e virare verso casa. In entrambi i casi questi giovani ritornano comunque cambiati avendo soprattutto chiari gli obiettivi che intendono raggiungere mostrando maggiore sicurezza ed intraprendenza di prima.

Alcune di queste scelte forse sono state libere ed incondizionate ma in alcuni casi bisogna anche riconoscere l’azione dei vari governi che per incentivare il ritorno dei cervelli in fuga dal Paese hanno assicurato alcuni incentivi fiscali a chi riporta la propria residenza in Italia. Gli ultimi sono ad esempio compresi nella Legge di Bilancio 2017 che garantisce agevolazioni fiscali per il rientro di docenti, ricercatori e di lavoratori altamente qualificati, tassando soltanto il 10 per cento dei redditi. Inoltre i lavoratori ad alta specializzazione e i manager che a partire dal 2017 hanno trasferito la residenza in Italia, impegnandosi a rimanervi, non verseranno le imposte sul 50 per cento del reddito prodotto nel paese, un’agevolazione che riguarda i cosiddetti “rimpatriati” non solo italiani, ma di qualsiasi nazionalità.

Per i più la spinta a rientrare non è data soltanto da queste forme di agevolazioni o dai contributi a fondo perduto ma vi è anche l’aspetto emotivo che senza ombra di dubbio riguarda la vicinanza alla famiglia, agli amici, ovvero il desiderio di riappropriarsi di quella che è la stabilità nei rapporti affettivi.

Non avere nostalgia dell’Italia e delle sue bellezze è materialmente impossibile, anche se quella di tornare non è sempre una scelta semplice, all’estero ci sono più opportunità e non solo lavorative, ma nel proprio Paese ci sono gli affetti e le origini che spesso hanno un peso notevole nel condizionare una simile decisione.

 




Lascia un commento »