A mortarboard and graduation scroll, tied with red ribbon, on a stack of old battered book with empty space to the left. Slightly undersaturated with vignette for vintage effect.

Niente da aggiungere… (di Rita Bellanca)




Casteltermini 04/01/2019 (SikeliaNews) – È la mattina del 30 dicembre 2018. Ci si organizza per il Capodanno, si è stanchi per le lunghe nottate trascorse a mangiare, a giocare, a chiacchierare, ma il primo dell’anno incombe e quindi bisogna essere comunque attivi. Tutti tranne me, come avrete capito io per le festività natalizie non mi scomodo più di tanto. Seduta sul divano, scorro un po’ le pagine social piene di tavolate e buoni propositi per l’anno che sta per venire. Ecco Valentina, Valentina Giuliana, una mia ex collega universitaria, che pubblica anch’essa sul suo profilo facebook un lungo post. Mi soffermo a leggerlo, a rileggerlo, ed alla fine commento con un laconico “Niente da aggiungere…” seguito da un cuore (che viene dal cuore).

“Di colloqui in Sicilia ne ho fatti a tonnellate, per non parlare di lavori. Uno studente che deve mantenersi sa essere parecchio creativo dal punto di vista lavorativo. Non starò qui a raccontarvi del perché ogni colloquio si dimostrasse una truffa nuova e ben pianificata perché non ho voglia di raccontare del massacrante lavoro come cameriere o da cantiere sotto il sole cocente. Sono arrivata al tanto sudato obiettivo, la laurea, e qualche mese fa decido di partire, così, senza lavoro per la Germania. In due mesi ho lasciato tutto: amici, parenti, casa e tutti i miei anni di vita sono stati messi da parte con annessi sacrifici. Sono arrivata a Monaco, una bellissima città della Baviera dove il freddo è tagliente tanto quanto i paesaggi mozzafiato. Ho iniziato a lavorare dopo una settimana, (ps. E ho dovuto rifiutare altri 5 o 6 lavori, ho “dovuto” scegliere). Una realtà nettamente diversa dalla nostra: ho un contratto part-time (per mia scelta), lavoro 5 ore al giorno ed ho una marea di tempo libero, tempo che sfrutto per studiare la loro lingua. (E non vi racconto delle leggi che hanno qua relative ai contratti… tipo salario minimo, obbligo di contratto ecc…). Mi sento una ladra, perché non credo possibile che lavorare queste cinque ore mi permetta di ricevere uno stipendio puntuale, una tredicesima, di maturare delle ferie e di avere dei diritti. Mi sento quasi quasi in debito con qualcuno, sento che non sto “sudando” a sufficienza da guadagnare questi soldi.
Ci ho messo un po’ a realizzare che sbagliavo ragionamento: è in Sicilia che le cose erano andate male, non qui a Monaco. A casa mia, per raggiungere lo stipendio che guadagno a Monaco dovevo lavorare in nero per un mese, almeno dodici ore al giorno; niente ferie retribuite, niente malattia nessuna certezza sul domani. È un paradosso quello che sta succedendo, la Merkel “invita” a venire perché mancano circa 1,6 milioni di lavoratori qualificati e quasi un’azienda su tre non riesce a occupare le posizioni vacanti. Cioè qua, dove il tasso di disoccupazione è basso, per non parlare di Monaco che è stata eletta la città più vivibile al mondo, ci invitano e da noi ci invitano pure… però ad andarcene!!! Capite bene che pur volendo tornare sono costretta a rimanere qua, a fare la fila per un caffè, scusate un espresso, a camminare a destra sulle scale della metropolitana perché il lato sinistro si lascia libero per chi va di corsa e… signori e signore a non dovere cercare un cassonetto per buttare una carta perché in qualsiasi punto ti trovi ne hai uno accanto! Assurdo!!! Capite bene il conflitto che provo dentro, causato da quell’immane desiderio di tornare a casa e riabbracciare tutte le persone che amo, e la necessità di rimanere in un luogo in cui i sacrifici fatti per continuare gli studi vengono riconosciuti. È dilaniante.
La mia terra, la Sicilia, va cambiata.
Vorrei tanto poter combattere per questo, rimanere e dare una mano per la sua rinascita ma sono anche tanto arrabbiata, perché noi “giovani” non veniamo spinti a credere che qualcosa possa cambiare, e ci ritroviamo a lottare tra due alternative che implicano sempre dolore: restare e accontentarci o andarcene e lavorare. 
Che amarezza!!! Perché rimanere a casa equivale a dire…sopravvivere”.

In molti commenterete con la solita domanda che viene rivolta a chi ha studiato archeologia, beni culturali, storia dell’arte: “Ma vivete in Sicilia, regione strapiena di opere d’arte, storia, parchi archeologici, come mai non lavorate?”. Non sto qui ad elencare, non basterebbero 100 articoli per rispondere alla vostra domanda. Capite bene che ciò non dipende dalla nostra volontà. Come non dipende dalla volontà di alcuno lasciare la propria terra, i propri affetti, i propri studi (perché nella maggior parte dei casi nessuno lavora nel campo in cui si è specializzato!) ed andare via.

Io son fra quelli che son rimasti (non so ancora fino a quando…), Valentina è fra quelli che sono andati via. In entrambi i casi, nessuno ha vinto e nessuno ha perso; nessuno ha fatto la scelta giusta, così come nessuno ha fatto quella sbagliata. In ogni caso, nessuno ha fatto ciò per cui ha tanto studiato e sudato. Come noi, tanti di voi. Non voglio sputare sentenze, non l’ho mai fatto e neanche lo farò mai. Questa è l’Italia, questa è la Sicilia: “Niente da aggiungere…”.




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