Gigi Sanfilippo, come ti colleziono il jazz del Duca da Casteltermini

Duke

Se la storiografia socio-politica castelterminese ci dice che nel 1956 le sinistre strapparono per la prima volta la poltrona di sindaco alla Democrazia Cristiana, quella jazzistica (anche un po’ sottotraccia) ci dice che tra le mura di un palazzo gentilizio situato ad un tiro di schioppo dal palazzo del Comune (una ventina di metri in linea d’aria?) stava cominciando a prendere forma una delle storie tra le più affascinanti di quel curioso e maniacale universo che è il collezionismo discografico nel jazz. Questa è la storia di Luigi ”Gigi” Sanfilippo, figlio di Giuseppe e dunque nipote di quel nonno suo omonimo (committente nel 1913 di un progetto di ridisegno di alcuni casamenti da cui sarebbero stati ricavati quattro appartamenti del palazzo di famiglia da destinare ad altrettanti figli maschi) che di Casteltermini fu a lungo sindaco a cavallo tra diciannovesimo e ventesimo secolo, la cui figura è ancora oggi abbastanza radicata nella memoria collettiva del paese. Detto questo, la storia del ”nostro” Luigi Sanfilippo si scinde: quella del rampollo di una delle famiglie storiche del paese agrigentino lascia posto a quella del jazzofilo, cultore e studioso dell’opera di Duke Ellington; uno dei più autorevoli e attivi quanto meno del suo tempo.

Luigi Sanfilippo JazzCominciamo appunto da quel 1956, curiosamente anche l’anno del ritorno in auge del Duca grazie al concerto di Newport, passato alla storia come il concerto dei ben ventisette ”chorus” di assolo del sassofono tenore di Paul Gonsalves in ”Crescendo in Blue”. Era il febbraio 1956 quando Enzo Fresia, il ”Fren” curatore della rubrica ”L’Angolo del Collezionista” della rivista ”Musica Jazz”, rispondeva dalle colonne del numero di quel mese a due lettere con le quali tale Luigi Sanfilippo da Casteltermini chiedeva lumi circa i dischi di Duke Ellington in commercio in Italia, salvo quelli recensiti dalla suddetta rivista dal 1951 in poi, ed indicazioni su quelli di produzione estera. Da questa richiesta cronologicamente così specifica, possiamo per lo meno dedurre che la approfondita attività di collezionista del giovane Gigi (era nato nel 1926) ebbe il suo principio nel primo lustro degli anni Cinquanta. E non era che il periodo di incubazione di quel minuzioso lavoro che egli dedicherà alla discografia di Ellington e che vedremo più avanti.

Luigi Sanfilippo Jazz 1

Con un piccolo esercizio di fantasia possiamo collocarlo Gigi nel contesto della Casteltermini degli anni Cinquanta; osservarlo mentre da perfetto dandy del tempo dal capello impomatato fuma la sua sigaretta col bocchino, affacciato dal balcone del suo appartamento che dà sul Corso principale, magari con in sottofondo le note di ”Take the A Train” del Duca e della sua orchestra che dallo studio si propagano fin nella antistante piazza Duomo non ancora ostaggio del traffico; o mentre gira l’angolo del palazzo di famiglia, dirigendosi verso il circolo ”De Cosmi-Cacciatore” dove avrebbe fatto la sua ludica partita a ramino con gli amici, fischiettando tra una carta e l’altra qualche motivetto di jazz, a testimonianza del suo carattere brioso; o dopo ancora, prima di rincasare, dare un’occhiata alla sua Lancia Ardea parcheggiata per poi incamminarsi lungo il Corso fino all’edicola di De Marco (appena più giù del fotografo Buscaglia), dove avrebbe acquistato la sua copia di ”Musica Jazz”. Ad ogni modo, con la fine del decennio si determina a Casteltermini il definitivo passaggio ad una società post-feudataria. Pertanto, venduto l’appartamento (come abbiamo visto uno dei quattro assegnati dal vecchio Luigi) che fu del padre al capostipite di una famiglia di commercianti in abbigliamento (tutt’oggi proprietari), Gigi, come era consuetudine dei membri delle famiglie alto-borghesi e della piccola aristocrazia, si trasferisce a Palermo.

Luigi Sanfilippo Jazz 2Nel capoluogo ha modo di stringere amicizie nel periferico quanto fertile ambiente jazzistico cittadino; di continuare con estrema dedizione gli studi ellingtoniani, culminati nel 1964 con la prima edizione del suo monumentale ”General Catalog of Duke Ellington’s Recorded Music” dato alle stampe sotto l’egida del ”Centro Studi di Musica Contemporanea – New Jazz Society”. Con questa cascata di annotazioni discografiche, di concerti, di apparizioni in programmi radiotelevisivi, Gigi entra prepotentemente nella rete internazionale dei cultori del Duca (intrattenendo corrispondenze e scambi/compravendite di materiale con appassionati di tutto il mondo); ed anche la critica del settore sembra salutare benevolmente questo importante lavoro monografico, costantemente ampliato nel corso degli anni a venire: il direttore di ”Musica Jazz” Giancarlo Testoni plaude al lavoro accurato, raccomandandone la consultazione ai suoi lettori; dalle pagine di ”Musica e Dischi” Livio Cerri ne rileva la natura pionieristica per il nostro Paese (le opere fondamentali di Massagli-Pusateri-Volontè sono comunque successive); gli inglesi di ”Jazz Journal” ne sottolineano la estensione rispetto alle discografie compilate precedentemente da due autorevoli riferimenti come Jorgen Jepsen e il belga Benny Aasland, quest’ultimo fondatore della ”International Duke Ellington Music Society”. E poi ancora l’Espresso, i francesi di ”Jazz Hot”, il Giornale di Sicilia etc. Un successo che sorprende lo stesso Gigi, anche in virtù degli incoraggiamenti ricevuti da parte di altri collezionisti; ed è questo, come egli stesso scrive nella prefazione alla seconda edizione del testo, ad indurlo a pubblicare la medesima nel 1966, di cui posseggo una copia autografa con dedica in lingua inglese, evidentemente a quel tempo fonte di omaggio a qualche suo amico ellingtoniano (un certo Bruce M. Kennan) negli Stati Uniti.

In questi anni Sessanta ha modo di incontrarlo, Ellington, a Milano. Ma nel 1970 il Duca sbarca a Palermo (!). L’occasione è quella di ”Palermo Pop ’70”, festival fortemente voluto dal vulcanico impresario siculo-americano Joe Napoli (già promotore delle prime esibizioni italiane di Chet Baker a metà degli anni Cinquanta) che grazie alla sua elastica formula di proporre jazz e nuove tendenze musicali giovanili richiama nel capoluogo siciliano – dal 17 al 19 luglio – oltre 80.000 spettatori. Sul palco allestito all’interno dello stadio ”La Favorita” si avvicendano così artisti del calibro di Aretha Franklin (che grazie ai suoi ”estesi e duttili mezzi vocali e al suo incontestabile swing” – scrive Claudio Lo Cascio nella sua recensione per ”Musica Jazz” – metteva d’accordo tutti, sia appassionati di ”pop” che jazzfans); e dopo ancora il provocatorio Arthur Brown, arrestato dopo aver dato vita ad uno spogliarello; e Brian Auger, Rosa Balistreri, Phil Woods, Ekseption, Tony Scott, la martellante Clarke-Boland Big Band, nata per impulso di un altro impresario illuminato come Gigi Campi. Fino alla mitologica esibizione del Duca, talmente mitologica da essere oggetto di un documentario di Ciprì e Maresco (”Quando Duke Ellington suonò a Palermo”) e di un romanzo di fantasia di Vittorio Bongiorno (”Il Duka in Sicilia”), che racconta di intrecci e vicissitudini del piccolo paese di Jato alle prese con la febbrile attesa di Duke Ellington, di ritorno dal festival palermitano, invitato a suonare per la festa del santo patrono. A Palermo Gigi eri lì, defilato sul palco, nei pressi del Duca e del suo pianoforte. Ed anche questo, nella realtà, è mitologico.
Luigi Sanfilippo Jazz 3L’esistenza di Gigi (che ha moglie e tre figlie) è quella di un uomo metodico, sereno nelle sue passioni, tra una copiatura dei concerti di Ellington dalla postazione dei suoi registratori Revox, dedicandovisi dopo l’ufficio, ed il caffè preparato con cura (qui si riconosce il castelterminese ”cafittiraru”) per gli amici; tra le attenzioni al suo cocker ”Duke” e la sua abituale ”mise” casalinga in vestaglia, proprio come un uomo d’altri tempi. Con la prematura scomparsa avvenuta il 23 settembre 1986, che lascia un comprensibile vuoto nella comunità ellingtoniana e jazzistica, le sue disposizioni sono di donare la propria copiosa collezione di dischi, libri, memorabilia varia al fondo archivistico del Teatro Massimo di Palermo. Purtroppo, nonostante l’ostinato interessamento di familiari ed amici, questo desiderio non viene esaudito per motivi legati al non adeguamento dell’Ente del tempo nella conservazione di questo tipo di documentazione. Tuttavia, la memoria di Gigi ha continuato ad animare il pensiero ed il lavoro dei suoi amici della comunità jazzistica palermitana, fin dalla istituzione di un premio ad egli dedicato, nel dicembre 1989, patrocinato dal ”Centro Reinhardt” di Palermo e che vide vincitore il tenorsassofonista Nicola Gianmarinaro, premiato dalla vedova Sanfilippo.

 

Qualcuno diceva che le grandi storie sono fatte da piccole storie. Questa piccola storia castelterminese che vede protagonista Luigi ”Gigi” Sanfilippo, una storia quasi ”tornatoriana”, è a pieno titolo parte integrante di una più grande come è quella del jazz. Ed io mi sono divertito a ricercarla prima e raccontarla poi.

Questo pezzo non avrebbe avuto ragion d’essere senza il fondamentale apporto di Francesco Zarbo, memoria storica di Casteltermini, che nel corso di una cordiale telefonata mi ha tracciato con lucida dovizia un profilo degli anni giovanili del Sanfilippo; di Vincenzo Ferrara, custode della memoria della famiglia Sanfilippo, con cui ho avuto un fitto e stimolante scambio di impressioni in fase preliminare e dal cui libro ”Ignazio Sanfilippo – Un Gattopardo nel deserto” (Lussografica, 2012) dedicato alla figura del bisnonno (fratello di Giuseppe, quindi zio di Gigi) ho attinto per quanto riguarda le informazioni su Palazzo Sanfilippo; e Giuseppe Sole, giornalista, romanziere ed insigne storico delle vicende del jazz. Amico personale del Sanfilippo, mi ha aiutato in modo decisivo, con estrema gentilezza e pazienza, nel fare luce sui suoi anni palermitano-jazzistici. A loro va il mio ringraziamento nonché la mia profonda gratitudine.

Carmelo

2 thoughts on “Gigi Sanfilippo, come ti colleziono il jazz del Duca da Casteltermini

  1. Melo, superato il malinteso iniziale e identificato il personaggio da raccontare, sei sceso in Piazza Duomo degli anni `50. Considerata la tua giovane età, ci sei sceso accompagnato da testimonianze e informazioni biografiche. Bene, ricordo Gigi Sanfilippo, alto, snello. fumatore di ” Serraglio “, costosa marca di sigarette che gli ho visto comprare dai frat. Zaffuto. Negli anni `50 ero scolaretto, come tale guardavo il modo di ” esibirsi ” degli adulti. Uno di questi era appunto Gigi. La Piazza e il Corso di allora, erano, per lui e i suoi coetanei, una specie di passerella dove poter sfoggiare, eleganza, buone maniere e linguaggio siculo-colto alla Camilleri. Ma nessuno mi aveva mai raccontato della sua passione per la musica jazz. Melo, ora dopo tanti e tanti anni, ce lo fai scoprire tu con questo ricco e piacevole saggio.Grazie e complimenti

  2. Grazie caro Piero. Sapevo che in un modo o nell’altro te lo saresti ricordato. Questi tuoi gustosissimi dettagli su Gigi sono la ciliegina sulla torta; grazie a te.

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