Gabriele Ballone, maestro artigiano. La lavorazione del cuoio, la passione di tutta una vita! (intervista di Rita Bellanca)




Casteltermini 17/05/2019 (SikeliaNews) – Siamo a Casteltermini. Siamo a maggio. Siamo in clima di festa. Siamo entrati a pieno ritmo nella Festa di Santa Croce – Sagra del Tataratà. C’è chi si affretta ad allestire stand, chi studia all’impazzata così da potersi godere appieno e spensieratamente quei fatidici e frenetici giorni, chi si esercita all’inverosimile con la banda musicale, chi si allena a fare acrobazie per l’esibizione del gruppo del Tataratà, chi accorda il proprio tamburo per il “brè brè”, chi si allena col cavallo o la giumenta.

C’è chi lavora ininterrottamente ed incessantemente dietro le quinte per esaudire i desideri dei cavalcanti e per rendere più agevole possibile l’andatura, il portamento e la leggiadria dei bellissimi esemplari che parteciperanno alle cavalcate. Questo è Gabriele Ballone. Qualche giorno fa sono andata a trovarlo nel suo laboratorio in via Vittorio Veneto, 30. Immerso in mille lavori, col telefono che squillava ogni due minuti, Gabriele ha anche trovato il tempo di scambiare quattro chiacchiere con me.

Gabriele, questo laboratorio racconta la storia della tua famiglia. Da quanto tempo è attivo?

Mio padre Francesco ha aperto il suo laboratorio nel 1979 e, andando lui in pensione, dal 2002 è passato nelle mie mani. Una responsabilità grandissima, perché mio padre è stato il mio maestro ed io non volevo disattendere le sue aspettative. Anzi, volevo migliorare sempre più. Mio padre, purtroppo, è scomparso lo scorso anno, ma fino all’ultimo ho cercato di apprendere quante più cose possibili da lui, il migliore!

Il mestiere di maestro sellaio per te è più un lavoro o una passione?

È una passione che, col tempo, si è trasformata in lavoro, un lavoro che amo immensamente. Ti racconto un aneddoto della mia infanzia: “Osservavo sempre con attenzione mio padre mentre lavorava il cuoio, vedevo le sue mani che poco a poco lo modellavano sino a fargli assumere la forma desiderata. E poi vedevo le selle in groppa ai cavalli: lucide, ricche di particolari, rifinite in maniera superba. Avevo l’occhio critico sin da allora! Così ho pensato bene di dotare di una sella anche il mio piccolo asinello rosso di plastica, quello con le maniglie azzurrissime, ricordi? (N.d.A Come no? Tutti noi bimbi, ai tempi, cavalcavamo superbamente gli asinelli rossi!). Mio padre, felicissimo, mi fece una piccola sella che io adagiai sul mio asinello: che gran soddisfazione quel giorno! Ecco, credo fu proprio in quel preciso istante che decisi quale lavoro avrei fatto da grande“.

Riuscire a trovarti libero è un po’ come fare un terno al lotto, ti stressa tutto questo lavoro?

Il mio è un lavoro continuo, senza interruzioni. Quando posso vado a vedere di persona le pelli che devo acquistare per poi trasformarle in selle. La maggior  parte del pellame che utilizzo viene prodotta a Firenze e se ne viene prodotto qualche nuovo tipo devo vedere e toccare prima di acquistare, poi saranno le ditte produttrici ad inviarmelo. Utilizzo varie tipologie di pelle a seconda dei lavori che devo fare e quindi devo testare con mano. Inoltre, ogni mese partecipo a qualche fiera: in tutta la Sicilia ci sono tantissime fiere che trattano gli articoli che tratto io e quindi devo tenermi al passo coi tempi ed aggiornarmi continuamente, oltre che mantenere i contatti con produttori ed acquirenti. Le fiere si svolgono durante il week end e quindi spesso mi assento da casa anche la domenica. Ma tutte le sere sono a casa e mi dedico interamente alla mia famiglia. Anche qualche domenica quando possibile.

Hai accennato a varie tipologie di pelli per varie tipologie di prodotti. Spiegaci un po’…

Io produco solitamente due tipi di sella: sella potrera e sella da trekking, oltre a finimenti per i carretti siciliani ed alle vardedde. Per fare una sella impiego circa una settimana, per le vardedde invece più di un mese. La vardedda è composta da tela, paglia e cuoio, ma solitamente, per vardedda, i più intendono tutti i finimenti occorrenti per bardare un mulo, quali: pettorale, cuddaru, tistera, cudera, pistulera e battifianchi realizzati in olona (la cosiddetta lona), tutti con annessi giumma di lana colorati ed applicazioni dorate (queste ultime le compro già fatte).

Parliamo ora del souvenir caratteristico della Sicilia, ossia il carretto siciliano. Tu ne possiedi qualcuno, ma non sono souvenir…

Sì, ho due carretti siciliani, ma non possiedo cavalli. Ogni tanto mi faccio qualche giro in paese, ora con l’uno ora con l’altro. Purtroppo per questioni di lavoro non posso partecipare alle manifestazioni che si tengono periodicamente, sennò parteciperei ben volentieri. Ma ad un giretto ogni tanto non rinuncio, anche perché è una buona occasione per incontrare amici e conoscenti che altrimenti incontrerei molto di rado.

Hai uno splendido bambino di 5 anni, Francesco, credi/speri che un giorno possa continuare la tradizione familiare?

In Francesco rivedo me da bambino, mi osserva molto attentamente quando lavoro e mi tempesta di domande su quella o quell’altra cosa. È un bambino curioso, vispo e molto creativo (N.d.A. Una delle telefonate cui accennavo prima è stata fatta proprio da Francesco, che chiedeva al papà cartoncini e non so cos’altro per fare lavoretti). Da grande sarà liberissimo di intraprendere la professione o il mestiere che preferisce, certo è che sarei molto felice se volesse continuare il nostro, anche solo per hobby. Ma è una decisione che spetta solamente a lui. Io comunque sono e sarò orgoglioso di mio figlio, tanto quanto lo è stato mio padre di me.

 

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