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La Sicilia tra l’incuria e il maltempo (di Michele Rondelli)

Michele Rondelli 4 novembre 2018 0
La Sicilia tra l’incuria e il maltempo (di Michele Rondelli)








La Sicilia piange i suoi morti dovuti al maltempo e si prepara alla solita ridda di polemiche politiche: le opposizioni daranno la colpa a chi amministra, chi amministra darà la colpa a chi ha amministrato prima, chi ha amministrato prima se la prenderà con chi amministra e con chi si oppone adesso. Tutto questo ricorda Grand Guignol il macabro e cruento teatro parigino, dove accadevano le peggiori cose.

Quasi tutti i leader mondiali si scherniscono quando si parla di cambiamenti climatici globali. Negandoli. I politici minori non perdono occasione per scaricare le colpe su altri politici minori. Il fiume Akragas lo conoscevo solo perché ha dato il nome alla città, non potevo mai immaginare che quello che di solito è un placido fiumiciattolo si potesse ingrossare tanto da diventare pericoloso, sino a fare evacuare 50 famiglie!

Altri fiumiciattoli, come il Milicia, rivoli semisconosciuti salgono tristemente agli onori della cronaca per i guasti e le stragi. Nessuno può negare l’incuria di questi anni, allo stesso modo nessuno può negare che ci dobbiamo preparare a misurarci con fenomeni climatici nuovi, essere pronti a cambiare tutto, a migliorare e rafforzare ciò che non è più sufficiente. Non possiamo stare “come d’autunno sugli alberi  le foglie”, ci vuole un monitoraggio reale della situazione contingente, valutare concretamente la quantità d’acqua che si abbatte in pochi giorni in Sicilia.

Un’emergenza è per definizione una circostanza imprevista, ma se si ripete ogni anno e da Giampilieri a Casteldaccia segna 10 anni e decine di morti non è più emegenza… è inettitudine.

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