I Burdunari e la Festa di Santa Croce: folklore, allegria, amore. Intervista a Giuseppe Consiglio (di Rita Bellanca)




Casteltermini 14/05/2019 (SikeliaNews) – Giorni fa su facebook mi arriva un invito a mettere il like ad una pagina: Burdunari Casteltermini. Ad inviarmelo è Giuseppe Consiglio, anni 17. Vado a curiosare e, con immenso piacere, mi accorgo che alcuni ragazzi si stanno impegnando a ripristinare/incrementare un gruppo storico della Festa di Santa Croce che ormai da anni è andato sempre più a scemare, i Vurdunara (Burdunari è la “traduzione” in italiano).

Li Vurdunara (vetturali, ossia i conducenti dei muli) sono accorpati da tempo immemore al ceto dei Burgisi e rallegrano la cavalcata della domenica pomeriggio con le loro cianciane e coi loro avanti-indietro in Piazza Duomo e lungo i due corsi principali. Sia i castelterminesi che i tanti visitatori convenuti da fuori aspettano con impazienza l’arrivo dei muli con le loro vardedde coloratissime e coi loro conducenti abbigliati col tipico vestito “da siciliano”. Non pochi lamentano il fatto che questo bellissimo scorcio di folklore ed allegria duri troppo poco: il tempo di scattare qualche foto e/o fare qualche video e già muli e cavalieri vanno via. Concedere un po’ più di tempo per gustare il loro passaggio sarebbe auspicabile, oltre che divertente. Sarà…

Stando alla tradizione orale tramandataci dai nostri antenati, della festa, oltre agli odierni quattro ceti (Celibi, Pecorai, Borgesi e Real Maestranza), facevano parte anche altri ceti: li Macinatura (mugnai); li Jssara (i gessai); li Lavuratura (i lavoratori della terra); li Spatulatura (scotolatori di lino); di questi, il solo ceto che permane a tutt’oggi, è proprio quello dei Vurdunara. Ma negli ultimi anni anch’esso ha subito un forte ridimensionamento partecipando alla festa solamente con un numero sparuto di muli. Ho contattato Giuseppe Consiglio proprio per avere qualche spiegazione in merito. Anzi, più di una. Molto galantemente (cosa rarissima per un giovane di 17 anni…), Giuseppe mi ha invitato a casa sua e, davanti ad bel vassoio di dolci e ad un bicchiere di the freddo, abbiamo trascorso un paio d’ore piacevolissime in compagnia della nostra festa più amata.

Giuseppe, chi ha avuto l’idea di rifondare il gruppo dei Vurdunara?

L’idea è venuta a Gaspare Vasta e Fabio Sferlazza, due giovani che, armati di santa pazienza, hanno contattato tutti i ragazzi che negli anni hanno partecipato alla festa. Hanno così deciso di creare una pagina facebook sia per stimolare la curiosità di altri giovani come noi e sia soprattutto per invogliarli a partecipare “da protagonisti” alla Festa di Santa Croce. Noi abbiamo accolto con entusiasmo il loro invito e ci stiamo attivando affinché quest’anno il gruppo dei Vurdunara si incrementi ulteriormente.

Formerete un Ceto anche voi?

Per adesso ci affianchiamo, come abbiamo sempre fatto, al ceto dei Borgesi. Ma il nostro fine ultimo è proprio quello di ripristinare il Ceto. Sul finire degli anni ’90, se ben ricordi (io non ero ancora “previsto”…), per un paio di anni ha partecipato alla festa anche il ceto dei Vurdunara, con un bellissimo Palio nuovo di zecca, fatto apposta per l’occasione. Poi, a causa della crisi economica che ha colpito il nostro paese e quindi alla mancanza di fondi, il Palio non è uscito più. E da lì è cominciato il declino anche del gruppo. Tutto ha un costo: mulo, vardedda, finimenti vari. Anni addietro l’affitto di un mulo veniva a costare circa 300.000 lire, ripartiti in questo modo: 150.000 lire li metteva il Comune, 50.000 lire il ceto Borgesi e 100.000 lire il cavaliere, che in più doveva anche metterci i finimenti. Oggi non è più così, sovvenzioni non ce n’è e l’affitto di un mulo (senza contare i finimenti) costa dalle 300,00 alle 400,00 euro. Una cifra molto alta per le tasche di chiunque!

Il nostro paese ha ricevuto sempre delle critiche per ciò che concerne il trattamento dei cavalli e quindi anche dei muli, cosa pensi di ciò?

Niente di più falso! Sia i cavalli che i muli sono trattati con tutti i riguardi e le misure del caso. Anzi, vorrei proprio sottolineare il fatto che spesso i muli che vengono affittati sono in condizioni di salute precarie e che noi tentiamo con ogni mezzo a nostra disposizione di rimetterli su curandoli, ferrandoli e pulendoli, non solo per la festa, ma perché nutriamo per gli animali un sincero affetto. Così anche chi possiede o affitta cavalli. Da noi gli animali si toccano soltanto per curarli ed accarezzarli. La stessa cura la mettiamo anche per salvaguardare le variopinte vardedde che vengono poste sopra i muli. Queste sono composte da un sacco di lona (una sorta di tela pesante) o di cuoio e riempite di paglia. Ma da noi col termine vardedda si intende la sella con tutti i finimenti: bon bon colorati, cianciane cucite nei giumma, specchietti ed altri gingilli dorati di svariate forme, ad es. a testa di leone o a foglie. Ogni vardiddaru ha poi una sua forma particolare di vardedda, che dipende anche dal metodo utilizzato dall’artigiano che la imbastisce.

Tuo papà, Vincenzo, è uno dei vurdunara storici, lo ricordo vestito da tipico siciliano scorazzare per tutta la piazza a dorso di mulo. Quanto ha influito questa sua passione sul tuo attaccamento alla Festa di Santa Croce ed in particolare al gruppo dei Vurdunara?

È stato proprio questo ad invogliarmi. A casa mia ci sono sempre state in giro delle vardedde (anche adesso una stupenda vardedda fa bella mostra di sé proprio all’ingresso della casa. N.d.A.) e, sin da piccolissimo, ho manifestato la voglia di averne una tutta mia e cavalcare. Ho trovato in mio padre un complice entusiasta che ha provveduto subito ad esaudire il mio più grande desiderio. Spesso abbiamo cavalcato tutti e due sopra lo stesso mulo ed è stata una delle più esaltanti esperienze della mia vita. Spero che col tempo l’allievo superi il maestro. Ma ancora ne ho di cose da imparare da lui!

Cosa ti auguri per il futuro della Festa di Santa Croce ed, in particolare, per il gruppo dei Vurdunara?

Mi auguro che negli anni a venire non vengano perse le belle tradizioni che ritroviamo all’interno della festa. Mi auguro che, come mio padre ha fatto con me, anche gli altri padri infondino nei loro figli l’amore per la Croce e per i ceti. Per il gruppo dei Vurdunara mi auguro che presto ritorni ad essere un Ceto, che ritorni ad uscire col suo bel Palio, che ritorni sempre più ad essere amato ed ammirato da catelterminesi e non. Infine auguro una buona riuscita della festa a tutti i ceti ed a tutta la popolazione di Casteltermini, una festa all’insegna della fede, della devozione e dell’amore per il nostro paese.




Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *