Il Dott. Giuseppe Ferlisi: “Il male d’Italia? La burocrazia”

L’Italia sta cercando di tirarsi su, i commercianti stanno per riaprire i battenti, le imprese arrancano nel riprendere la loro produzione, il tutto avviene molto lentamente, nonostante i continui decreti e i continui proclami sugli aiuti che il Governo elargisce quasi giornalmente.

In continuo contatto con gli amici, esclusivamente tramite chat, mi trovo a discutere di ciò con il dott. Giuseppe Ferlisi, consulente del lavoro dello Studio Ferlisi, lo studio che il rag. Alfonso Ferlisi ha aperto nel lontano 1967 e che è stato da sempre un punto di riferimento fisso ed affidabile per i numerosi clienti, assidui frequentatori anche solo per un semplice saluto. Il rag. Ferlisi, dopo una vita dedicata al lavoro da lui tanto amato, ha passato il testimone al figlio Giuseppe che, con la stessa lena del papà, instancabilmente, in quest’ultimo periodo, si districa fra decreti, articoli e, soprattutto, si adopera per dare a tutti quella parola di conforto che vorremmo sentirci dire un po’ tutti.

Parola che ho voluto fortemente sentire anch’io e che avrei voluto sentiste anche voi, ma mi sono dovuta arrendere alla triste realtà. Passo la parola al dott. Giuseppe Ferlisi, consulente del lavoro.

La parola “smart” è oggi tra le più in voga nel mondo del lavoro. Tutto il sistema economico, così come la vita quotidiana di ognuno di noi, tende ad essere rapido, abile, acuto, brillante. Questo sistema fa sì che sia le regole da seguire e sia le problematiche che man mano si incontrano vengano affrontate e gestite in modo veloce. In Italia, purtroppo, il peso della burocrazia è un problema dannatamente serio. La “burocrazia” nasce per tutelare i cittadini, ma, nel nostro “Bel paese”, la complessità delle procedure amministrative è uno dei tanti o, forse, il problema che penalizza il sistema Italia.

Il peso della pubblica amministrazione fa sì che l’Italia sia al 23esimo posto nel mondo per lungaggine burocratica. Questa “mala-burocrazia” è un abnorme apparato che imbavaglia le imprese e scoraggia gli investitori. Già in tempi normali costituisce un appesantimento insostenibile che comprime la crescita e lo sviluppo della Nazione, e soprattutto in questo particolare momento, nella fase drammatica in cui ci troviamo a vivere ed operare, rischia addirittura di trascinare a fondo il Paese.

Per effetto di questo mostro chiamato burocrazia, le misure messe in campo dal Governo, anche se per alcuni versi meritevoli nel contenuto, sono state vanificate dalle procedure complesse di attuazione, per cui alla fine il risultato si è rivelato essere drammatico. Da sempre si parla della crisi della pubblica amministrazione e dei modelli post-burocratici, ma, ahimè, si continua ad essere lenti e mastodontici.

Ultimo da citare in termini cronologici è il famoso “Decreto Aprile”, ovvero quello strumento che, tempestivamente, avrebbe dovuto essere in grado di risolvere (o quantomeno tentare di farlo) i problemi legati alla liquidità di imprese e famiglie in tempo di “Coronavirus”. Ad oggi, 12 maggio 2020, questo strumento non è ancora stato attivato, pertanto, oltre ad essere anacronistico, sarà anche “burocraticamente sbagliato”.

Un decreto di oltre 400 pagine e con all’interno più di 250 articoli avrebbe potuto, anzi, doveva dare risposte chiare, semplici ed immediate. Invece sarà un ulteriore inno alla complicazione.

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