Vincenzo Salamone: l’uomo, l’artista, il musicista in tour (intervista di Rita Bellanca)

Erano anni che non ci si vedeva, che non si discuteva amichevolmente del più e del meno, ma con la sua musica Vincenzo Salamone è stato sempre presente nella mia vita, nella vita di molti di noi. E questa volta il web e i social si sono rivelati utilissimi. Castelterminese doc, questo bisogna specificarlo per i giovani di nuova generazione, Vincenzo è andato via dal nostro paese diversi anni fa e quindi è più noto a noi “evergreen”, sia come amico sia come artista. Perché Vincenzo Salamone non è semplicemente un musicista-cantautore, è un artista a tutto tondo. Poter assistere alle sue performance musicali è un vero spettacolo, uno spettacolo che coinvolge e rapisce il pubblico.

Lascio quindi parlare l’uomo, l’artista e il musicista in tour!

 

Vincenzo, che fine hai fatto?

Vivo a Roma dal 2015. Nel 2012 vivevo ancora a Palermo e in quell’anno decisi di raccogliere il mio lavoro in una pre-produzione intitolata “Acqua, vino e santità”, composta da otto tracce che ho utilizzato come disco demo, una sorta di biglietto da visita per farmi conoscere. Di lì a poco feci dei live importanti, come quello al Teatro Garibaldi Aperto insieme a Dimartino e l’opening per Roy Paci nel 2013 al Pride Nazionale ai Cantieri Culturali alla Zisa, entrambi a Palermo, e nel 2014 aprii il concerto di Daniele Sepe al Memorial Peppino Impastato, a Cinisi. Dopo quel periodo molto florido per la mia produzione e per l’avvio ufficiale del mio progetto decisi appunto di trasferirmi a Roma per arricchire il mio percorso musicale; e infatti, dopo l’incisione degli altri brani partii e ultimai il mio primo disco, uscito a maggio del 2015.

 

Chi è Vincenzo Salamone uomo e musicista/cantautore?

Vincenzo Salamone è un uomo come tutti, con suoi vizi e le sue virtù. A volte si tende a pensare che un artista viva in un cosmo parallelo e per certi versi questo è vero ed è anche molto difficile da spiegare. Però un artista è anche e soprattutto un uomo e come tale si trova a dover risolvere problemi, accettare la realtà e a combattere ogni giorno per le sue idee e per i suoi sogni…queste due ultime prerogative in me sono molto spiccate. Il Vincenzo musicista e cantautore credo sia tutto questo. Non si può spiegare appieno l’alchimia dell’arte, è molto complesso, salvo attingere alla storia del proprio vissuto che si lega indissolubilmente a quella dose di magia inspiegabile cui bisogna aggiungere tanto studio, tanta passione, molta sensibilità e uno spirito d’osservazione non indifferente. Di una cosa sono certo…che l’arte, la musica, nella maggior parte dei casi ti vengano a bussare alla porta come una presenza aliena che naturalmente si fa forte della tua conoscenza, del tuo studio e del tuo volergli concedere te stesso. Le mie canzoni sono nate sempre dall’ osservazione della gente o di certi contesti, certi quartieri o condizioni, certe taverne che fanno da contrasto al mondo patinato e rutilante dell’oggi; nascono dal mio vissuto, dall’ emozione, dalla rabbia, dall’ eccitazione, insomma dalla vita e da quel grande palcoscenico nel quale viene rappresentata.

Com’è nata la tua passione per la musica e quali sono stati i tuoi più grandi successi da quando hai cominciato a cantare?

Come ogni musicista e cantautore penso che alla base ci sia un’educazione all’ amore per la musica. A me proviene dalla mia famiglia, in casa mia si è sempre usata la musica come mezzo espressivo e di incontro, mi piace ricordare i pomeriggi dopo pranzo, da bambino, nei quali mio padre imbracciava la chitarra e si cantava tutti insieme. Naturalmente crescendo in un contesto del genere è quasi scontato che le tue orecchie ed il tuo cuore si aprano all’ ascolto. Ho sempre ascoltato e suonato i generi più vari, dalla musica italiana degli anni ’60 ai classici della musica internazionale, dal progressive degli anni ’70 allo swing anni ‘30, al rock e tanto altro. Crescendo, le contaminazioni musicali sono sempre aumentate. Ascoltavo jazz e lo ascolto tuttora, ascolto molto il blues delle origini e sento un forte impulso verso il folk non soltanto nostrano, con tutti quei suoni tradizionali e con tutte le sue differenze da paese in paese e da regione in regione del mondo. Il mio più grande successo, che va al di là dei numerosi premi e riconoscimenti professionali – tra cui anche il Premio Bruno Lauzi nel 2016, consegnatomi da Ron, o la candidatura al Premio Tenco nel 2015, con l’album “ Il Palliativo”– e al di là delle recensioni molto positive sui miei lavori, è la gioia di sentirsi amato dal pubblico e di scoprire quando vai in un posto anche molto lontano da casa che c’è sempre qualcuno che ti conosca e apprezzi già le tue canzoni ancora prima di averti conosciuto personalmente.

Che cosa significa per te cantare e soprattutto a cosa aspira la tua musica?

Cantare, così come scrivere canzoni e arrangiarle, così come dipingere o scrivere poesie o racconti, per me significa provare ciò che può provare un trapezista o un funambolo… è una sensazione molto forte, un istinto molto importante e vitale per me, nel mio lavoro però il rischio di cadere e farsi male è più ridotto.

Il disco o la canzone che ti ha cambiato la vita e 3 canzoni (di altri) che ami perché…

Come spiego spesso nelle mie interviste, non sono stato mai nei miei ascolti o nelle mie letture un grandissimo fanatico e idolatra, sono state invece la diversità d’espressione e la molteplicità di esse che mi hanno sempre colpito nell’arte, sia degli altri che della mia. Non potrei darti dei titoli precisi… dovrei stendere un catalogo sterminato di generi, di dischi, libri, canzoni ed opere d’arte che sembrano distanti anni luce uno dall’altro… ma il pregio di un artista, secondo me, è proprio avere come tanti occhi puntati su varie direzioni distinte tra loro e captare i colori anche quelli più nascosti, dietro suoni o gesti i più diversi.

Il duetto dei tuoi sogni con chi?

Guarda, più che di duetti parlerei di collaborazioni, potrei dirti che mi sarebbe piaciuto collaborare con Dalla o con Pino Daniele e sicuramente con la nostra Rosa Balistreri… con De Andrè, ma posso solo omaggiarli. Per le collaborazioni con artisti ancora viventi direi Dylan o De Gregori, volendomi spingere molto in alto, forse Guccini o Baccini, Capossela, Orchestraccia o l’Orchestra di Piazza Vittorio e tanti altri la cui musica valica gli stereotipi e rimanda ad un mix di culture e suoni.

 

Progetti per il futuro…

Ho in cantiere un disco, a cui ho iniziato a lavorare qualche mese fa ma e che avrà bisogno di un po’ di tempo per venire alla luce, sarà un lavoro antologico con parecchi brani e varie sfumature della mia musicalità, con molti musicisti al suo interno; naturalmente continuerò con i miei live. Attualmente sto girando lo stivale portando nei club, teatri, piazze e sale concerto il mio “Tante strade Tour” che è una summa delle mie canzoni già edite, tranne qualche accenno a nuove cose, in chiave perlopiù acustica.

Fai un appello ai giovani di Casteltermini…

Posso solo dire ai giovani castelterminesi, ma direi siciliani in generale, di attingere dalla nostra antica cultura, molto ricca e preziosa e di imbeversi della bellezza che li circonda e studiare a fondo anche il marcio che l’avvolge, per poter spiegare le ali, ognuno a suo modo. E direi che cercare la propria strada, anche se è quella meno di moda, criticata o la più difficile da percorrere, sia la cosa più vera ed efficace che possano fare.

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