Amaro esordio di anno scolastico per alcuni studenti di Casteltermini

Riceviamo e pubblichiamo

Mi chiamo Giuseppe Baiamonte, sono un cittadino di Casteltermini, particolarmente indignato per la situazione scolastica del mio paese. 

Con queste mio breve scritto penso di raccogliere il pensiero di molti miei concittadini e soprattutto delle famiglie degli studenti rimasti “orfani di una scuola”. 

Vi sarei particolarmente grato, se darete ampia diffusione a quanto da me scritto e eventualmente approfondire e verificare.

Vogliate Gradire Distinti Saluti. 

Giuseppe Baiamonte

La scuola sta vivendo, come tutto il nostro Paese, un momento di particolare difficoltà, ma tali difficoltà sono particolarmente esasperate a Casteltermini, dove Venerdì 11 settembre, solamente a due giorni dall’apertura dell’anno scolastico, gli studenti delle classi 1^ e 2^ del Liceo Scientifico della sede di Casteltermini e gli studenti 2° anno del corso serale per lavoratori dell’Istituto Professionale Indirizzo “Servizi socio‐sanitari” hanno appreso la soppressione delle loro classi e sono stati lasciati in balia di loro stessi.

A dare il “triste annunzio” è stata l’attuale Reggente, nominata solamente pochi giorni fa, dopo che la precedente Dirigente Scolastica, a seguito del sottodimensionamento della scuola è stata chiamata a dirigere le sorti di una delle più prestigiose scuole della provincia.

I giovani – dopo il lungo periodo di sospensione delle lezioni in presenza dovuto al Covid-19 – auspicavano un sereno rientro in sicurezza, invece, l’improvvisa ed inaspettata notizia di essere rimasti “orfani di una scuola” li ha turbati e preoccupati profondamente.

Per potere esercitare il loro diritto-dovere allo studio, a breve gli studenti e le loro famiglie, salvo auspicate novità, saranno costretti a scegliere frettolosamente un nuovo indirizzo scolastico. La preoccupazione deriva anche dal fatto che gli istituti scolastici alternativi hanno sede fuori da Casteltermini ed il raggiungimento di tali scuole comporterà trasferimenti con mezzi pubblici (la cui durata è di almeno 50 minuti), maggiori oneri economici (pubblici e delle famiglie) ed – in epoca di piena pandemia – possibili rischi di contagio.

Ma v’è di più, gli istituti scolastici dove gli studenti cercheranno di trovare una nuova collocazione hanno già predisposto la sistemazione delle aule in funzione del numero degli studenti tempestivamente iscritti, e dovranno stravolgere le pianificazioni già effettuate, ovvero incrementare il numero degli alunni per classe rendendo meno agevole applicare il “distanziamento sociale” imposto dalle regole di prevenzione.

La Scuola aveva l’onere di preavvisare tempestivamente le famiglie sulla possibilità che le iscrizioni alle classi iniziali o successive potevano non essere accolte per il ridotto numero di iscrizioni e invitarli a soprassedere dall’acquisto dei libri di testo, ma ciò non è avvenuto. Molti degli studenti delle classi soppresse, sino all’11 settembre 2020 sicuri della loro regolare iscrizione, hanno nutrito il legittimo affidamento alla stabilità dell’iscrizione e quindi della possibilità di proseguire il regolare corso di studi nell’Istituzione scolastica prescelta e si sono diligentemente muniti dei libri di testo ivi previsti, libri che difficilmente potranno essere utilizzati.

Nell’anno scolastico 2019/2020, sebbene il numero complessivo degli iscritti era inferiore a quello
di legge – verisimilmente per venire incontro alle oggettive esigenze di un territorio disagiato economicamente e difficilmente collegato con il capoluogo – era stata autorizzata la prima classe del Liceo Scientifico. Oggi, visto che i relativi alunni sono stati regolarmente ammessi alla classe successiva, è lecito chiedersi quali mutate condizioni  hanno determinato, soprattutto in epoca di piena pandemia, la mancata  istituzione della classe seconda, costringendo gli studenti a affrontare viaggi e disagi imprevisti.

Maggiori e più gravi conseguenza comporta la decisione, della mancata conferma del corso serale dei servizi per la sanità e l’assistenza, creato l’anno scolastico appena trascorso. A conclusione del percorso di studio triennale, gli studenti avrebbero dovuto acquisire un diploma e le competenze necessarie per organizzare ed attuare interventi specifici in risposta alle esigenze socio-sanitarie di persone e comunità. Purtroppo non risultando nelle vicinanze corsi con similari caratteristiche, gli studenti-lavoratori, inaspettatamente rimasti “orfani della scuola”, saranno impossibilitati a portare a termine l’intrapreso percorso scolastico, con l’ovvio spreco sia delle loro risorse (avendo frequentato inutilmente già un anno un corso privo di sbocco) sia del denaro pubblico (per un anno è stato finanziato un percorso formativo irrimediabilmente destinato a rimanere incompiuto). L’ondivaga, altalenante ed immotivata decisione di istituire un percorso scolastico per poi cessarlo dopo solamente un anno, potrebbe aver comportato un danno erariale. Ci si chiede quale predominante pubblico interesse abbia determinato la decisione di interrompere un percorso scolastico già, utilmente frequentato da diversi studenti-lavoratori.

L’I.I.S.S. Madre Teresa di Calcutta è un presidio scolastico che a Casteltermini esiste da circa 50 anni, formando intere generazioni di castelterminesi e dei paesi viciniori che ne hanno frequentato il Liceo Scientifico. Negli ultimi anni, pur avendo sede in un ampio recente edificio appositamente costruito per un uso scolastico, e malgrado l’impegno dei docenti, si è assistito ad una contrazione delle iscrizioni, derivante sia dal decremento demografico, sia dalla scelta di molti studenti di preferire l’offerta formativa di altri istituti scolastici (anche Licei scientifici).

Purtroppo, alla luce delle recenti decisioni di non autorizzare la formazione delle classi I^ e II^ del Liceo scientifico e del II° anno del corso per lavoratori “Professionale Indirizzo Servizi socio‐sanitari”, la scuola è stata ritenuta sottodimensionata e nell’arco di pochi anni, salvo auspicabili inversioni di tendenza, lo storico Liceo Scientifico è destinato a sparire da Casteltermini (paese collinare che dista circa 40 Km dal capoluogo e non è agevolmente collegato con il capoluogo).

La pandemia di coronavirus è una grave minaccia per la salute pubblica e vene sovente suggerito di limitare gli spostamenti e i contatti con altre comunità, inoltre, l’attuale emergenza sanitaria suggerisce di non aumentare il numero degli studenti per classe. Purtroppo, le decisioni recentemente apprese sono palesemente in controtendenza e costringono un’ampia fascia della popolazione scolastica di Casteltermini a utilizzare i mezzi pubblici e avere contatti con soggetti di altre comunità cittadine.

Dopo sei mesi di lontananza dalla scuola gli studenti, nel momento in cui dovevano recuperare un percorso scolastico bruscamente interrotto, saranno costretti a scegliere di iscriversi presso altre istituzioni scolastiche della provincia e smembrare gruppi classe già formati e consolidati.

I giovani hanno tutto il diritto di scegliere il percorso formativo più confacente alle loro attitudini e aspirazioni, non devono essere costretti inaspettatamente a cambiare rotta perché vengono tagliate le classi. Tale situazione si rivela irrazionale, fortemente contraddittoria e in palese violazione del diritto allo studio – che pur ricevendo espresso riconoscimento costituzionale – di fatto non viene garantito.

Tutto ciò sta avvenendo nel silenzio delle organizzazioni sindacali e della politica locale, ma molte famiglie sperando ancora in un ripensamento dal quale scaturirà un innalzamento del livello culturale e professionale dei nostri giovani e della comunità nel suo insieme, si chiedono se tali decisioni siano state opportunamente vagliate, e se risultano conformi ai principi di buon andamento ed imparzialità, a cui deve essere ispirata l’azione amministrativa.

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