Enrico Lipari: papà amorevole, docente premuroso, politico garbato

In quest’ultimo periodo abbiamo tutti dato fin troppo spazio alle neomamme in tempi di Coronavirus (spazio più che meritato, però). E i neopapà? Certo anche loro staranno vivendo un periodo quantomeno “strano”, a fasi altalenanti: la gioia della nascita del bimbo, l’ansia dettata dalle notizie sconfortanti che arrivano da tutto il mondo, la preoccupazione per quello che sarà il domani dei propri figli. Uno di questi neopapà è Enrico Lipari, 35 anni, papà del piccolo Tommaso dal 19 febbraio scorso, docente di Scienze Motorie, consigliere comunale di Campofranco.

Enrico l’ho conosciuto nell’estate del 2014, quando ho portato il mio terribile Ricky (lui ne sa qualcosa…) a fare la toelettatura (N.d.A. a Casteltermini ancora non c’era alcun negozio di animali che offrisse tale servizio). Si era laureato da qualche anno e, aspettando la fatidica “chiamata” per un’eventuale supplenza nelle scuole, si adattava a fare qualche lavoretto per non gravare sulle spese familiari… e già questo la dice lunga. Dall’incontro di due logorroici, testardi, di ideologie politiche diverse, ma aventi una miriade di idee comuni, prima fra tutte quella di rimanere in Sicilia, possibilmente nel territorio di appartenenza, per cercare in qualche modo di valorizzarlo, farne conoscere i tanti lati positivi e dare il nostro piccolo contributo affinché tutto ciò potesse accadere, cosa volete che potesse nascerne se non una bella, sana, amicizia che si protrae da tanti anni?

Certo, ci siamo visti poche volte di presenza, ma tramite i social siamo stati sempre in contatto: abbiamo gioito per alcune situazioni, ci siamo rattristati per altre, abbiamo esposto le nostre idee (molte delle quali in comune), ci siamo scontrati simpaticamente quando le nostre posizioni sono state diverse. Ma sempre col massimo rispetto e la massima stima. Ed è questo ciò che apprezzo di più in Enrico: la sua flemma, la sua educazione, il suo garbo.

Enrico è stato eletto consigliere comunale nelle amministrative dell’11 giugno 2017, lui e la sua amatissima Elisabetta sono due consiglieri di opposizione a Campofranco. E spesso, così come spesso gli è capitato con me, lo vedo dirimersi in discussioni lunghe e complicate con sostenitori e non, discussioni in cui quella flemma, quell’educazione, quel garbo vengono sempre fuori in qualsiasi circostanza. E noi interlocutori troviamo davvero un osso duro da spolpare, mettere in scacco Enrico è impresa alquanto ardua: preparato, competente, grande oratore, forse è questo il motivo per cui egli non trascende quasi mai, trascende chi alla base ha poche nozioni riguardo alla materia trattata, chi ha delle lacune che devono essere colmate tramite la conoscenza e l’approfondimento di essa. Enrico, inoltre, sa anche ascoltare, consigliare, scherzare, è un terribile e temibile istrione. Come non ricordare quando, mentre “shampava” Ricky mi chiese: “Ma tu hai letto il libro ‘Terroni di Pino Aprile?”. Io sconoscevo il personaggio Pino Aprile e, di conseguenza, sconoscevo il libro. “Leggilo – mi disse – non puoi parlare di Storia del Meridione se non hai letto questo libro”. E veramente mi si è aperto un mondo… grazie ad Enrico!

Il prof. Enrico Lipari, con 5 anni di precariato alle spalle, in cui ha lavorato in provincia di Catania (Biancavilla, Bronte, Randazzo), in provincia Trapani (Favignana, Trapani, Mazara ), da quest’anno è entrato di ruolo e sta concludendo il suo anno di prova a Trapani.

Da appena un mese e mezzo sei diventato papà, com’è cambiata la tua vita e cosa racconterai a Tommaso del periodo in cui è nato?

La mia vita da 2 mesi è cambiata radicalmente e adesso un pensiero fisso, Tommaso, accompagna le mie giornate. A mio figlio racconterò che è nato in un  periodo particolare, di forte impatto storico, un periodo in cui la normalità è stata cancellata costringendoci a cambiare le nostre abitudini. E lo ringrazierò sempre, perché Tommaso ci ha inglobati in una bolla di felicità allontanando da noi ogni paura e rendendo questo momento il più bello della nostra vita, la mia e quella di mia moglie Elisabetta.

Sei un prof. Di Scienze Motorie, come stai procedendo con la famigerata DaD, ossia la Didattica a Distanza? Oltretutto da giorni mi chiedo: “Ma come si insegna la “ginnastica” via web?

È stata una bella sfida e lo è tuttora per noi insegnanti di scienze motorie. Oltre a tenere le lezioni teoriche giornalmente con i miei ragazzi, ho adibito la mia casa a palestra e preparo dei video tutorial in cui svolgo gli esercizi utilizzando ciò che comunemente si ha in casa: bastoni di scopa, bottiglie, sedie ecc.. Muoversi in questo periodo diventa ancora più importante poiché la sedentarietà che siamo costretti a vivere incide negativamente sulla nostra salute.

Sei un ragazzo che, come la sottoscritta, ha voluto tenacemente rimanere nel suo paese del sud: rimpianti, rimorsi o ancora convinto della scelta che hai fatto?

Niente rimpianti o rimorsi, nonostante le mille difficoltà da affrontare amo la mia terra e cerco di dare il mio contributo affinché le cose possano migliorare, e ciò diventa più semplice quando accanto hai la persona giusta. Ed io sotto questo aspetto sono fortunato, mia moglie è una donna straordinaria. Sono un tipo testardo, determinato e sognatore.

Da uomo impegnato in politica, senza far riferimento alcuno alle tue ideologie, come credi che sarà il post Covid-19?

Credo che cambieranno molte cose, sopratutto per ciò che concerne la convivenza sociale. Ciò che mi aspetto e spero è che venga posta una maggiore attenzione alle infrastrutture carenti e alla spesa sanitaria, in controtendenza alle politiche delle ultimi anni. Il diritto alla salute è fondamentale ed uno Stato deve fare di tutto per garantirlo al meglio.

I nostri paesi, Campofranco e Casteltermini, vivono da anni una crisi economico-politica i cui effetti si fanno sentire sia sulle azioni del singolo che sulle azioni della comunità tutta. Questa perdita di valori e di speranza per il futuro potrà essere colmata dai pochi che ancora resistono?

I nostri paesi patiscono ancor di più la crisi a causa dello spopolamento, i ragazzi vanno via e sono sempre meno le giovani famiglie che decidono di rimanere;  ma questo non deve farci abbattere,  dobbiamo far leva sulle nostre forze e non abbandonare la speranza.

Fai un appello alle nostre due comunità per invogliare tutti a non desistere, a continuare a crederci…

È proprio nei momenti più difficili che bisogna farsi forza, la storia ci insegna che dai periodi di crisi possono nascere delle nuove opportunità. Abbiamo la fortuna di vivere in piccole comunità in cui possiamo dare il meglio di noi facendo piccole cose che possono rendere tutto migliore, non rimaniamo inermi in attesa che qualcosa cambi. Concludo citando una frase di San Francesco che mi piace molto «Cominciate col fare ciò che è necessario, poi ciò che è possibile. E all’improvviso vi sorprenderete a fare l’impossibile».

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