Brioche: Come nasce la broscia siciliana?




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[/dropcap]Non si tratta né del classico croissant “da cappuccino” (che noi meridionali chiamiamo cornetto) né tantomeno di merendine imbustate che sanno solo di conservanti, bensì di un lievitato soffice e paffuto aromatizzato alla vaniglia o agli agrumi in base alla zona della Sicilia servito tagliato a metà e farcito col gelato o, in alternativa, lasciato nella sua rotonda interezza per essere “inzuppato” in una freschissima granita.

In Sicilia non amiamo il gelato sottoforma di palline, proprio no! Nella quasi totalità delle volte preferiamo le “palettate”. Per farcire coni, coppette e brioche viene utilizzata una paletta piatta invece del porzionatore e, badate bene, quando vi recherete alla cassa non vi troverete mai a dover dire quante “palline” o quanti gusti dovete pagare. La cifra dipenderà solo ed esclusivamente dal tipo di “supporto” scelto e se volete completare il tutto con l’aggiunta di panna, fragoline o topper di vario genere.

Il termine broscia

Lo sapevate che il termine broscia fosse un vocabolo agricolo con il quale si indicava lo spazio tra un solco e l’altro durante la semina?

Da una ricetta inimitabile si realizza la brioche “broscia con il tuppo”, che prende il nome dall’antica acconciatura delle donne siciliane. Sicula e morbida, compagna ideale di gelato e granita. La brioche in Italia si presenta in molti modi trasformando i bar in una babele di lingue, dove non sai più cosa è brioche e cosa maritozzo, croissant o cornetto. Ma neanche a dirlo la brioche col tuppo è da inzuppare nel caffellatte e nella cioccolata: divina!

Però c’è una certezza: la broscia col tuppo è solo Siciliana. Pizzuddru dopo pizzuddru (pezzetto dopo pezzettio) si inzuppa nella soavi granite; spaccata a metà è il morbido contenitore che accoglie le palettate (palettate non palline, amici del Nord) del buonissimo cremoso gelato artigianale: stacchi il tuppo per usarlo come fosse un cucchiaino, per godere il dolce freddo, poco a poco.

 

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