Ricostruire per non dimenticare (di Giacomo Licata)




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[/dropcap]Ieri, 7 aprile 2018, a Santa Margherita di Belice, in una location emozionale, il teatro Sant’Alessandro all’interno del palazzo Filangeri di Cutó, in occasione del cinquantenario del sisma della Valle del Belice, si è tenuta una convention organizzata dall’Ordine degli Architetti e P.P.C. della provincia di Agrigento sui temi “rigenerare senza dimenticare, consolidare le radici culturali delle comunità, superare le criticità della ricostruzione, rilanciare il ruolo dei centri storici, riqualificare le periferie urbane”.

Tanti gli ospiti d’eccezione, dai docenti di urbanistica dell’UNIPA Maurizio Carta, Alessandra Badami e Massimo Ventimiglia, all’archistar Gianluca Peluffo – dal cui studio sono usciti progetti come quello della nuova sede del gruppo BNL a Roma, la nuova città di fondazione El Sokhna (il sogno) in Egitto e un quartiere a San Giuliano di Puglia distrutto dal tragico sisma che cancellò una generazione futura uccidendo 27 bambini nel crollo di una scuola – passando per il presidente nazionale del Consiglio degli Architetti Giuseppe Capocchin, il direttore del Cresme Lorenzo Bellicini, i sindaci dei paesi coinvolti dal sisma, la responsabile regionale della Protezione Civile e tanti altri ancora.

Di alta qualità gli interventi che hanno illustrato la storia di quei luoghi, degli errori commessi nel post sisma, hanno messo in luce riflessioni sul presente e presentato idee e progetti per il futuro.

Tanti, troppi gli argomenti trattati per elencarli in questo articolo ma mi sembra doveroso spiegare sinteticamente perché a distanza di cinquant’anni si parla ancora di ricostruzione.

ll terremoto del 1968 mise drammaticamente a nudo lo stato di arretratezza in cui vivevano quelle zone della Sicilia occidentale, in primo luogo nella stessa fatiscenza costruttiva delle abitazioni in tufo, crollate senza scampo sotto i colpi del sisma. Le popolazioni di quei paesi erano composte in gran parte da vecchi, donne e bambini, visto che i giovani e gli uomini erano già da tempo emigrati in cerca di lavoro. Questo dato rappresentava il disagio sociale che lo Stato conosceva e trascurava, così come trascurò le conseguenze del sisma, che hanno rappresentato, in fatto di calamità naturali, uno dei primi, e tristemente celebri, casi italiani nella storia del dopoguerra: l’impreparazione logistica, l’iniziale inerzia dello Stato, i ritardi nella ricostruzione, le popolazioni costrette all’emigrazione, lo squallore delle baracche per coloro che restavano.

Lo Stato impose dall’alto scelte che crearono, con i successivi e tardivi stanziamenti economici per la ricostruzione, opere faraoniche spesso inutili, come quelle di Gibellina, città-museo “en plein air” issata a vessillo della ricostruzione in quanto progettata da famosi architetti e artisti ma assolutamente mal pensata in merito al fattore più importante che sta alla base della ripresa economica, ovvero l’occupazione lavorativa per gli abitanti e i luoghi di socializzazione degli stessi.

L’aspetto più importante, che ha caratterizzato questo convegno, è la redazione di un documento sulla rigenerazione urbana dei luoghi colpiti dal sisma, dei centri storici e delle periferie che il Consiglio dell’Ordine degli Architetti di Agrigento, insieme con i Delegati individuati nel corso dell’Assemblea, consegneranno nelle mani del Consiglio nazionale degli Architetti, durante il Congresso nazionale degli Architetti, in programma a Roma nel prossimo luglio.

Numerosi i presenti che hanno affollato il teatro, tra questi molti dei cinquanta architetti che compongono il nucleo tecnico della Protezione Civile dell’Ordine degli Architetti e di cui lo scrivente fa orgogliosamente parte.

Si tratta di volontari, coordinati dall’arch. Roberto Campagna, il cui compito è di mappare lo stato dei luoghi e verificare le condizioni degli edifici pericolanti in seguito a calamità naturali o per lo stato di abbandono in cui vertono molti centri storici siciliani.

Molta soddisfazione hanno espresso il presidente provinciale dell’ordine Alfonso Cimino e il vice presidente nazionale degli Architetti Rino La Mendola per la riuscita dell’evento.



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