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Ecco perché Facebook viene usato sempre meno dagli italiani

Redazione SikeliaNews 8 novembre 2018 0
Ecco perché Facebook viene usato sempre meno dagli italiani








A pesare non sono solo le fake news ma anche altre due tendenze emergenti che possono minare le strategie di comunicazione usate fino ad ora da partiti e movimenti politici

di Michael Pontrelli   –   Twitter: @micpontrelli

Nel corso degli ultimi anni i social media sono diventati uno dei luoghi più importanti dove si forma l’opinione pubblica e dove i partiti comunicano con gli elettori. Ma a sorpresa nel corso del 2018 c’è stato un forte calo dei cittadini che si informano su Facebook. Da un recente studio del Censis è emerso che rispetto al 2017 il numero degli italiani che utilizzano il noto social network come fonte di notizie è sceso del 9,1%. Tiscali News ha sentito Andrea Boscaro, esperto in comunicazione e marketing digitale, per capire le ragioni di questa inversione di trend e per fare il punto sulle strategie comunicative sui social delle principali forze politiche.

La vicenda dell’intervista all’ex presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, manipolata da PandoraTv e poi ripresa e pubblicata sul sito del M5S, dimostra che le fake news fanno ormai stabilmente parte della propaganda politica. Il forte calo dei social come fonte di informazione dipende unicamente da questo fenomeno o ci sono anche altre ragioni?

“Le cause del calo sono sostanzialmente tre. La prima è ovviamente tutto ciò che è fake news ma per certi versi anche narrazione attorno alle fake news. Quindi la preoccupazione che non riusciamo ad accorgerci se sui social stiamo leggendo una notizia credibile oppure no. Di conseguenza si presta meno fede e attenzione a quello che si legge online in un contesto come Facebook. Da una ricerca condotta su utenti americani e britannici è emerso che il 50% degli utenti social hanno scoperto di aver creduto almeno una volta ad una notizia poi risultata falsa. Un numero decisamente alto che conferma la gravità del problema”.





E le altre due cause della crescente disaffezione verso Facebook come mezzo di informazione quali sono?

“La seconda è lo spostamento di attenzione che sta andando da Facebook verso altri social network. E’ legato a fattori generazionali e al ciclo di vita del prodotto. Negli ultimi anni, per esempio, abbiamo assistito ad una crescita pazzesca di Instagram che tende ad essere preferito in particolare dai più giovani. Fb è ormai un social maturo anche se in Italia qualcuno lo indica ancora come un nuovo media. La terza ragione è infine legata alla crescita di una nuova tendenza: il passare sempre meno tempo all’interno degli ambienti pubblici, come i feed, su cui si possono reperire le informazioni, e al contrario più tempo in contesti dove si comunica con un numero ristretto di persone come i gruppi e la messaggistica istantanea. Da tutto questo emerge una diminuzione dell’importanza di Facebook come edicola ovvero come luogo dove si leggono le notizie. A mio avviso è una opportunità che gli editori tradizionali possono cogliere per uscire dall’angolo in cui il social di Mark Zuckerberg li ha relegati”.

Negli ultimi giorni ha fatto molto scalpore il post della Isoardi che ha comunicato al mondo di aver lasciato Salvini tramite post su Instagram e una foto #aftersex. Quale è la sua lettura di questo fatto?

“Non do un giudizio sul piano morale se sia stato giusto farlo oppure no. Su questo ognuno ha le sue opinioni. Da un punto di vista strettamene comunicativo lo leggo come la conferma della capacità che hanno sviluppato alcuni leader politici di parlare sui social direttamente al loro pubblico, umanizzando la loro figura. Tuttavia c’è un limite a questa strategia: i risultati. Prima o poi gli elettori chiederanno comunque conto delle promesse fatte. La comunicazione non basterà più e necessariamente dovrà entrare in campo la politica”.





Tra i vari partiti e movimenti italiani chi sta facendo la comunicazione migliore?

“La comunicazione non è mai slegata dalla proposta politica. Non puoi comunicare efficacemente se non hai chiaro un pensiero, una linea e una squadra che può presentarsi credibilmente all’opinione pubblica. A mio avviso oggi Matteo Salvini e la Lega sono quelli che stanno comunicando meglio dal punto di vista tecnico ma perché hanno alla base un pensiero strutturato e un consenso all’interno della propria base elettorale. Tutto questo è confermato dalla crescita significativa sia dei follower che dell’engagement dei loro profili social. Il Movimento 5 stelle invece sta soffrendo un po’ l’essere passato da una fase movimentista ad una governativa che impone maggiori vincoli sulla comunicazione”.

E il Partito democratico?

“Sta attraversando un periodo particolare e a differenza di Lega e M5s non ha la necessità di tenere alta la temperatura ideologica e quindi ricorrere a una campagna elettorale e a una mobilitazione permanente. Ma necessariamente le cose cambieranno nei prossimi mesi. Primo perché dovrà porsi il problema di raccontare al meglio le proposte dei diversi candidati alla segreteria e secondo perché ci saranno le elezioni europee che impongono un obiettivo di mobilitazione immediata”.

Crede alla teoria che potenze internazionali come la Russia siano in grado di influenzare le campagne elettorali di un paese (esempio gli Stati Uniti) o si tratta di fake news messe in giro ad arte per gettare discredito sui vincitori?

“Non credo che una potenza straniera possa incidere  sull’esito di una singola elezione tuttavia è innegabile che i social siano stati utilizzati per condizionare il voto. E la conferma arriva dalle scelte fatte negli ultimi mesi da parte di Facebook per aumentare i controlli e la trasparenza. Una serie di novità che andavano prese da tempo e che dovranno essere consolidate in futuro”.




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