Gela, il suicidio dell’imprenditore Greco: denunciò il pizzo, lo Stato gli gira le spalle




di Maria Concetta Galdini per lasicilia.it

GELA (CALTANISSETTA) – Dodici anni addietro fu uno degli imprenditori dell’appalto dei rifiuti in città che con le sue denunce fece scattare l’operazione “Munda mundis” contro chi gli chiedeva il pizzo. Riccardo Greco, 58 anni, si è tolto la vita non riuscendo a sopportare «l’ingiustizia» di una informativa antimafia negata che, insinuando il dubbio sulla possibilità dell’azienda a respingere eventuali nuove richieste di pizzo, gli ha stroncato l’attività imprenditoriale.

Una storia paradossale: da una parte denuncia il racket, dall’altra lo Stato impedisce alla tua azienda di andare avanti nel dubbio che potresti non essere così forte a non cadere nell’errore del passato. È questa la motivazione, denunciata chiaramente dai parenti, per la quale l’imprenditore Riccardo Greco ha chiuso ieri la partita con la vita.

Il suicidio. È uscito intorno alle 5 di martedì mattina e si è recato nella sede della Cosiam, la sua azienda, sita lungo provinciale 8 per Butera. Uno sguardo all’ufficio della moglie e del figlio, poi la decisione estrema: un colpo di pistola alla tempia che gli è stato fatale. Due suoi dipendenti lo hanno trovato in fin di vita e hanno dato l’allarme ma la corsa all’ospedale “Vittorio Emanuele” non è servita a salvare l’imprenditore.

Gli ultimi due mesi della vita di Riccardo Greco, come testimonia suo figlio Francesco, braccio destro nell’azienda, sono stati tormentati. L’ultima informativa antimafia rilasciata alla Cosiam risaliva al 2014 ed era positiva. Il lavoro non mancava: l’azienda aveva una ventina di commesse con società importanti in Sicilia e in varie regioni d’Italia. La situazione è precipitata con la richiesta di iscrizione alla white list della Prefettura, una prassi che facilita il lavoro delle aziende. Quelle che ottengono l’iscrizione, essendo già passate al vaglio della Prefettura, stipulano velocemente i contratti. Alla Cosiam quell’iscrizione tardava ad arrivare e quando finalmente la Prefettura si è pronunciata, il verdetto non è stato positivo.

Il figlio Francesco ci racconta che il padre non riusciva a darsi pace dato che nulla era cambiato dall’ultima informativa. Non riusciva a comprendere perché lo Stato si stava comportando così nei confronti di chi aveva denunciato il pizzo. Dopo quel documento della Prefettura nel giro di un mese tutti i grossi appalti sono stati revocati alla Cosiam. L’imprenditore aveva impugnato l’informativa al Tar ma due giorni fa il ricorso è stato rigettato. Un dolore grande per Greco che non è riuscito a darsi pace. Non accettava quella posizione ambigua che lo Stato ha assunto nei suoi confronti. Ha perso tutto in un batter d’occhio per una ipotesi.

La vittima. Riccardo Greco era molto stimato in città come uomo e come imprenditore. Gentile, disponibile al dialogo, era sempre pronto ad aiutare chi era nel bisogno. Il lavoro nella sua impresa rappresentava una parte fondamentale nella sua vita ma nel suo cuore lo spazio più importante era occupato dalla moglie Enza Presti e dai suoi tre meravigliosi figli: Francesco, Paola e Andrea.

Il funerale. Una folla immensa ieri alla chiesa di Sant’Antonio per l’ultimo saluto a Riccardo Greco, l’imprenditore di 58 anni, che si è tolto la vita in un momento di disperazione non accettando il diniego da parte della Prefettura di iscrivere la sua azienda, la Cosiam, nella while list.

Il prete. «In momenti come questi di fronte ad una tragedia come questa bisognerebbe tacere, fare silenzio» – ha detto durante l’omelia don Michele Mattina che ha ricordato le doti di Riccardo Greco (con la moglie Enza frequentava un gruppi parrocchiale) ed ha poi espresso parole di consolazione ai congiunti dell’imprenditore.

La battaglia. La famiglia di Riccardo Greco darà battaglia contro una legge ambigua, quella sulle certificazioni antimafia, che è stata la molla scatenante di uno sconforto sfociato nel suicidio. «Eri troppo onesto e proprio perchè eri così non potevi strare tra noi.Il tuo gesto che suona come un grido non rimarrà vano, avrà voce nelle sedi opprtune.Molte volte al lavoro mi dicevi che quella certa cosa me la dovevo sbrigare io. Ebbe ora me la sbrigherò io. Ci penso io» – ha detto il figlio Francesco Greco nell’ultimo saluto al padre in chiesa. Gli ha promesso che cercherà giustizia.

Le reazioni. «Il suicidio di Rocco Greco, l’imprenditore simbolo della lotta al racket nella frontiera di Gela, è un pugno allo stomaco all’Italia onesta che dimostra come il Ministero degli Interni sia senza guida, quel ministro che doveva tutelare Rocco e lo ha abbandonato. Rocco Greco è stato fermato nei suoi tentativi di ribellione contro il racket imposto dalla mafia, impedendogli, di fatto, di lavorare». Così in una nota Angelo Bonelli e Claudia Mannino, dell’esecutivo nazionale dei Verdi. «Ci domandiamo perché Salvini continui a postare i suoi pranzi e cene – sostengono i Verdi – indossare felpe e fare selfie, e non adempire alla sua funzione di ministro degli interni occupandosi della sicurezza dei cittadini italiani. Per esempio per fronteggiare la Mafia che, tramite le calunnie come nel caso di Greco, impedisce ai cittadini per bene di lavorare onestamente. Chiediamo che la Cosiam srl,azienda ora curata dal figlio di Rocco, Francesco Greco, venga immediatamente inserita nella white list per i lavori di ricostruzione dopo il terremoto in centro Italia. Cosicché possa riassumere i 50 operai che è stata costretta a licenziare a causa dell’inadeguatezza di Salvini. A questo punto Salvini si dimetta da ministro, non è in grado di curare questa funzione, lo faccia per il bene dell’Italia».




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