In fuga dalla Lombardia dopo la chiusura per Coronavirus, calabresi e siciliani verso “casa”

Calabresi e siciliani in fuga dal Coronavirus e dalla Lombardia, terrorizzati dall’idea di non poter più tornare nella regione di origine per settimane o forse di più. È iniziato nelle ultime ore un vero e proprio esodo, dopo la diffusione della notizia del varo del decreto del governo che di fatto chiude la Lombardia, almeno fino al 3 aprile, per evitare la diffusione del Coronavirus.

La notizia dell’allargamento della “zona rossa”, con isolamento dei mezzi di trasporto, ha spinto centinaia di persone a cercare il primo treno utile per tornare verso casa lontano da Milano. Una fuga che è stata messa in scena tra le 22 e la mezzanotte dopo le prime indiscrezioni sul decreto che stabiliva l’intera Regione come zona Rossa. A mezzanotte la Polfer ha confermato che non ci sono stati disagi e che sui binari non si sono verificati problemi.

In stazione Centrale a Milano sono tante le persone che hanno deciso di partire o di anticipare le partenze dopo il decreto che di fatto chiude la Lombardia e altre 14 province per l’emergenza Coronavirus. In stazione per ora non c’è confusione, i viaggiatori arrivano in modo ordinato, molti indossano una mascherina e spiegano che hanno deciso di partire dopo la firma del decreto da parte del governo.

Intanto il presidente della Regione Calabria, Jole Santelli, lancia l’allarme: “Cari calabresi, è una follia. La diffusione della bozza di decreto sulla nuova zona rossa sta portando ad un vero esodo verso il sud, ed in particolare verso la Calabria“.

“Siamo preoccupati ed a lavoro senza sosta per preservare la nostra terra da chi non ha ben compreso la gravità del rientro senza controllo. Ritornare dal nord in modo incontrollato mette in pericolo la nostra terra e gli affetti di tutti. Non fatelo, fermatevi, seguite le regole, proteggetevi e proteggeteci come prescritto”.

“L’esodo incontrollato  – prosegue Santelli – porterà all’aumento esponenziale del contagio anche da noi. È evidente che una sanità come quella calabrese, vessata da anni da tagli selvaggi, non è in grado di reggere una situazione di totale emergenza. Occorrono provvedimenti urgenti e seri di contenimento e sicurezza che non è nel potere della Regione emanare”.

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