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Il chimico catanese che vuole curare l’“Alzheimer dei bimbi”

Redazione SikeliaNews 16 Aprile 2018 0
Il chimico catanese che vuole curare l’“Alzheimer dei bimbi”








di Maria Ausilia Boemi per lasicilia.it

Da Piano Tavola, paese ai piedi dell’Etna, alla Gran Bretagna (per otto anni) per arrivare a Istanbul, in Turchia, dove vive oggi: particolare – e controcorrente – il percorso accademico e professionale del chimico catanese quarantenne Antonino Puglisi, desideroso non solo di fare ricerca prettamente scientifica, ma anche profondamente interessato al cosiddetto “fattore umano”. Ed è proprio questo forte interesse per l’uomo che lo ha portato a concorrere e a vincere la fellowship Marie Curie, il finanziamento di 146mila euro per due anni (a partire dallo scorso 1 aprile) che la Commissione europea destina a scienziati europei per consentire loro di portare avanti una ricerca indipendente.

Un finanziamento che non viene erogato soltanto nell’ambito dei Paesi dell’Ue, ma anche di quelli “annessi”, come la Turchia appunto, cioè quelli che bussano alla porta dell’Europa o che hanno iniziato un processo di integrazione o vorrebbero iniziarlo.

Il progetto presentato da Antonino Puglisi è stato giudicato valido dalla Commissione Ue: si tratta di sperimentare una metodologia per curare una malattia genetica estremamente rara (ha una incidenza dello 0,001% della popolazione) – e perciò orfana della ricerca delle grandi case farmaceutiche – che colpisce soprattutto i bambini: la sindrome di Niemann Pick di tipo C. Un nome difficile per una malattia devastante, simile nei sintomi all’Alzheimer.

«Io – spiega Antonino Puglisi – sono un chimico organico che si avvicina un po’ all’area della chimica dei polimeri e nel mio cammino scientifico ho intercettato questa malattia genetica rara. Quello che mi ha colpito è stata la grande vicinanza su un tema di ricerca su cui stavo lavorando da anni e questa malattia di cui non avevo mai sentito parlare prima. Ho intuito che potevano esserci delle connessioni significative: allora ho scritto questo progetto. Essendo così rara, pochi studiano questa malattia genetica: ma come scienziato e come uomo ho deciso di usare il mio cuore e la mia testa per impegnarmi a cercare un trattamento di questa sindrome devastante dai sintomi molto simili a quelli dell’Alzheimer».

Non per nulla il dott. Puglisi la definisce «l’Alzheimer dei bambini»: «Questa malattia è causata da un accumulo di colesterolo nel cervello. Da circa 10 anni si sa che esiste una classe di molecole che si chiamano “ciclodestrine”, a forma di ciambella, che sono capaci di sequestrare il colesterolo eliminandolo dal cervello. Il punto è però come riuscire a fare arrivare le ciclodestrine dentro il cervello. E questo è il mio progetto: attaccare queste “ciambelle” a dei polimeri per formare delle nanoparticelle che dovrebbero avere il biglietto di ingresso per il cervello. Una volta dentro il cervello, potrebbero così eliminare l’eccesso di colesterolo e riportare questi bambini alle condizioni normali».

Il progetto, della durata di due anni, prevede che Antonino Puglisi si appoggi al laboratorio del prof. Yusuf Yagci alla Istanbul Technical University, dove già da un anno il chimico etneo lavora come visiting scientist con una borsa sovvenzionata dal governo turco. In precedenza, Antonino Puglisi, che si dice «orgoglioso di essere figlio dell’università di Catania», si era laureato in Chimica e aveva fatto il dottorato in Chimica nell’ateneo catanese. Poi, per circa 8 anni, era stato in Gran Bretagna dove aveva fatto un post doc prima all’università di Greenwich e poi all’università del Sussex e infine aveva lavorato per un’industria privata facendo ricerca a Oxford.

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