VOGLIAMO ESSERE IN-CAPACI D’AVER PAURA (di Federica Vattano)




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[/dropcap]Sono passati ventisette anni dal 1992, anno che in un certo senso ha cambiato notevolmente la mia terra, la Sicilia.

Quello fu l’anno delle stragi di Capaci e di via D’Amelio a Palermo, ma anche degli attentati di Milano, Roma e Firenze.

Fu anche l’anno di Tangentopoli e che segnò la fine della cosiddetta Prima Repubblica.

L’effetto che dovevano sortire questi attentati, così plateali, era di “mettere a tacere” menti fini e brillanti, che con prove e fatti avevano capito il meccanismo e i protagonisti celati dietro Cosa Nostra.

Omertà e potere sono purtroppo le parole cardine che riecheggiando nelle associazioni mafiose e sfortunatamente si ripercuotono nel nostro essere e in ciò che siamo abituati a dire e a fare “nenti vitti e nenti sacciu”.

La Mafia è un fatto umano, ma anche sociale.

È una piaga, un male che noi stessi ogni tanto incrementiamo e nutriamo attraverso i nostri comportamenti.

Quel giorno le trasmissioni interrompono il loro palinsesto quotidiano, lo sgomento, il dolore e la disperazione fanno d’apripista alle emozioni di quel pomeriggio.

Il 23 maggio 1992 nel carcere Ucciardone e in alcune zone di Palermo molti criminali brindano alla morte del giudice Falcone, della moglie Francesca e della scorta con fiumi di champagne.

Questo è il furore del Male, è il pianto comune, una disperazione dell’anima, un dolore enorme.

Ciò che resta dello Stato sembra vacillare, i vertici tremano.

La Sicilia è ferita, tutto è in frantumi, una nube di confusione avvolge la nostra bella isola.
Giovanni, Francesca, Antonio, Vito e Rocco amavano la vita, hanno dato tutto allo Stato e per la giustizia italiana.

E noi come abbiamo ripagato questo sacrificio?

Ancora ad oggi le stragi hanno mezze verità, molte cose non tornano e io spero solo di sbagliarmi.

Vogliamo la verità e che venga fatta giustizia.

Non si può tollerare di venire ricordati solo nei giorni della loro morte, perché ci dovrebbe essere un monito comune, una coesione sociale d’insieme.

“La mafia non è affatto invincibile.

È un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio, e avrà anche una fine.

Piuttosto bisogna rendersi conto che è un fenomeno terribilmente serio e molto grave e che si può vincere non pretendendo eroismo da inermi cittadini, ma impegnando in questa battaglia tutte le forze migliori delle istituzioni.” (Giovanni Falcone)

 

Queste non sono solo parole, ma è un atto di rilascio da parte di Giovanni Falcone per le generazioni del domani, perché chiunque possa vivere consapevolmente avendo ben chiaro ciò che è stato e che la paura è quell’elemento che ci fa morire due volte, nel momento dell’omissione della verità e con la morte del cervello.

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