Bullismo e Cyberbullismo: l’intervento della scuola (di Maria Grazia Lo Re)

Si è celebrata ieri, 7 Febbraio, la “Giornata nazionale contro il bullismo e il cyberbullismo”. Trattandosi di un problema che ormai dilaga prepotentemente in seno alla nostra società, l’Istituto Comprensivo G. A De Cosmi di Casteltermini, proprio in questo giorno, ha voluto sensibilizzare la comunità tutta con un convegno tenutosi presso i locali della biblioteca comunale.

L’incontro è stato coordinato dalla Dirigente dott.essa Graziella Parello ed ha visto la partecipazione dell’avv. Alessandra Palmeri, della dott.ssa psicologa Vincenza Botindari, dell’ispettore di polizia Giuseppe Ballone, dell’arc. don Carmelo Lo Bue, oltre, naturalmente, alla preziosa e colorata  presenza delle classi quarte della scuola primaria.

Tutti gli alunni delle altri classi, nei rispettivi atri dei plessi di appartenenza, si sono uniti in un flash mob, facendo  sentire in questo modo la propria voce e partecipando così alla lodevole iniziativa. 

L’iniziativa fa parte della campagna  “Un nodo blu – le scuole unite contro il bullismo”, è stata lanciata dal MIUR nel 2016 ed ogni anno raccoglie molteplici iniziative in tutto il territorio nazionale.

Insegnanti, dirigenti, forze dell’ordine e famiglie sono gli attori principali che ruotano intorno ad un fenomeno che sta prendendo piede non solo a scuola, ma anche nel web, dove prende il nome di Cyberbullismo.

La più accreditata delle definizioni di bullismo è quella che lo caratterizza come il “reiterarsi di comportamenti e atteggiamenti diretti o indiretti volti prevaricare un altro con l’uso della forza   fisica e della prevaricazione psicologica”.  In una società sempre più caratterizzata da nuove tecnologie, da una comunicazione elettronica e on-line, il bullismo ha assunto la nuova forma del cyberbullismo, che altri non è se non la sua manifestazione in rete, contesto in cui viene ad assumere una forma più subdola e occultata.

Chi agisce nell’anonimato e nella mancata interazione visiva il più delle volte non ha la reale percezione delle offese e degli attacchi che la vittima subisce. Pertanto, se la tecnologia da un lato ha aperto l’accesso a nuove forme di informazione e conoscenze, dall’altro ha comportato un rischio non trascurabile nella pratica di scambio, dove il confine tra un uso improprio e un uso intenzionalmente malevole è davvero sottile.

Gli atti di bullismo e di cyberbullismo sono spesso l’espressione della mancata accettazione della “diversità”, di qualsiasi natura essa si tratti, violenze perpetrate ai danni di persone fragili emotivamente, aventi bassa autostima e che rispondono a tale violenza con una dolorosa chiusura sociale, chiusura che spesso può condurre all’autolesionismo.

Sono questi gli atteggiamenti più ricorrenti a cui vanno incontro le vittime, azioni che vengono compiute lontano dagli occhi vigili delle insegnanti, per cui il compito di individuarli sarà proprio dei ragazzi, dei compagni di classe, degli amici con cui si trascorrono le ore nel tempo libero. 

Negli ultimi anni sono state portate avanti numerose ricerche e inchieste sulla questione bullismo. Dagli studi effettuati sono emersi gli atteggiamenti assunti da entrambi i sessi in presenza di azioni di bullismo: le ragazze reagiscono al sopruso con la tristezza e la depressione, mentre i ragazzi trasformano il dolore in rabbia, sentimenti che in età adulta spesso si possono trasformare in gravi disturbi comportamentali. E’ stato anche appurato che le ragazze tendono, il più delle volte, a denunciare le prepotenze subite e, se spettatrici di episodi di bullismo perpetuati ai danni di altri, reagiscono cercando di difendere la vittima. I ragazzi, invece, adottano un comportamento omertoso e complice, che fa del “bullo” un esempio da supportare o, addirittura, da osannare e, pericolosamente, da emulare.

Uno dei primi interventi da attuare è pertanto quello di sensibilizzare da un lato i compagni, al fine di renderli consapevoli del bisogno di protezione di cui la vittima ha bisogno, dall’altro gli insegnanti, che si troveranno a gestire una situazione sicuramente complessa. 

Fondamentale è il sostegno della famiglia, che deve assumere un atteggiamento collaborativo, attraverso un’azione che non sia solo educativa ma anche di vigilanza sui propri figli, al fine di prevenire e contrastare qualsiasi forma di prevaricazione e violenza sui soggetti deboli.

E’ infatti proprio all’interno del nucleo familiare che sembrano affondare le radici gli atti persecutori portati avanti dal “bullo”. Si parte da un forte disagio familiare che spinge il ragazzo/a a mettere in atto comportamenti vessatori e violenti per compensare il senso di vuoto non colmato da affetto e comprensione.

Il ragazzo/a ripropone in classe il modello comportamentale violento appreso in famiglia e ripropone sulla vittima ciò che ha vissuto lui come vittima, invertendo il proprio ruolo. Le azioni aggressive che i ragazzi mettono in atto in età adolescenziale sono volte all’accettazione del singolo all’interno dei gruppi di cui intende far parte ed hanno il solo scopo di dare al ragazzo/a un’ identità all’interno del gruppo.

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