Cine-Teatro Enzo Di Pisa Riapertura

Cine-Teatro “Enzo Di Pisa”: più di 300 anni di storia

(SikeliaNews) – Casteltermini, un paese conosciuto al mondo (è proprio il caso di dirlo) per la Festa della Santa Croce, meglio nota come Sagra del Tataratà, ma che, in tempi non troppo lontani, era un vero e proprio centro culturale e punto di riferimento teatrale di tutti i monti sicani e non solo. Basti pensare che, come scritto dai prof. F. Lo Verde e G. Spoto, nell’opuscolo pubblicato da Stefano Licata (allora Sindaco di Casteltermini) in occasione della riapertura dell’attuale Cine-Teatro “Enzo Di Pisa”

Atavica è nei Castelterminesi la passione per il Teatro se già nel 1698, secondo un documento citato da G.Di Giovanni nelle sue “Notizie storiche su Casteltermini”, i giurati del nostro municipio deliberarono la costruzione di un Teatro nella stessa sede di oggi.

Follie d'amore Un teatro, un vero teatro che sorge a Casteltermini più di 300 anni fa, e che oggi molti paesi simili al nostro (e anche più grandi) ci invidiano. Era il 16 dicembre del 2000, quando il Cine-Teatro riaprì i battenti come Cine-Teatro “Enzo Di Pisa”, ospitando la rappresentazione teatrale Follie d’Amore, con Eleonora Brigliadoro e Andy Luotto, per la regia di Renato Giordano. Ma parliamo un po’ di storia.

Nel 1801, secondo un atto notarile citato da F. Lo Bue in “Uomini e fatti di Casteltermini”, del teatro rimaneva ben poco. Solo nel 1836 si poterono iniziare i lavori per la sua ricostruzione. Nel 1894, e precisamente il 28 ottobre, venne riaperto con la messa in scena dell’Eroina di Scozia rappresentato da una compagnia filodrammatica locale. Durante il periodo fascista, invece, venne concesso gratuitamente in uso all’Opera Nazionale Balilla, per scopi squisitamente culturali e ricreativi. Venne, così, dotato di proiettore per film muti che, nel 1938, venne modificato e reso idoneo alla riproduzione di film sonori. Nel 1942 il cine-teatro venne affittato ad un’azienda privata che lo “trasformò” in sala cinematografica. Dieci anni dopo, lo splendido teatro classico, che ricalcava le sembianze dei più maestosi Teatro Pirandello e Teatro Massimo, venne trasformato in una moderna sala cinematografica, eliminando le due file di palchetti e costruendo, al loro posto, un’ampia tribuna. Facendo ciò, si crearono nuovi posti anche in platea. Venne inaugurato il 14 dicembre 1953 con la proiezione del kolossall Sansone e Dalila.

Pastorale del 2000
Pastorale del 2000

Dal 1947 al 1978, grazie alla passione del sig. V. Turco, il Cine-Teatro ospitò famosissime compagnie teatrali nazionali (Anselmi, Marcellini, Cravagna, Grasso, Carraro, Lo Monaco, Zappalà), dei famosi cantanti (Villa, Pizzi, Testa, Latilla, Boni, Togliani) e anche dei noti comici tra cui Franchi e Ingrassia, oltre a consentire di compiere i primi passi ad Enzo Di Pisa e Michele Guardì nel cammino di un grande successo nazionale, che iniziarono su quel palcoscenico con varie edizioni degli spettacoli Il Cantarido.
L’ultimo spettacolo rappresentato, nel dicembre 1978, fu La Pastorale con Fabrizio Giuliano nella parte di Nardo.

Il 14 gennaio 1979 il Cine-Teatro chiuse il sipario per l’ultima volta.

Servirono vent’anni perché il Comune di Casteltermini reperisse i fondi necessari per realizzare un progetto definitivo di restauro. Fu l’Ing. V. Nocera ad occuparsene. Nel dicembre del 2000, a sottolineare una continuità, quasi a voler rinnegare quei vent’anni di silenzio, quei vent’anni di polvere su quelle gloriose tavole, venne riproposta La Pastorale in una rielaborazione che dava lustro anche alle nuove tecnologie che, in quegli ultimi vent’anni, si erano imposte sul mercato.

Enzo Di PisaIl Cine-Teatro “Enzo Di Pisa”, negli ultimi 14 anni, ha ospitato gente del calibro di Giorgio Tirabassi, Gianfranco Jannuzzo, Giovanni Cacioppo, Ernesto Maria Ponte, giusto per citarne una minima parte. Lo stesso teatro che ha dato grandissime possibilità, ai numerosi talenti locali, di organizzarsi in gruppi spontanei o in vere compagnie teatrali e portare in scena spettacoli di musica, teatro, danza, più o meno complessi, mettendosi in gioco sia dal punto di vista artistico, sia dal punto di vista organizzativo. E’ diventato un mezzo importante per tanti, fondamentale per alcuni, ma comunque un simbolo di una società che non vuole arrendersi alla crisi, non solo economica ma anche, e soprattutto, culturale e di valori. Nel 2010 ho avuto l’onore di poter organizzare una manifestazione per festeggiare il decennale della riapertura del Teatro, per questo voglio sperare di poter avere l’opportunità di organizzare o assistere al ventennale e, perché no, anche al cinquantesimo anno dalla riapertura.

Credo di avere un debito, nei confronti del nostro amato Teatro. Per questo, nel mio piccolo, come amante delle arti sceniche, come fondatore e direttore artistico di una compagnia teatrale, come un ragazzo che del teatro vuole farne un mestiere, come un ragazzo normale, che ha bisogno di svago e ha fame di cultura, mi associo al grido di Stefano Licata, che mi ha gentilmente inviato notizie storiche dandomi la spinta emotiva a scrivere questo articolo, chiedendo a tutte le Istituzioni di concorrere a salvaguardare, conservare, proteggere e rianimare il nostro storico Teatro, dall’incuria e dall’abbandono, poiché esso è il nostro patrimonio culturale.

Curiamolo, tutti insieme.  Prendiamocene cura, rispettiamolo.

Ma la richiesta non è rivolta alle sole Istituzioni, ma a tutti quanti. Il Teatro è di tutti, e tutti possiamo far qualcosa, anche piccola, per permettere allo stesso di rimanere aperto il più a lungo possibile. E invito tutti i ragazzi come me, i più grandi, i più piccoli, ad avvicinarsi all’arte, al teatro, alla cultura. Perché è davvero una medicina speciale, di quelle medicine che non si comprano in farmacia, né si ricevono nei migliori ospedali: è una medicina per l’anima e per la mente. Provare per credere.

Ringrazio, di cuore, Stefano, amico e grande uomo di Teatro, per lo spunto di riflessione, che, tramite queste pagine, spero possa avere risonanza.

A seguire il video del decennale del Teatro e del ricordo di Enzo Di Pisa.

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