Carmela De Marco, Cosi duci – (La recensione)

Riceviamo e pubblichiamo

Carmela De Marco, Cosi Duci (Cose dolci), Rende (CS)  Edizioni Rossopietra, dicembre 2019, p. 102

Casteltermini, 27 01 2020 SikeliaNews è stato e continua ad essere un luogo di incontro e di libertà, per questo spesso si verificano delle piacevoli “collisioni” che ci portano allo scambio di opinioni, di studi, letture, di scritti. Da una di queste “collisioni” è nata la collaborazione di Carmela De Marco con Sikelia e la pubblicazione di alcuni “pezzi” giocati sempre sul filo della memoria e della riflessione. E anche se dopo tanto tempo ho deciso di slacciarmi gli alamari, state tranquilli che non ho litigato con nessuno, quando lo riterrò opportuno, in accordo con la redazione, continuerò a mandare le mie parvitates ai miei amici di Sikelia.

Carmela de Marco, lo apprendiamo dalla terza di copertina, è nata nel 1959 in Sicilia dove tuttora vive fra le province di Agrigento e Palermo, svolge da diversi anni l’attività di dirigente scolastico, dopo avere esercitato l’attività di docente nella scuola primaria.

Cosi duci è la sua prima pubblicazione.

Il libro si presenta diviso in quattro parti: Le assenze, La felicità, Cosi duci e Frammenti ed “è un racconto costituito da frammenti di ricordi che, apparentemente senza un filo logico, trovano una sottile coerenza nel senso di vuoto provocato dalle assenze, nella felicità e nella dolcezza avvertite per sensazioni ed emozioni che hanno lasciato indelebilmente il proprio segno”. Le quattro parti sono precedute da una fase chiarificatrice.

Le assenze 

La frase che precede questa prima sezione del libro è di Marcel Proust: L’assenza è, per colui che ama, la più efficace, la più viva, la più indistruttibile, la più fedele delle presenze. Fedele a questa frase Carmela De Marco riesce raccontare quel senso di vuoto, accompagnato da un dolente stupore, che nasce dall’assenza, dalla percezione di una mancanza, dalla perdita di qualcuno.

Paradossalmente la narrazione dell’assenza,  talvolta così dolorosa e insopportabile, è un pensiero fisso che diviene concreto, reale, tangibile, da trasformarsi, quasi nel suo esatto opposto: ossia in una pienezza, una presenza. Il gioco della memoria però non si ferma a questo e l’assenza più pesante, quella della madre, alla quale sono dedicate la maggior parte delle righe di Cosi duci, viene simbolicamente espressa dall’assenza della parola “madre” in tutta la prima parte della narrazione.  Andando avanti con le pagine l’autrice esprime la consapevolezza che il legame con coloro che si amano, seppure nella loro assenza fisica, è un qualcosa che rimane sempre tangibile, “Il vuoto dell’assenza può riempire tutto”.

La felicità

In questa seconda parte l’autrice parla della felicità, quella perduta, quella in divenire,  quella che emerge dalla memoria. La memoria è la nostra anima e la De Marco sottolinea continuamente l’importanza della memoria, anche se è fatta di ricordi disordinati che “trovano una sottile coerenza nel senso di vuoto provocato dalle assenze, nella felicità e nella dolcezza avvertite per sensazioni ed emozioni che hanno lasciato indelebilmente il proprio segno”.

La madre, più defilato il padre, il cibo, la casa, racconti en abyme di affollata selva di ricordi centrati su qualcosa che svanisce e che al tempo stesso è talmente  presente da impregnare e lasciare le sue tracce ovunque, come l’odore del cibo, quello del muschio, quello dei gerani.

Nella prima pagina di questa seconda parte finalmente ci imbattiamo in un liberatorio “mia madre”, quel nome assente fino a quel momento comincia a risuonare amorevolmente. Ci sono poi i luoghi della memoria, la campagna e la la casa; il tempo, quello delle stagioni e quello sacro feste; i colori, il giallo dell’estate e delle variopinte coperte. E in tutto questo sembra riecheggiare la celeberrima canzone di Bruno Martino, e la chiamano estate…

Cosi duci

“Che dopo tutto, sono le dolci e semplici cose della vita quelle vere” . Questa frase di Laura Ingallis Wilder apre la terza parte, quella che dà il titolo al libro, la parte più evocativa delle quattro. I Cosi duci sono i dolci preparati dalla madre della protagonista, ma sono anche le presenze affettuose, le carezze simboliche che colmano i vuoti e che fanno sorridere il cuore. Si esprime in questa parte la doppia valenza delle Cosi duci, quella materiale, legata ai dolci impastati e prodotti dalla madre oppure quelli acquistati dal padre e apprezzati dall’autrice e quella affettiva, riferita ai sentimenti, alla dolcezza degli abbracci, agli affetti familiari. Di questi tempi è molto difficile parlare di dolcezza, in particolare di quella riferita ai sentimenti. La dolcezza se non è ostentata sui social con meme preconfezionati diventa vana, come nel teatro di Pirandello l’apparenza è tutto. Il trionfo della superficialità, della mera esibizione, della maschera sulla vita. In questa terza sezione Carmela De Marco, rifugiandosi dietro la l’ambivalenza delle Cosi duci, ci trasporta in un mondo fatto di delicatezza, di sentimenti che si fondono con gli odori, quasi automaticamente vin in mente la Madeleine di Proust, il ricordo di una vita quotidiana ormai perduta, degli odori, dei gesti, dei sapori che evocano in lei ricordi del passato, cercati nella casa ormai vuota e polverosa. Il lettore si perderà alla ricerca di Cardello e si scalderà con i colori delle variopinte coperte, si ricorderà di Cicciu Busacca e della sua arte di cantastorie. Sentimenti, memoria e storia si fondono in un impasto perfetto, perfetto come la cudduredde, cosi duci.

Frammenti

L’ultima sezione è dedicata ai frammenti, di questi in particolare uno mi ha colpito “Il valore dell’indipendenza”. Frammento che ogni giovane donna dovrebbe leggere, perché ‘indipendenza, in particolare quella economica, è una conquista sociale che le donne da secoli cercano di fare loro, un valore che ogni madre dovrebbe insegnare alla propria figlia, per metterla nelle condizioni “di fare liberamente le proprie scelte e decidere liberamente della propria vita”. I frammenti non sfuggono alla regola delle rimembranze, cioè del recupero della visione immaginosa della fanciullezza attraverso la memoria.

Dai Frammenti emerge, ancora una volta, l’intreccio tra la presenza e l’assenza, che costituisce la trama stessa di Cosi Duci, nell’impossibilità di separare la presenza dall’assenza, nell’inammissibilità di dimenticarsi dell’assenza e di far finta di niente, l’autrice guarda  alla vita a partire dall’assenza in una spirale di sentimenti e narrazione, solo in parte autobiografica, che cela spunti di fantasia. Al lettore è affidato l’arduo compito di riuscire a distinguere le due fasi

Cosi duci è una lettura che vi consiglio di non perdere, in particolare la consiglio ai castelterminesi. C’è tanto del nostro mondo, raccontato con dolcezza e disincanto.

Spero di convincere Carmela De Marco a presentarlo in paese, con lo stile che in questi anni ha caratterizzato le presentazioni di Sikelia, Mallia è avvertito… ho taciuto di una meravigliosa parte dedicata alla festa di San Calogero. Spero che a breve possiate trovare il libro nei miei punti vendita di elezione: “Punto e virgola” e “Chespiralidoso”. Nel frattempo:

Cosi Duci – di Carmela de Marco

 

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