La nascita di Riccardo in piena pandemia: la dott.ssa Adriana Palumbo Magrì si racconta

L’emergenza Covid-19 è stato uno tsunami che ha travolto l’intera umanità, ci siamo ritrovati a vivere nel pericolo, nella paura e nella speranza di uscirne al più presto. Ecco, la speranza… di tutto ho parlato in questo periodo, ma non mi sono soffermata quanto avrei dovuto sulla speranza. Si è tanto parlato di “speranza di vita”, io invece vorrei parlare della “speranza che viene da una nuova vita”. Nascere nel bel mezzo di una pandemia è un ricordo che accompagnerà i nati di marzo, aprile, maggio… e chissà quanti altri bambini ancora.

Riccardo Damiani è nato il 16 marzo scorso, cinque giorni dopo il Dpcm che dichiarava “zona rossa” l’Italia intera. Tutto bloccato, ospedali in allerta, nessuno poteva viaggiare tranne che per motivi gravi e urgenti. E la dott.ssa Adriana Palumbo Magrì, in quel di Palermo, era alla fine dei suoi nove mesi di gestazione. Su Facebook tutti noi, sin dall’inizio, eravamo stati fatti partecipi della gravidanza ed avevamo visto crescere il pancione di mamma Adriana abbracciata sempre al suo Roberto.

Poi l’allerta Covid-19 si è prepotentemente impossessata di mente e corpo di ciascuno di noi, lasciandoci tralasciare tutto il resto. Il 18 marzo, sì, ben due giorni dopo, mi ritrovo a leggere un post della “zia” Rossella in cui era taggata “zia” Roberta (le due amiche-amiche di mamma Adriana”, zie ad honorem) in cui vi era scritto: “Noi abbiamo il nostro principino che ci rallegra queste giornate piene di speranza” #Riccardo #lontanemavicine #noirestiamoacasa.

Facevo i miei più sinceri auguri e accedevo ad Instagram. Lì, già il giorno prima, “zia” Roberta aveva annunciato il lieto evento scrivendo “Dicono che quando è Amore lo capisci subito… ed effettivamente quella mattina di luglio quando la tua Mamma, alle 8.30 del mattino, scrisse: “Amiche, ci siete per una videochiamata?” Io capii subito. Fu subito Amore, di quelli che ti fanno perdere completamente la testa! Oggi, 16 marzo 2020 alle ore 23:00 circa, “mi sei scoppiato dentro il cuore”. Sei nato in piena pandemia, in un periodo che passerà alla storia… dove il bacio è illegale, sconsigliato dalle autorità, e si è costretti a stare a distanza l’uno dall’altro. In un periodo in cui uno schermo è in grado di regalarci emozioni e una connessione ad Internet in grado di tenerci uniti abbattendo la distanza fisica. Ma sappi che un cuore che ama non conosce la parola distanza! Continuiamo a ripeterci e a ripetere che andrà tutto bene! E così sarà!! Deve andare bene!!! Proprio per l’amore incondizionato che provo per te (anche se ti assicuro che è difficilissimo!!) mi atterrò alle regole e ti vedrò e ti stringerò fra le mie bravvia “fra un po’”… quando tutto sarà finito e ti potrò spupazzare senza guanti e senza mascherina!! Nell’attesa sei obbligato dal governo a godere dell’amore smisurato di Mamma e Papà! Conosco questi 2 tipi… e ti assicuro che saranno dei genitori fantastici. Sei stato veramente fortunato.

E poi devi sapere che lassù hai un Nonno speciale che ti protegge! Me lo immagino… ti avrà presentato a tutti, col suo essere fiero ed orgoglioso della propria famiglia, che lo contraddistingueva! Di sicuro ti avrebbe detto: “Ciuciù non preoccuparti, andrà tutto bene!” #distantimauniti #maidistanti #andràtuttobene #16marzo2020 #gioiainfinita

Zia Robi

Riccardo è nato sì in piena pandemia, ma è nato anche in mezzo all’Amore con la A maiuscola. E la speranza è figlia dell’Amore, quell’Amore che ciascuno di noi dà gratuitamente e senza condizione alcuna, quell’Amore di cui Riccardo godrà per tutta la sua lunga vita.

L’undici marzo scorso tutta l’Italia è stata dichiarata “zona rossa”. Come hai vissuto da gestante al nono mese di gravidanza (compiuto) questa pandemia e questa decisione?

La notizia del dichiarare zona rossa tutta l’Italia ha visto in me contrapporsi due stati d’animo: da un lato mi rendevo conto che questa decisione fosse la più giusta da prendere per cercare di fronteggiare, con le opportune restrizioni (unico strumento disponibile), il diffondersi del contagio; in quanto gestante al nono mese compiuto non ho mai avuto particolare paura o ansia, perché avevo avuto modo, già nei precedenti giorni, di constatare la messa in atto di misure di controllo nella clinica dove avrei partorito, misure che mi rendevano sicura e tranquilla sia per me che per il mio bimbo. Dall’altro lato, si faceva, però, sempre più presente, un velo di tristezza e malinconia, poiché, con l’emanazione del decreto, ho realizzato che la nascita del mio bimbo sarebbe stata ben diversa da come tutte le coppie per mesi e mesi immaginano questo magico momento. Realizzavo quella sera che non avremmo potuto condividere con i nostri parenti e amici la nostra gioia.

Sei un medico, hai avuto timore più come medico o come futura mamma?

Come futura mamma non ho mai avuto timore, perché il mio essere medico mi ha aiutato a vedere la situazione nella sua oggettiva gravità, senza lasciare spazio a panico o sconforto, anche perché i dati relativi a donne in gravidanza non erano tanto diversi dal resto della popolazione, e quelli relativi agli eventuali contagi nei neonati o bambini per fortuna non erano preoccupanti.

Il 16 marzo è nato Riccardo, quali sensazioni e quali emozioni hai provato sapendo che né parenti né amici sarebbero potuti accorrere a festeggiare assieme a te e tuo marito?

La nascita di Riccardo è stato un mix di emozioni incredibili. Accanto alla gioia immensa, quella che ogni mamma di certo prova, si è però affiancata tanta tristezza dettata dal fatto di non poter avere accanto a me e a mio marito la mia meravigliosa famiglia che, insieme a noi, con tanta emozione aveva atteso l’arrivo di Riccardo. Avevamo immaginato il momento in cui tutti i nostri cari avrebbero conosciuto nostro figlio, invece tutto è stato diverso, sia in clinica che quando siamo tornati a casa, dove tanti confetti e palloncini aspettavano il nostro principino. Attendo con impazienza qualche restrizione in meno, in modo da poter vivere, anche se un po’ in ritardo, quella felicità con i cari, quella felicità immensa di cui il virus ci ha privati. Tuttavia, nonostante gli stati d’animo tristi, mi reputo fortunata rispetto ad altre mamme che hanno partorito in questo periodo, perché mio marito è riuscito ad assistere al parto prima che cambiassero le regole all’interno della clinica e a rimanere accanto a me e Riccardo nel corso della degenza.

Cosa racconterai a tuo figlio del periodo in cui si è trovato a venire al mondo?

Ci penso spesso a cosa e come racconterò a Riccardo del periodo in cui è venuto al mondo. Gli dirò che senz’altro è stato un momento difficile, un qualcosa di enorme che nel 2020 non sembrava minimamente immaginabile. Un periodo in cui ci siamo visti privati di un bene che forse ci sembrava scontato ai giorni nostri e che di certo torneremo ad apprezzare, ossia la libertà. Lo inviterò a riflettere anche sull’importanza e sul valore di un abbraccio, così come dello stare insieme ai propri cari. Inoltre gli racconterò di come i veri sentimenti non conoscano limiti, restrizioni o decreti, e della vicinanza e dell’amore che, nonostante le barriere e il distacco fisico, hanno raggiunto me e mio marito subito dopo la sua nascita, con mille chiamate, messaggi e videochiamate. Grazie a tutto questo affetto non ci siamo sentiti soli.

Fai un appello ai castelterminesi come mamma e come medico…

Come mamma, il mio invito è quello di dare il giusto peso al Covid-19 nella quotidianità, cercando di vivere con la giusta serenità l’attesa per uno dei momenti più belli: la nascita di una nuova vita. Da medico, invito tutti i miei compaesani a comportarsi come stanno facendo, rispettando al meglio le regole dettateci per il bene di tutti: questo è l’unico mezzo, in attesa di un vaccino, per contrastare il Covid-19 e vincere questa guerra, dopo la quale torneremo a riabbracciarci tutti.

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