La morte di B.B. King

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Due settimane fa il mondo della musica piangeva la scomparsa del soulman Ben E. King, autore della famosa hit “Stand By Me”. Il quotidiano il manifesto, nel darne annuncio sulla propria pagina facebook, incappava in una gaffe riportando erroneamente la notizia della morte di B.B. King. Nel metterci una pezza con la tempestiva rettifica ne auspicavano l’allungamento della vita poiché, credenza popolare vuole, se di qualcuno ne annunci la morte, rivelandosi poi una notizia infondata, gli allunghi la vita. Alla fine glie l’hanno allungata di sole due settimane. Con la morte di B.B King, che lo ha colto nella sua casa di Las Vegas all’età di quasi novant’anni e alla fine di vari problemi di natura diabetica, si chiude definitivamente la stagione dei vecchi maestri del blues.

 8cc18-harari-bb-kingL’ultimo rimasto ad aver accompagnato il blues dalla sua antica dimensione rurale fino al contesto urbano. Al secolo Riley B. King, la dimensione rurale la conosceva profondamente, essendo nato in Mississippi, culla mitologica del blues, ed essendo stato chino nei campi di cotone. Sarà uno dei principali artefici assieme a Muddy Waters (altro figlio del Mississippi) a ridefinire i canoni del nuovo blues, ed è a Los Angeles, alla fine degli anni ’40, che comincia ad affermarsi. Da lì sarà un’ascesa continua, entrando nell’immaginario collettivo con la sua figura iconografica (chi non ha mai sentito parlare della sua chitarra Lucille?) e lasciando un segno indelebile anche nella parte più tecnica, con il suo famoso vibrato con il dito indice.

 obama_bb_king_casa_bianca_getty“The Thrill in Gone”, “Three O’Clock Blues” sono solo gocce di quel mare di successi nati dal suo pugno e dalla sua chitarra. Con gli anni diventerà punto di riferimento per nuove generazioni di chitarristi, e tra i suoi discepoli ritroveremo Jeff Beck, Eric Clapton, Stevie Ray Vaughan; di quest’ultimo sarà proprio King a prendere le difese in occasione di una premiazione che vedeva tra i premiati il chitarrista texano, reo, a detta di vecchi tradizionalisti, di non rispettare il blues. Questo a dimostrazione di come King abbia avuto un ruolo fondamentale nell’adattamento dei nuovi linguaggi, proiettando così la sua musica verso innumerevoli collaborazioni anche in ambito pop e rock, come in “When Love Come to Town” che di “Rattle and Hum” degli U2 è una delle canzoni di punta.

 B-B-King-23Al tramonto del vecchio secolo lo ritroveremo anche in un gustoso cameo in “Blues Brothers 2000” nel ruolo del venditore di auto usate signor Gasperone; all’alba del nuovo si farà scarrozzare dal suo discepolo Clapton nel pluri-premiato “Riding with the King”. Il Re è stanco, e nel 2002 annuncia il tour di addio. Tra le date italiane figuravano anche due tappe siciliane: Palermo e Catania. Nella splendida cornice di Villa Bellini, in una afosa serata di luglio etnea, il Re non si risparmiò, ed il concerto fu splendido. Sembrava proprio un Re sornione seduto sul suo trono. Nel 2005 per gli ottantanni si regalerà “B.B. King & Friends”, attorniato da parte della sua sterminata corte: Van Morrison, John Mayer, Mark Knopler, Billy Gibbons. Nonostante i proclami continuò a tenere concerti fino allo scorso ottobre. Il Re è morto, viva il Re!

2 thoughts on “La morte di B.B. King

  1. Melo, forse erano Blues anche le opere letterarie e cinamatografiche americane come quelle che ora mi passano per la mente, dopo aver letto il tuo testo colorato e vibrante di musica.. Sono, Indovina chi viene a cena, Nero come me, Il colore lilla….vi sentivo in queste opere ci lo strascico essenziale del blues….

  2. Grazie caro Piero! Certamente, il blues passa anche da lì. Amiri Baraka ne il suo “Il Popolo del Blues” scrive: “L’estetica blues è solo un aspetto della totalità dell’estetica afroamericana. Una cosa ovvia, dal momento che il blues rappresenta solo uno dei vettori espressivi di un’unica origine materiale, storica e psicologica. La cultura è il risultato di uno “sviluppo psicologico comune”, che a sua volta si fonda sull’esperienza di condizioni materiali comuni che, in ultima analisi, appaiono politicamente ed economicamente definite. La cultura afroamericana nasce come vivida espressione e sviluppo storico del popolo afroamericano, un popolo dell’emisfero occidentale, la cui storia e retaggio dipendono tanto dall’Africa quanto dall’America.”. Un abbraccio!

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