Festa di Santa Croce. Benedizione “si fa o un si fa” (di Rita Bellanca)




Casteltermini 03/06/2019 (SikeliaNews) – Era il 28 maggio 2018, un anno fa. Era il lunedì di Santa Croce, proprio come oggi. Una Casteltermini ancora assonnata da tre giorni di festa si era svegliata con una domanda: “perché stanotte non c’è stata la benedizione finale della festa?” (riporto in fondo l’articolo del 2018). Dai vari commenti sul mio articolo, susseguitesi sui social, veniva fuori che non c’erano stati preti reperibili per impartire la benedizione ai castelterminesi. Sino ad allora ignoravo che esistesse una reperibilità dei preti. Sì, la festa finisce a notte fonda, un’ora insolita e scomoda. Ma si tratta soltanto di una volta l’anno. Sinceramente, non so quali e se vi siano stati altri motivi che esulino dalla reperibilità dei preti, fatto sta che Casteltermini era rimasta delusa e mortificata da ciò che “non” era accaduto.

Quest’anno abbiamo assistito ad una  Festa di Santa Croce per noi surreale, senza chiasso e senza grida. Ci siamo raccolti attorno alla nostra Santa Croce ed abbiamo pregato assieme a tutto il clero castelterminese e non. Un momento di condivisione e soprattutto di riflessione. Già da ieri sera abbiamo invaso i social di foto e video sul popolo di Casteltermini radunato attorno alla sua Santa Croce, commentando in maniera entusiasta “l’evento”. Ebbene, la frase che più ricorre oggi è su per giù questa: “i castelterminesi sino ad ora hanno partecipato attivamente più alla festa profana che non a quella sacra e quindi Dio li ha voluti punire per questo”.

Ora io non so a voi, ma a me è stato insegnato che il Dio cristiano non è un Dio che si vendica, ma un Dio che perdona. La religione cristiana è una religione “innovativa” proprio per questo motivo, perché mette in atto il perdono. Le religioni precedenti, le cosiddette religioni pagane, sconoscevano totalmente il sentimento del perdono. La vendetta era l’unica arma con cui combattere le avversità della vita. Ditemi Casteltermini cosa si deve far perdonare. Gli unici peccati dei castelterminesi sono l’indolenza, la passività e la lingua troppo lunga. Peccati a cui si può porre rimedio semplicemente con un po’ di impegno. E, come si è visto benissimo ieri sera, se il clero scende un po’ le scale della gradinata, Casteltermini lo accoglie con gioia e a braccia aperte.

Non tutti osserviamo i dettami dei Comandamenti, neanche chi pratica diligentemente lo fa. Non tutti santifichiamo le feste. Non tutti facciamo parte di gruppi che militano all’interno della Chiesa. Eh sì, la parte profana della festa, coi suoi ritmi e coi suoi colori, prevale spesso su quella sacra. Ieri un prete, non so chi fosse, ha detto: “stamattina ho visto uomini piangere…”.

Li ho visti anch’io uscire dalla chiesa in lacrime, erano gli uomini che fanno parte dei comitati dei quattro Ceti, delusi ed amareggiati per i fatti successi quest’anno. Uomini che non partecipano spesso alle celebrazioni eucaristiche, uomini che organizzano le manifestazioni esterne inerenti la festa, alcuni dei quali l’anno scorso, dopo la mancata benedizione finale, mi dicevano: “ma noi, così come paghiamo la messa cantata, eravamo disponibili anche a pagare la benedizione!”.

So bene che la Chiesa non si paga e che i Ceti devolvono un’offerta libera, un’offerta che si può “fare o non fare”, ma alcuni la intendono come una tassa fissa per ogni Ceto, proprio per la poca conoscenza che loro hanno del mondo ecclesiastico. E già questo dovrebbe far riflettere. Ecco come molti intendono il “sacro”. Ieri sera il clero ha mostrato tutta la sua vicinanza alla popolazione ed ai comitati dei quattro Ceti, ha pregato con noi, ha cantato con noi, ha esultato al grido di “E tutti ‘a na vuci… Evviva Santa Cruci” con noi. Ieri sera tutto il clero è stato reperibile.

Casteltermini non ha nulla da farsi perdonare, Casteltermini è sacra ed al contempo profana, proprio come la Festa di Santa Croce. Quel sacro e profano che ci rende unici e che rende la nostra festa inimitabile.

Grazie ai nostri parroci che ieri sera ci hanno fatto vivere un momento in cui fede, tradizione, amore per la Santa Croce si sono incrociati, incontrati ed indissolubilmente uniti. La loro vicinanza alla comunità è preziosa ed insostituibile. Non solo per la festa di Santa Croce…

Casteltermini aspetta la benedizione finale… (di Rita Bellanca)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *