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Intervista a Giovanni Sicurello in occasione della pubblicazione del libro “La perfetta coincidenza degli opposti” (di Rita Bellanca)

Rita Bellanca 10 Febbraio 2019 0
Intervista a Giovanni Sicurello in occasione della pubblicazione del libro “La perfetta coincidenza degli opposti” (di Rita Bellanca)




Casteltermini 10/02/2019 (SikeliaNews) – Luglio 2013, Liceo Scientifico Madre Teresa di Calcutta, Casteltermini. Accompagno una ragazza a sostenere il suo esame di maturità e mi ritrovo a sostenere psicologicamente tutta la classe in preda ad ansia, pianto e disperazione. Tutta la classe tranne lui: sorriso a “54 denti”, riccioli biondi sparsi sulla fronte, linguaggio sciolto e sicuro, praticamente un alieno là in mezzo! Lui è Giovanni Sicurello, ragazzo mai visto in vita mia, sarà uno studente pendolare (ma che pendolare? È un purosangue castelterminese!). La mia morbosa curiosità mi spinge a fare una semplice battuta per accattivarmi le sue simpatie, sì da poter intavolare discorso, un discorso che continua tutt’oggi, via web la maggior parte delle volte, ma ben volentieri anche dal vivo, in estate, quando Giovanni torna nella sua Sicilia. Tutto è partito da lì, dalla mia prima domanda rivoltagli: “Ma tu dove andrai ad iscriverti dopo la maturità?”. Risposta: “Ancora non so, ma vorrei tanto tentare la carriera teatrale. Ho già scritto un libro, non so se ne sei al corrente, si intitola “Omnia vincit amor”. Il seguito è tutto un parlare di teatro greco e latino che vi risparmio. Parlare di teatro greco e latino con un diciottenne…un alieno!

Ecco come ho conosciuto Giovanni Sicurello, diplomatosi poi col massimo dei voti e partito subito dopo alla vota dell’Urbe per andare a frequentare la tanto sospirata Scuola di Recitazione. Tanto studio, tanto teatro, nuovi amici, nuova città, super impegnato su vari fronti, Giovanni ha da poco ultimato la stesura del suo secondo libro “La perfetta coincidenza degli opposti”. Non voglio rubarvi altro tempo, godetevi l’intervista.

Giovanni, dopo il gran successo del 2013 di “Omnia vincit amor” il 14 febbraio esce la tua seconda fatica letteraria: “La perfetta coincidenza degli opposti” con cui inauguri la saga de “I Curtigliara”. Raccontaci un po’ di questo tuo bel progetto.

“La perfetta coincidenza degli opposti” è iniziato con una canzone scritta per gioco, esattamente come accade ai protagonisti. Dopo “Omnia vincit amor” volevo raccontare qualcosa di diverso, qualcosa di più vero, avvicinarmi al mondo che mi circonda e di conseguenza a me stesso; allora ho deciso di parlare di ragazzi… ragazzi di vent’anni che vivono in un piccolo paese della Sicilia. Non è Casteltermini. A dire il vero, non viene mai data una collocazione specifica, perché volevo giocare con le tradizioni, inventarne alcune, immaginare luoghi e persone. Costruire un paese, insomma. I Curtigliara è il mio paese che non c’è, fatto di cittadini bizzarri e pittoreschi, quasi delle maschere da commedia dell’arte. Ognuno di loro però ha un’anima, che mostrerà chi in questo libro chi più avanti.
Quando si parla di ragazzi si parla di scoperta e di sogni, ma anche di alcol, di droghe, di sesso, di paura, di ribellione… ed è proprio questo che spesso si omette o si racconta con ipocrisia, con filtri sociali che alterano la realtà per non infastidire. Invece “La perfetta coincidenza degli opposti” mette a nudo me e i protagonisti, li racconta a tre dimensioni, senza etichettare il buono e il cattivo. Vorrebbero rivoluzionare un mondo fatto di dogmi, ma commettono continuamente errori, come accade ad ognuno di noi, e questo è quello che li rende veri.
Ho sentito inoltre l’esigenza di osare fino in fondo su una tematica che mi sta parecchio a cuore, ovvero denunciare (anche attraverso situazioni comiche) la condizione della donna, che in Sicilia è ancora vista come donna di casa che deve sottomettersi al marito, continuamente in difetto, giudicata dagli estranei e dalla famiglia, come se le mancasse sempre qualcosa per sentirsi adatta. È un atteggiamento che ho visto tante volte e che mai ho accettato. Proprio poche settimane fa mi ritrovavo a raccontare la trama del libro ad una signora siciliana, che improvvisamente si è messa a piangere e mi ha detto che le stavo raccontando la sua vita. Lì mi sono reso conto di quanto sia considerato normale questo tipo di violenza – più sottile, ma non meno grave – sulle donne. Grazie a Carmela (la madre del protagonista) ho trovato il modo giusto per fare la mia denuncia, forse nella speranza di essere di aiuto, far capire ad almeno una lettrice che un’altra vita è sempre possibile, se si prendono in mano le redini e si decide il percorso.

Sei un ragazzo poliedrico, impegnato in mille cose, ma qual è il tuo “reale” sogno nel cassetto?

Questa è una domanda difficile. È vero, faccio tante cose diverse, ma hanno tutte una cosa in comune: la creazione. Mi piace dare vita a qualcosa e donarla agli altri. Se devo ammettere qual è il mio reale sogno nel cassetto… beh! Forse è un po’ pretenzioso, ma vorrei creare qualcosa (un libro, uno spettacolo, una canzone…) che rimanga, lasciare la mia impronta in questa terra. Di tanto in tanto mi risuonano nelle orecchie le parole di Orazio: “Non omnis moriar”, non morirò del tutto. Questo è il mio reale sogno nel cassetto.

La tua famiglia è sparsa per l’Europa. I tuoi genitori gestiscono un ristorante in Belgio (Ecaussinnes) e tuo fratello Salvatore, lavoratore stagionale sempre nel campo della ristorazione, girovaga dal sud al nord Italia. Tu risiedi a Roma. In quali occasioni e dove vi ritrovate?

Devo ammettere che è diventato più semplice vedersi da quando i miei genitori abitano in Belgio. Purtroppo andare in Sicilia è più caro e più scomodo; invece se mi capita un fine-settimana libero posso fare un biglietto aereo e passare tre giorni in famiglia. Mio fratello è sempre alla ricerca di nuove esperienze nel suo campo, in giro per l’Italia e non solo, ma tra Roma e Ecaussinnes riusciamo a vederci abbastanza spesso; inoltre collabora nella gestione del ristorante, quindi capita che in Belgio si riesca a stare tutti insieme.
Quest’anno abbiamo festeggiato Natale il 20 dicembre (il giorno dopo dovevo partire per lavoro), ma è stato comunque uno dei più belli degli ultimi anni, anche perché in Belgio ho così tanti zii e cugini che mi sono sempre sentito a casa, anche da bambino.

Cosa ricordi con più nostalgia del tuo paese, Casteltermini?

Parenti a parte, sicuramente i luoghi. Ricordo che passavo tanto tempo da solo a guardare il panorama, e mi sentivo molto più a contatto con la terra. Ricordo i profumi, i rumori. Le mie tradizioni… cose che sento mie come se fossero scritte nel mio DNA. Però quello che mi rende veramente nostalgico è qualcosa che non potrò più riavere: i ricordi legati all’infanzia. Ma sono contento di essere partito, perché è stato così che ho riscoperto le mie radici.
“La perfetta coincidenza degli opposti” racchiude gli anni di maggiore cambiamento; ho buttato giù le prime idee quando abitavo ancora in paese, poi è iniziata la grande avventura a Roma, che mi ha permesso di vedere nuove sfumature, sia perché raccontavo il mio mondo da lontano, sia perché man mano ero io a cambiare. Questo libro ha dentro di sé l’odio di un ragazzo che vuole scappare dalla “bolla dei pesci” e l’amore nostalgico di chi è partito… la storia e le tradizioni che riscopri quando ti allontani. È per questo che è nato il personaggio di Luana, la protagonista. Lei contrasta tutto ciò che è siciliano, va contro alla realtà che è costretta a vivere contro la sua volontà, non ne fa parte… non accetta il loro modo di pensare, e vuole solamente tornare a Torino. Ma, come dice uno dei personaggi: “La Sicilia non è solo cannoli e mafia” e, citando un altro personaggio: “nessuno è solo bianco o solo nero”.
È possibile trovare una vera coincidenza degli opposti? Forse la risposta non è nel libro, ma spero di non essere l’unico a porsi questa domanda, perché, oggi più che mai, accettare chi è diverso sembra diventato stupidamente difficile.

Cosa vorresti dire ai ragazzi castelterminesi? Fai un invito/appello…

La prima cosa che mi viene in mente è: osate! Osate per ottenere ciò che volete, ma soprattutto siate voi stessi. Chi se ne frega di quello che diranno gli altri! La vita è troppo breve per viverla cercando di accontentare tutti. Ma prima ancora di questo bisogna imparare a rispettare la diversità e non averne paura. Trasformare il giudizio in curiosità è il modo migliore per viaggiare davvero e conoscere il mondo. Casteltermini è un paese fondato sui pettegolezzi, sui giudizi, io per primo mi sono spesso sentito strano. Non mi sentivo di far parte di un pensiero comune, ma ho trovato il coraggio di fare della mia stranezza la mia forza, ed è quello che auguro a tutti.




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