#seseialcocoasivede

“Io ricercatore precario del Cnr in fila per il reddito di cittadinanza”

Redazione SikeliaNews 18 Marzo 2019 0
“Io ricercatore precario del Cnr in fila per il reddito di cittadinanza”




di Antonio Condorelli per livesicilia.it

La rabbia di un ricercatore specializzato condannato dalla politica alla precarietà.

CATANIA – “Mi chiedo e vi chiedo, se sia giusto che un ricercatore del Cnr, un importante ente pubblico nazionale, stamattina debba essere in fila a chiedere informazioni per il reddito di cittadinanza oppure se non dovrebbe trovarsi a lavorare svolgendo l’attività per la quale si è laureato e specializzato?”. Sergio ha 48 anni, una moglie e due figli, dopo venti anni di precariato, parte dei quali al Cnr, è uno dei tanti catanesi in fila nei centri di assistenza fiscale per il reddito di cittadinanza.

Il suo sguardo, dopo una vita di sacrifici, è spento. La sua esistenza, in questo momento, è sospesa tra il mondo della ricerca agroalimentare, del quale è un esperto e la necessità di fronteggiare le esigenze famigliari. Per questo lo incontriamo di buon mattino in piazza Dante, nei pressi del Caf Cgil.

Sergio non rientra, insieme ad altri ricercatori, tra coloro che sono stati stabilizzati grazie alla legge Madia; il governo Gentiloni aveva stanziato circa 70milioni che sono serviti ad assumere 1.300 ricercatori, ma lui, agronomo, è rimasto fuori. “Insieme ad altri – confida a LiveSicilia – stiamo tentando di capire quale sarà la nostra sorte, sono qui a chiedere quali siano i requisiti per il reddito di cittadinanza, soprattutto quelli relativi al patrimonio immobiliare”.

RABBIA – Sergio non si dà pace. “Mi chiedo anche perché mi trovo qui e non a fare il mio lavoro dopo aver maturato tanti anni di attività nel Cnr, le congiunture non dipendono dalla mia volontà ma oggi mi trovo a chiedere delucidazioni su questa scialuppa di salvataggio”. Una scialuppa nel mare in tempesta. Questo è il reddito di cittadinanza per un ricercatore pronto ad accettare qualunque tipo di lavoro. “In questo momento – continua il precario – gli aspetti che riguardano la tipologia del lavoro che vorrei fare passano in secondo piano, bisogna essere pronti a fare i conti con le scadenze che si hanno in famiglia”.

ADDIO ITALIA – Dopo una vita di studi, Sergio sta pensando di lasciare l’Italia. “Ho preso in seria considerazione l’idea di andare in un Paese dell’Europa del Nord, basti pensare che a 48 anni, con 20 anni di precariato alle spalle, sono qui a sperare di essere stabilizzato”.

Mentre spera nelle decisioni del Governo sul Cnr, Sergio si guarda attorno, è circondato da molti catanesi che hanno perso tutto, sono i nuovi poveri. Lui è a testa alta, senza esitazioni entra nel patronato. Non c’è più tempo per guardare indietro.




Lascia un commento »