La miniera, i carusi, la protezione di Maria SS. Annunziata (di Rita Bellanca)

[checklist]

  • Item #1
  • Item #2
  • Item #3

[/checklist][highlight color=”eg. yellow, black”]…[/highlight][one_fourth last=”no”]…[/one_fourth]




Casteltermini 04/08/2017 (SikeliaNews) – Venerdì 11 agosto a Casteltermini prendono il via i festeggiamenti in onore di Maria SS. Annunziata, da sempre protettrice dei nostri zolfatari. Venerata da chi ha passato tutta una vita dentro le miniere e dalle famiglie che con ansia e trepidazione aspettavano ogni giorno il ritorno dei propri cari sani e salvi. Il Comitato Volontari per la Miniera-Museo Cozzo Disi, già da qualche anno a questa parte, fa sì che la festa possa ritornare agli albori di un tempo, quando la nostra cittadina, la cui economia dipendeva proprio dalla miniera, onorava e festeggiava “a Nunziata” per ben tre giorni, giorni di preghiera, svago e divertimento.

L’odore acre dello zolfo, le ferite su tutto il corpo, la fatica, il sudore, le detonazioni e le tragedie. Storie ordinarie di un mondo, quello delle miniere, che ha accompagnato l’uomo nelle epoche, ha segnato il cammino della nostra amata Isola e il vissuto delle popolazioni della Sicilia occidentale. Queste mie righe, oltre a ricordare i tragici eventi che si sono susseguiti negli anni, a partire dal 1800 (data della messa in opera della Miniera di Cozzo Disi), si propongono di porre l’accento sulla necessità di non perdere la memoria di chi ha lavorato in queste miniere e di chi in queste miniere ha perso la vita. Una sopravvivenza forzata di adulti e bambini perpetratasi con la complicità delle Istituzioni pubbliche, nazionali e regionali, sul loro silenzio su tale indescrivibile barbarie, durata oltre cento anni, che condannò alla sofferenza e alla morte decine di migliaia di indifesi siciliani. Una memoria strettamente legata alla sopravvivenza delle miniere di zolfo che si stanno distruggendo, abbandonate da anni e anni ormai.

La più grande e dimenticata strage di minatori in Italia si è verificata in Sicilia il 4 luglio del 1916, disastro che portò alla morte ben  89 minatori siciliani, oltre al ferimento di molti di essi. La miniera/lager di zolfo si trovava proprio nella nostra  Cozzo Disi, tragedia  che peraltro seguiva una lunga serie di incidenti mortali (quelli conosciuti…) che in 50 anni hanno portato alla morte oltre 500 minatori, tra adulti e ragazzi – bambini dagli 8 ai 14 anni strappati alle loro povere famiglie per pochi spiccioli e ridotti alla schiavitù – così come tante altre anch’esse dimenticate.

A quei tempi vigeva un terribile contratto denominato il “soccorso morto”, vera deportazione: se la famiglia povera e numerosa aveva bisogno di un misero prestito per sopravvivere, questo gli veniva concesso a patto che desse in garanzia un suo figlio il quale veniva sfruttato senza pietà e abbandonato a se stesso dai suoi parenti. Se un giorno la famiglia avesse restituito i soldi (ma spesso i bambini morivano di malattie, di stenti o per incidenti che erano all’ordine del giorno) i pochi che riuscivano ad arrivare alla vecchiaia (molti di questi erano costretti a rimanere all’interno della miniera come ‘carusi’, ovvero schiavi a vita)  rimanevano in pessime condizioni fisiche e di salute. Questi bambini non venivano restituiti la maggior parte delle volte, perché le varie miniere se li scambiavano fra loro, per  cui spesso i genitori perdevano totalmente i contatti.

Ecco perché “dobbiamo” conservarne intatta la memoria, perché la perdita della vita di tante persone che hanno contribuito al benessere del nostro paese non sia una perdita qualsiasi, ma una perdita che spero possa contribuire al risveglio culturale, sociale, storico della nostra Casteltermini.

1 thought on “La miniera, i carusi, la protezione di Maria SS. Annunziata (di Rita Bellanca)

  1. Perché nella maggioranza dei cittadini di Casteltermini non vedo il calore dei sentimenti che invece si colgono con incontestabile evidenza nelle note dell’autrice che ho conosciuto mesi fa e con la quale sarei lieto di dialogare anche a distanza ?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *