Se fermiamo le Feste Patronali…

Faccio una doverosa premessa, questa vuol essere una pacata riflessione e non un articolo di critica, sono ben conscio che quello delle Feste Patronali sia un campo dove è la Chiesa ad esercitare la “giurisdizione”… e il sottoscritto ne riconosce autorità e magistero; ma, in quanto fedele, oltre che appassionato di feste patronali, tradizioni, bande musicali etc., desidero offrire una semplice riflessione attraverso la quale, magari, si possa trovare lo spunto per poter esercitare un momento di fattiva discussione.

Dire che la festa patronale sia solo una festa religiosa sarebbe riduttivo ed incompleto, significherebbe dimenticare la genesi di queste manifestazioni nate per spiegare, rendere “visibile” ai meno avvezzi, il Messaggio. E siccome spesso, nell’antichità, il popolo dei fedeli non possedeva i mezzi per accedere e quindi leggere le Sacre Scritture, la Legenda Aurea o altri trattati di agiografia, si riteneva opportuno, se non necessario, affidare il messaggio alle immagini… ed ecco le statue dei santi, i simulacri, le processioni.

Con l’andar del tempo attorno a queste pie manifestazioni crebbe il sentimento di pietà popolare che ha portato e porta i fedeli a sentire il Santo, spesso rappresentato anche solo dal simulacro, come uno di famiglia, un parente a cui confidare le proprie ansie, a cui chiedere consiglio, ausilio e conforto,  a cui offrire un sacrificio, un dono, magari travisando la vera essenza del rapporto ma, sempre con sentimenti di genuina spontaneità.

É innegabile che tutto questo, specialmente qui da noi al Sud, ha fatto crescere piccole e grandi manifestazioni che sono poi diventate tradizioni, storia e, soprattutto, vere e proprie istanze culturali che, per essere comprese, devono necessariamente essere analizzate a fondo e sotto ogni singolo aspetto.

Detto ciò, è facile cogliere il dato di fatto più evidente, ossia che la festa patronale è una manifestazione che coinvolge tutta la collettività, non solo a livello religioso, ma anche a livello sociale ed economico.

Dietro ad una festa religiosa c’è  un paese che si raccoglie per far  “comunità”, che si raccoglie per vivere unito un momento di festa, c’è una banda musicale che ne allieta i momenti, banda musicale composta da parecchi elementi che all’interno della festa trovano giustificazione e soddisfazione per i sacrifici spesi nello studio, trovano l’adrenalina del confronto con le altre bande e, perché no, trovano la soddisfazione di un piccolo, a volte anche se solo simbolico, riconoscimento economico.

Dietro ad una festa ci sono i fiorai pronti a confezionare i colorati omaggi floreali, ci sono le ditte di fuochi pirotecnici, quelle delle luminarie artistiche, ci sono le bancarelle che fanno colore e folklore, ci sono i commercianti che legano i giorni di festa alla produzione del dolce tipico, del pane della tradizione, quelli che aspettano la festa per vendere i capi della nuova stagione, i fotografi pronti a documentare la nostra partecipazione all’evento, gli operatori dei bar che durante la festa faranno l’incasso “della tranquillità”. Ci sono tanti esempi simili a questi che si possono mettere in evidenza o che si possono tralasciare, soltanto di uno non si può sottacere: il ruolo che i fedeli assumono all’interno di dette manifestazioni.

Ci sono i fedeli, e sono tanti,  a cui è stato insegnato, tanto per rimanere in Sicilia, che la processione delle reliquie della Santuzza fermò la peste di Palermo nel 1625, fu così che Santa Rosalia ne divenne la patrona.

É possibile oggi dire ai fedeli che bisogna rivedere la loro posizione?

É possibile dire ai fedeli che oggi va fatta l’operazione inversa, e cioè che per combattere la malattia non bisogna più fare la processione, ma, anzi, si ritiene necessario evitarla?

Per correttezza, deve essere precisato che il problema venutosi a creare non è di semplice risoluzione, non rientra nelle competenze dei semplici Parroci, la cosa che va detta con chiarezza è che non esiste alcun divieto allo svolgimento delle processioni.

Da tempo il Governo, il Ministero degli Interni e la Conferenza Episcopale Italiana hanno una fitta interlocuzione in materia e, proprio ieri, il Ministero, tramite un documento del Dipartimento per le Attività Civili e l’Immigrazione, ha in sostanza ribadito che, a tal proposito, non esiste alcun divieto, soltanto una ferma raccomandazione atta a far rispettare tutte le misure antiCovid.

É chiaro che per quest’anno non potremo aspettarci di celebrare le nostre feste con le stesse modalità di sempre, è chiaro che non potremo viverle come le abbiamo sempre vissute!

Impossibile pensare ai gioiosi assembramenti tipici delle nostre feste, ma una sfilata ordinata del simulacro, con al seguito una ordinata e distanziata presenza di fedeli con la torcia/fiaccola, perché no?

Se i fedeli, piuttosto che seguire il simulacro in processione, gli fanno da corona lungo tutto il tragitto, mantenendo un prudente di stanziamento e usando le mascherine, perché no?

Non è facile districarsi in una situazione così poco chiara a livello regolamentare, ma non posso astenermi dall’auspicare che i Vescovi non si limitino ad un divieto tout court, che operino con discernimento, affinché, con spirito di collaborazione tra i parroci, le autorità civili e il popolo di Dio si trovi, anche prendendo in esame gli eventi caso per caso, una soluzione operativa che non disperda il molteplice patrimonio di fede, di cultura ed economico che le feste patronali rappresentano.

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