I “Lavureddi”

Si ringrazia il “Custode delle tradizioni” Alex Barba, non solo per le fotografie forniteci, ma soprattutto per la pazienza e la sapienza che dimostra nei nostri confronti.

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I “Lavureddi”

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I sepolcri o, come sarebbe più  corretto chiamarli, gli altari della reposizione appartengono ad una tradizione che tocca tutta la Sicilia. Questa pratica è intesa a propiziare la rigenerazione del ciclo vegetale, si ricollega a riti precristiani: evidente è infatti la connessione del rinascere della vegetazione con quella di un dio che muore e rinasce col morire. Un intreccio, come avviene per molte altre feste cristiane, tra sacro e profano.

Ad occuparsi di questi “sepolcri” sono principalmente le donne: esse hanno cura di preparare certi piatti particolari dove si metteranno in bella mostra la ceramica più gradevole e pregiata usata come contenitore.

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Per allestire questi piatti le donne preparano il recipiente nel cui fondo distendono della stoppa od ovatta su cui si sparge del grano o legumi (in special modo delle lenticchie) o per lo meno dei semi di scagliola. Questi sono riposti al buio, avendo cura di tanto in tanto di spruzzarvi sopra dell’acqua. Una volta germogliati si presenteranno in forma di pallidi e fitti filamenti di diverso colore, dal verde al rossastro secondo il tipo di elemento utilizzato. L’elemento decorativo si fonde con quello simbolico, i germogli rappresentano la continuazione della vita e allo stesso tempo propiziano la fertilità dei campi.

La tradizione ha origine lontanissime, si fa risalire ai Fenici, nell’antichità, i devoti di Adone, all’approssimarsi della primavera, interravano in contenitori di terracotta semi di grano ed altri cereali, che tenevano al buio per farli germogliare in assenza di luce. Con queste nuove piantine ornavano, nei giorni antecedenti l’equinozio di primavera, il sepolcro della loro divinità propiziandone la rinascita-resurrezione.

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A far buona compagnia ad Adone c’erano anche altre divinità orientali, il cui culto prevedeva riti assai simili. Successivamente il cristianesimo assimilò queste tradizioni per favorire una più rapida diffusione della nuova religione in tutto l’impero romano. “Lavuri” poi è il nome che i nostri contadini danno al campo di grano. Lavureddi sono, quindi, piccoli campi, nel nome permane l’aspetto simbolico e propiziatorio.

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The “Lavureddri”

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The so called “sepulchers” , or better, the altars of repose, belong to a tradition widespread throughout Sicily. This practice was originally meant to propitiate the regeneration of nature and was linked to the pre- Christian rites: both nature and God regenerate from their death. The Sacred and the profane are crossed each other , as it often happens in Christian tradition. Women usually take care of these “sepulchers”: they prepare some peculiar dishes and show their precious ceramic plates. They put some wadding or cotton wool on the bottom of the plate , then they spread some seeds on it (usually lentils) .The seeds are stored in a dark spot and kept wet . Once the seeds sprout, some thin, pale shoots will grow on the plate.

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These plates have both a symbolic and decorative value; the shoots represent the never-ending cycle of life and propitiate the fertility too. This tradition dates back to the Phoenicians: in spring, those devoted to Adonis used to bury seeds in ceramic pottery, they kept them there in order to make them sprout in the dark.

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The days before the vernal equinox they decorated their God’s sepulcher with the new little plants in order to propitiate his rebirth or resurrection. Together with Adonis, some other eastern Gods shared similar rites. Later Christianity absorbed this tradition to help promote a rapid spread of the new religion throughout the Roman Empire. “Lavuri” is also the name our peasants give to the wheat field. So the”Lavureddri” are miniatures of the fields and , in their names there is still a symbolic and propitiatory meaning.

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1 thought on “I “Lavureddi”

  1. Si racconta che le comunità incominciarono a formarsi con la selezione delle spighe e la semina del grano. Da quel giorno, fermarsi in un luogo e coltivare la terra bastavano per sopravvivere. Il quel luogo sorsero poi dimore, scoperti anche da animali in cerca di riparo. Col tempo quel luogo divenne riferimento d’identità e sepoltura. Ma anche un luogo fisso, stabile e protetto è esposto a intemperie, lampi e tuoni, alluvioni che possono distruggere tutto quello che si è faticosamente costruito. Per scongiurare queste minacce sorsero luoghi di culto. Culto che tramandato nel tempo diventa Lu Lavuri del Giovedì Santo, Pane degli Archi di Pasqua, Altare di S. Giuseppe, Pasta di S. Calogero. Donare cibo per proteggere la fonte di cibo della nostra esistenza…

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