Aggressivi? Abulici? No, amareggiati.

“Emozionata e soddisfatta”, cosi definisce il suo stato d’animo la ministra Giannini, immediatamente dopo il voto favorevole di oggi alla camera al ddl “La Buona Scuola” .” Aggressivi e abulici” cosi ha invece etichettato i docenti che hanno contestato in questi mesi lo stesso ddl. Amareggiati e umiliati,invece mi sembrano i docenti con i quali quotidianamente mi confronto.

Resta solo un filo di speranza, resta il voto al senato dove si spera nei numeri più risicati della maggioranza ma anche in un atteggiamento più serio dei senatori.

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Sì più serio, perché un gruppo di docenti ha assistito, come spettatore in tribuna, alla votazione di ieri e oggi alla Camera, e, increduli, riferiscono di “uno spettacolo di un’indecenza allucinante”. Ritardi (la seduta riprendeva alle 15.30 e volti noti  pare siano arrivati comodamente alle 17.10), cellulari, tablet, giornali pc, persino qualcuno che seguiva la tappa del Giro d’Italia, e poi loro, gli onnipresenti, gli  evergreen , “i pianisti” di Montecitorio che con lo stesso ”impegno e passione” votavano per sé e per i colleghi assenti facendosi regolarmente suggerire “verde” o “rosso” dal capogruppo. Il tutto, continua a raccontare una collega, sotto gli occhi del Presidente di turno Baldelli e degli alunni di una scuola privata (il caso alle volte…) che assistevano in  tribuna. Questa superficialità, indifferenza, menefreghismo fa  male se si pensa che la maggioranza dei  deputati ha votato a favore del ddl mettendo una pesante ipoteca sul futuro iter della legge e sul futuro della scuola tout court.

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Gli scenari che si aprono, all’approvazione della legge, sono tutt’altro che fantasiosi. Pensiamo all’articolo 9, il più  contrastato dai docenti. L’articolo stabilisce le competenze del Dirigente scolastico nella scuola dell’autonomia. I presidi fra le varie prerogative, avranno anche la facoltà di scegliere i neoassunti dall’albo territoriale. Più volte abbiamo detto come la misura ci appaia iniqua, pensiamo a casi concreti. Quale dirigente, dovendo scegliere tra una rosa di candidati, il/la docente  più adatto/a all’offerta formativa della sua scuola sceglierebbe, a parità o affinità di curriculum, una collega in evidente stato di gravidanza? Una mamma di bimbi piccoli? Un giovane senza esperienza? Un docente straniero? Un docente disabile? Timido? Fragile? con l’orecchino? tatuato? Sindacalizzato? Troppo bella/o? troppo brutta/o?

La valutazione, che la legge prevede alla fine del triennio di permanenza del docente prescelto in quella scuola, non si sa bene su quali criteri si baserà. A voler essere ottimisti si potrebbe confidare sul buonsenso, la buona fede, l’onestà intellettuale dei presidi e dei loro collaboratori, il comitato. Eppure la valutazione in ingresso è immediata e fa la differenza tra il docente scelto e quello escluso. Una valutazione  sommaria, legata a criteri superficiali, estetici, a pregiudizi e alla visione del mondo che ognuno di noi ha.

UNIVERSITA': SENATO; BAGARRE IN AULA, SEDUTA SOSPESA

A pensare male si fa peccato ma spesso si indovina dice il proverbio. Non è infatti cosi lontana dalla realtà l’idea che un buon curriculum, opportunamente presentato sulla scrivania del Preside, messo in evidenza, raccomandato caldamente, avrebbe vita più facile e forse anche più vicina a casa! Il pensiero cattivo è cosi concreto e verosimile che si è sentita la vergognosa esigenza di specificare, in un emendamento, che il preside non può assumere parenti e amici! E vorrei vedere!

In epoca  Gelminiana il problema del nepotismo negli atenei italiani, fu affrontato addirittura con una riforma (che, manco a dirlo, fu epocale!) . Una legge simile avrebbe dovuto arginare il fenomeno che assegnava a figli, generi nuore, nipoti del professore ordinario cattedre e ruoli nello stesso dipartimento.

Malgrado i toni epici della propaganda del tempo, cosi tristemente simile a quella attuale, ad oggi in pratica non è cambiato nulla: i baroni si scambiano semplicemente i favori, come dimostra una ricerca statistica condotta recentemente da uno studioso italiano, Stefano Allesina dell’Università di Chicago.

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Valutare è il pane quotidiano del docente che sa quanto il pericolo dell’effetto alone, cioè la tendenza a estendere una caratteristica positiva o negativa a tutto il giudizio complessivo, sia sempre in agguato. Se fosse cosi semplice valutare l’operato di chiunque, senza punti fermi, criteri rigorosamente oggettivi, se fossimo liberi dal pregiudizio, dalla corruzione, dalle debolezze dell’individualismo, allora potremmo dare giudizi sempre corretti sulle persone e non sbagliare mai. Ma non funziona cosi ecco come  si spiega perché  al termine di ogni mandato elettorale,la nostra capacità di valutare chi per anni ha governato fallisce clamorosamente e ci ritroviamo nelle urne a promuovere gli stessi, inutili idioti.

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