Gli alunni del’I.I.S.S. “Madre Teresa di Calcutta” incontrano il pirandellista Zino Pecoraro

Gli alunni dell’I.I.S.S. “Madre Teresa di Calcutta”, rispettivamente delle classi VA della sede di Casteltermini e VB della sede di Cammarata hanno partecipato ad una “Lectio Magistralis” del critico letterario ed esperto pirandellista prof. Zino Pecoraro, che si è tenuta presso la Biblioteca Pirandello di Agrigento mercoledì 15 gennaio 2020.

I docenti accompagnatori sono stati: Rondelli Michele, Petruzzelli Anna Maria e Castelli Adele.

Il prof. Pecoraro ha iniziato la sua lezione parlando in generale di Pirandello e della connessione tra le sue opere e la vita familiare.

Numerose sono state le digressioni su grandi autori della letteratura italiana come Sciascia, De Roberto, Verga, Tomasi di Lampedusa, Manzoni.

La lezione ha interessato in particolar modo il dramma “I giganti della montagna” in omaggio al quale i ragazzi della VA hanno realizzato un cortometraggio.

“I giganti della montagna”

I Giganti della montagna fu scritto intorno al 1933. In esso confluiscono 2 novelle: “Il figlio cambiato” e “Lo storno e l’Angelo Centuno”.

Il dramma rimase incompiuto a causa della morte del drammaturgo, avvenuta nel 1936. Il quarto atto, l’ultimo, fu scritto dal figlio di Luigi, Stefano Pirandello, che aveva appreso dal padre la conclusione tanto agognata.

Trama

In “I giganti della montagna” da un lato vi è il luogo del mito, la villa della Scalogna, separata e isolata dal mondo, dove il mago Cotrone e altri dimissionari dalla vita si dedicano a pratiche magiche ed estetiche di tipo surrealistico facendo riemergere il mondo dell’inconscio; dall’altro vi è la montagna dove abitano i Giganti insensibili all’arte e dediti solo alla guerra, agli affari e a ciclopiche costruzioni (evidentemente, i giganti rappresentano il potere fascista, la sua ideologia, il suo costume) e dove Ilse, la prima attrice di una compagnia di commedianti respinti dalla società, vorrebbe portare il messaggio dell’arte recitando “La favola del figlio cambiato”. L’opposizione dei luoghi rivela dunque un’altra opposizione: quella fra natura e civiltà, fra mito e storia.

Cotrone e Ilse sono entrambi sconfitti, cacciati dalla comunità, perché dediti ai fantasmi del sogno, della creazione estetica, dell’inconscio; ma il primo ha ormai rinunciato alla società e immagina il mondo del mito come autosufficiente e autonomo, la seconda non può fare a meno del rapporto sociale e del contatto con il pubblico. Così Ilse persuade lo scettico Cotrone ad aiutarla a portare sulla scena il proprio dramma; ma i servi dei Giganti, unici spettatori, incapaci di comprenderne l’arte, finiranno per farla pezzi.

Video dei ragazzi della VA di Casteltermini in onore di “I giganti della montagna”

Le ragazze hanno rappresentato “l’uccisione” dell’arte da parte degli uomini e del male.

A simboleggiare l’arte è stata l’alunna Gaia Pensato che ha danzato sulle note di “Inverno” di Antonio Vivaldi; ella è un richiamo a Ilse, protagonista dell’opera di Pirandello.

In sottofondo vi è la voce narrante della scrivente che legge un brano tratto dal testo teatrale della suddetta opera.

Le altre ragazze hanno rappresentato il male del mondo (ovvero il pubblico nell’opera di Pirandello) cercando di opprimerla e soffocarla, bloccando i suoi movimenti.

Si può cogliere anche una seconda allusione, anch’essa molto attuale: la Terra che viene distrutta dagli uomini.

La scenografia e le riprese sono state curate dal prof. Michele Rondelli e dal Sig. Davide Sclafani.

(articolo scritto da Marianna Schifano, VA del Liceo Scientifico “Madre Teresa di Calcutta”)

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