Totalitarismo della società dei consumi – da Pasolini alla Pop Art (di Vincenzo Mongiovì)

Era il 9 dicembre del 1973. Il Corriere della Sera pubblica un articolo di Pier Paolo Pasolini, noto scrittore e giornalista, in cui denunciò quello che definì come “il nuovo totalitarismo dato dalla civiltà dei consumi”. Secondo lo scrittore infatti questo era molto peggiore del totalitarismo fascista, poiché dietro ad un’apparente libertà assoluta si annidava, invece, una totalità di omologazione che non aveva avuto precedenti nella storia.

 

“Nessun centralismo fascista è riuscito a fare ciò che è riuscito a fare il centralismo della civiltà dei consumi.     […]Oggi l’adesione ai modelli imposti dal Centro, è tale e incondizionata. I modelli culturali reali sono rinnegati. L’abiura è compiuta. Si può dunque affermare che la tolleranza dell’ideologia edonistica voluta dal nuovo potere, è la peggiore delle repressioni della storia dell’umanità”

 Secondo il poeta, quindi, questa omologazione imposta dal Potere fu possibile solo attraverso i mezzi di comunicazione di massa, in particolare la televisione. Mezzo che ha imposto i modelli voluti dall’industrializzazione la quale non si accontenta semplicemente di “un uomo che consuma”, bensì pretende che non ci siano altre ideologie se non quella del consumo stesso.

  Tutto questo fu previsto da Pasolini nel  ’73, e ad oggi si può dire che il consumismo si diffonde sempre più a macchia d’olio in un’ignara società che “consuma” la propria esistenza come se si trovasse dentro una grande palla di vetro.

Arrivati a questo punto però bisogna porsi delle domande: fin dove il consumismo ha attecchito le proprie radici? Ci sono dei campi dell’esistenza che non siano stati ancora violentemente deflorati? L’arte, ad esempio, è stata contaminata dalla civiltà dei consumi?

Come sappiamo fra i tanti campi dell’arte troviamo quello di provocazione e denuncia volto ad attivare un processo di catarsi intellettuale nel fruitore. Meglio sappiamo che l’arte assorbe tutti gli elementi socio-culturali del momento per poi rifletterli alla società stessa.

  Naturalmente non bisogna limitare i suoi tanti compiti ai due citati sopra, però spesso essi rappresentano quelli maggiormente riscontrabili. Ad ogni modo il legame che intercorre fra arte e consumismo esiste ed è consolidato già da tempo

Campbell’s soup cans – Andy Warhol

Nel 1955 infatti viene coniata una nuova locuzione volta ad indicare un nuovo movimento artistico: Pop art.

  L’espressione indica “l’arte della massa“, rifacendosi alle immagini divulgate dai mass-media a scopo pubblicitario.

La nuova corrente si discosta dalle precedenti, per la sua capacità di essere comprensibile a tutti. Nell’opera non erano più gli stati d’animo ad avere un ruolo centrale, bensì, lo avevano adesso, oggetti che sono entrati a far parte nella vita di tutti: fumetti, materiali di scarto industriali, ecc…

 La pop art diventa quindi la bandiera degli anni Sessanta. E’ il riflesso della società del periodo (tra cui la rappresentazione del consumismo).

Nel 1955 infatti viene coniata una nuova locuzione volta ad indicare un nuovo movimento artistico: Pop art.

Three coke bottles – Andy Worhole

L’espressione indica “l’arte della massa“, rifacendosi alle immagini divulgate dai mass-media a scopo pubblicitario.

La nuova corrente si discosta dalle precedenti, per la sua capacità di essere comprensibile a tutti. Nell’opera non erano più gli stati d’animo ad avere un ruolo centrale, bensì, lo avevano adesso, oggetti che sono entrati a far parte nella vita di tutti: fumetti, materiali di scarto industriali, ecc…

 La pop art diventa quindi la bandiera degli anni Sessanta. E’ il riflesso della società del periodo (tra cui la rappresentazione del consumismo).

Per questo motivo, infatti, fra le opere maggiormente diffuse,  troviamo la “Campbell’s soup cans” (opera che raffigura le scatolette di salsa di pomodoro) oppure anche la “Three coke bottles” (ovvero un’opera raffigurante tre bottiglie di coca-cola).

La pop art nasce, quindi, dall’esigenza di esprimere positivamente o negativamente il fenomeno del consumismo. Ovviamente esistettero ed esistono tutt’ora degli artisti che mirano a combattere l’arte  legata al  fenomeno del consumismo come ad esempio Manzoni (famoso per la Merda d’artista) e Banksy (famoso per aver distrutto la propria opera dopo esser stata battuta all’asta).

Ma concludiamo ponendoci una domanda:

 Oggi, il consumismo che tanto denunciava Pasolini, è scomparso o è entrato, ormai,  a far parte inconsciamente delle nostre vite?

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