IO, MIA MADRE, LA MAESTRA E LO SMARTPHONE (di Serena Ferrara)




Non ricordo che ogni mattina mia madre (casalinga) perdesse tempo a giocare con me… Non ricordo di aver mai dettato la sua agenda…Ricordo invece la risposta ampia, piena e priva di accondiscendenza al lamento “mi annoio!”: “Leggi, scrivi, ascolta la radio, guarda la TV, accendi l’Amiga, esci fuori a giocare!”. Un ventaglio di scelte che andavano dalla scoperta dei tesori della solitudine e del silenzio, alla fruizione autonoma dei media, fino alla libertà del gioco all’aperto. Da diluire nel tempo dilatato della calura estiva, con l’obbligo implicito che nessuna si prolungasse oltre il tempo consentito dal buon senso e dagli impegni quotidiani. Da parte sua, un’offerta libera da sensi di colpa e da timori. Per noi, un esercizio di libertà, di gestione del tempo libero, di senso critico e responsabilità.

Poiché, nel nostro caso, la scelta cadeva quasi sempre sull’ultima possibilità, la conversazione si chiudeva con quel saggio di ostentata finta indifferenza che metteva definitivamente nelle nostre mani il destino di ogni singola giornata: “si ti sciuppii, ti dugnu u ristu”!

Ricordo, analizzo, soppeso con quel che sono, o meglio siamo diventate, e mi pare non sia andata troppo male… Una generazione di donne consapevoli, ambiziose, forti e responsabili che resistono perfino di fronte alla delusione di non veder realizzati i propri progetti.

Tuttavia, siamo anche una generazione di donne e di mamme bombardate da una nuova, inedita, fioritura di discorsi paternalistici finalizzati a farci credere che tutto debba gravare sulle nostre spalle (la cura, la pulizia, l’educazione, perfino il gioco) e per farci sentire in colpa ogni volta che decidiamo di dedicarci al nostro lavoro (senz’altro anche quello di casalinga lo è), ai nostri bisogni sociali e culturali, ai nostri hobby!

DEVO OCCUPARMENE IO, perché poi domani lavoro…perché non le ho fatto il fratellino… perché devo offrirgli l’alternativa alla TV e al telefonino…perché in Italia la legge non permette ai papà di occuparsi dei figli…

Fa specie che siano spesso le donne più anziane ad abboccare al tranello e a criticare noi giovani per aver preteso di poter fare “tutto”.

Risultato?! Mamme fisicamente e psicologicamente provate, papà indirettamente stressati, bambini pretenziosi e perennemente delusi, educatori che con la scusa della “legittima difesa” scaricano barili di m….sulle famiglie (e a farne le spese sono soprattutto le mamme lavoratrici). E, da tutto questo marasma socioculturale, un solo potente oggetto magico emerge incontrastato: lo Smartphone!

Oggetto del desiderio per i bambini capace di oscurare qualsiasi altra forma di gioco o passatempo.

Croce e delizia per i genitori, logorati dalla quotidiana guerra del divieto e tentati dall’inedita definitiva liberazione dai capricci e dal lamento universale “mamma, mi annoio”.

Mezzo ideale del marketing per famiglie, mediante la costruzione di finti modelli familiari in cui genitori e, in generale, adulti rincoglioniti passano le ore impegnati nella produzione di “slime”, nello spacchettameno di giocattoli arrivati miracolosamente in casa per posta, e in “challenge” demenziali.

Nemico sconosciuto alla maggior parte degli insegnanti e degli educatori che se ne lavano le mani come Pilato, chiudendolo in una scatola di scarpe ogni mattina e annoverandolo tra i contenuti del barile di cui sopra.

Ma io, che ho rinunciato da tempo ad essere wonder woman, senza rinunciare ad essere donna e, soprattutto, persona; che non vado più d’accordo con i sensi di colpa, neanche con quelli prodotti “a uso e consumo” dei genitori, e soprattutto delle mamme; che non mi accollo i barili di m… scaricati sulla famiglia dai dispensatori di perle educative… io, in definitiva, scelgo la strada collaudata dell’ostentata finta indifferenza:

– “Mamma, mi annoio”! – “Leggi, scrivi, ascolta la radio, guarda la TV, prendi lo smartphone (ma non guardare quei deficienti disoccupati che passano il tempo a registrare video idioti….meglio i cartoni, le canzoncine in inglese o l’app dei giochi)…oppure, esci fuori a giocare e non farti male altrimenti le prendi!”.

Al resto, si spera, ci penserà l’esercito di pedagogisti, educatori, insegnanti e operatori per l’infanzia che il nostro Paese continua a sfornare e formare e selezionare con tanto zelo!




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