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Asta ceto Real Maestranza

Redazione SikeliaNews 30 Maggio 2019 0
Asta ceto Real Maestranza

Casteltermini, 30, 05 2019 (SikeliaNews) Si svolgerà stasera, a partire dalle 21,3o circa, l’asta per che assegnerà l’ultimo posto per la cavalcata del Ceto Real Maestranza di sabato 1 Giugno.

La Maestranza – In Sicilia quasi ogni città, paese, villaggio ha avuto e a volte ha simbolicamente conservato la sua Maestranza.  Le truppe cioè delle maestranze cittadine, di cui fanno parte i commercianti e artigiani: maestri barbieri, calzolai, fabbriferrai, falegnami, figuli, muratori, picconieri, sarti, scalpellini, sellai, stagnai e nel nostro caso solfatari, si propongono con le caratteristiche di milizie artigiane in difesa del territorio quando questo veniva attaccato o anche a difesa del proprio signore quando se ne presentava la necessità, così avveniva in tutta la Sicilia.

 

Nel 1551, queste milizie ottengono il diritto di riunirsi in Corpo Unico di Milizia Cittadina comandato da un Capitano d’arme. I suoi compiti di polizia municipale proseguono nel XVII secolo e nell’età barocca, quando la milizia partecipa alle processioni dei santi protettori delle città e alle maggiori festività.

 

Dopo le vicende rivoluzionarie dell’inizio dell’Ottocento, al ritorno dei Borbone, il corpo fu smilitarizzato, anche per cancellare ogni velleità di ribellione. In questo periodo, la  Maestranza divenne quella che oggi ammiriamo nelle processioni della festa di S.Croce.

 

Il Capitano, spesso un uomo esperto d’armi, era alla testa di questi piccoli plotoni, interagiva con i militari di stanza e con le autorità, collaborava alla gestione dell’ordine pubblico e spesse volte coordinava i suoi uomini nelle mansioni di protezione civile.

 

 L’Alfiere e sbandieratori nacque alla fine del 1400 come segnalatore durante il periodo di guerra, per Comunicare con gli altri reparti attraverso lanci e sventolii dei vessilli, indicando, in questo modo, l’attimo più prezioso per l’attacco, i movimenti da effettuare con le truppe e le fasi salienti della battaglia, secondo un codice ben preciso. Il maneggio delle bandiere era affidato a bravi militi che avevano il compito di difendere le proprie insegne sino alla morte, poiché preziosi erano i valori rappresentati in quel drappo. Il telo della bandiera era realizzato con una striscia di stoffa o di pelle in diversi e molteplici colori, in modo tale che gli sbandieratori potessero essere riconosciuti dalle proprie truppe.

 

Nelle Accademie Militari e nei Collegi di educazione Militare veniva insegnata l’arte di sventolare la bandiera, poiché i Signori d’Italia vedevano in questo un nucleo di difensori utili al mantenimento del proprio principato. In seguito, nel seicento, presso le corti dei grandi Principi Italiani era frequente l’esercitare dei giuochi di bandiere in modo da intrattenere i cavalieri e le dame. L’Alfiere a Casteltermini conserva ancora questa funzione, deve sapere sbandierare e si deve esibire nel “fondamentale” del lancio della bandiera.

 

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