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Assente da scuola per una settimana: non ha le scarpe

Redazione SikeliaNews 11 maggio 2018 0
Assente da scuola per una settimana: non ha le scarpe








di Liliana Blanco per visionedioggi.it

Gela – Un tempo andare a scuola a piedi e a piedi scalzi era normale. Anche d’inverno. Pochi libri legati con un laccio, vestiti sdruciti e le scarpe solo la domenica o quando si faceva la prima comunione col vestito buono, smesso dal fratellino maggiore. I papà che lavoravano nei campi non potevano comprare anche le scarpe, oltreché il pane e qualche patata da fare lessa. Le nuove generazioni sono figlie delle Hogan a tutti i costi, delle magliette guess, degli scarabeo per andare a scuola, altrimenti è un problema presentarsi in società. Questo fino a qualche anno fa.Adesso comprare le Hogan per due o tre figli è diventato difficile. Ma le storie che vi raccontiamo oggi sono quelle delle nuove povertà;  quelle della vergogna di non potere apparire al top come un tempo o come gli altri compagni. Sono storie di vita quotidiana. Le storie dei figli della Raffineria chiusa, quelle dei padri morti di cancro e delle mamme sole. Ma quando si è avuto di più e adesso si fanno i conti con i soldi che diminuiscono la crisi non è solo economica ma diventa anche esistenziale.

Marco non  è andato a scuola oggi. In classe si sente la sua mancanza. Mah! Starà male. Il giorno dopo i compagni lo aspettano con ansia. Si sono sentiti ieri per i compiti e non sembrava che stesse male. Però Marco non si presenta in classe per il secondo giorno. E così va avanti per il terzo ed il quarto giorno. Nel gruppo wzapp le mamme provano a chiedere ma si scontrano con un silenzio dignitoso. Il quinto giorno la maestra prevalente vuole vederci chiaro. “Signora che ha Marco? Tutto bene?” “Marco non ha niente, grazie. Non ha un malessere fisico” – risponde la madre di Marco. “E allora perché non viene a scuola – risponde la maestra – ha litigato con qualche altro bambino. Me lo dica per favore, noi provvediamo”. “Maestra Marco non vuole venire a scuola. Non può venire”. “Ma perché?” – dice la maestra. “Mi vergogno a dirlo – replica la madre – non ha le scarpe. Ecco l’ho detto. Cresce in fretta e le scarpe che aveva gli procurano dolore ai piedi perché sono strette ormai. Ma io non posso comprargliele. Mio marito non  lavora ed abbiamo altri due figli”. Il gelo è sceso fra le due donne. La maestra non ha potuto fare a meno di parlarne con le colleghe, un po’ sbigottita, un po’ per cercare di fare qualcosa. “Servono scarpe da bambino n. 38. Marco è un ometto ormai. In capo a pochi giorni due maestre si sono fatte carico del problema ed hanno comprato le scarpe n.38. Marco è tornato a scuola dopo una settimana.

Questo è accaduto in una scuola elementare di via Venezia.

A Caposoprano invece Matilde va a scuola ancora con gli stivali. Fa caldo ormai e le sue compagne calzano già i sandali, ma Matilde va a scuola con gli stivali.  “Perché usi ancora gli stivali, Matilde?” Le dice Gloria. “Mi sono graffiata  una gamba e ho un cerotto – risponde Matilde – non mi va di farmi vedere così”. Matilde si vergogna a dire che i suoi genitori non le possono comprare un nuovo paio di sandaletti estivi e con dignità cerca una scusa plausibile.

Storie di nuove povertà che non arrivano nelle stanze dei bottoni dove le faccende da sbrigare sono altre: incontri cosiddetti politici; viaggi, progetti di rilancio, mentre a 40 km da Gela passa l’Italia in bicicletta. Sono le storie che arrivano alle nostre redazioni  e fanno rabbrividire. Storie di stenti e di dignità. Storie della Gela povera.

P.S. I nomi degli alunni sono di fantasia

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