“AMUNÌ” (di Carmela De Marco)

“AMUNÌ” Voce di un verbo che, da come è pronunciato, ci fa ricordare il nostro sangue arabo, i profumi e i colori della nostra terra. Ci fa ricordare che siamo siciliani, che per noi il dialetto non è solo una lingua, ma è modo di essere e sentire, di vivere e anche di morire.

Per noi il dialetto è “sciavurari ” i profumi della nostra terra e dei suoi frutti. Per noi il dialetto è “taliari” il nostro mare, le nostre campagne, la bellezza che ci sta attorno. Per noi il dialetto è anche , talvolta, “emigrari”, andare via dalla nostre radici, dai luoghi in cui siamo cresciuti e che hanno lasciato in noi un imprinting che ci condizionerà, volenti o nolenti, per tutta la vita. Il dialetto per noi è un insieme di profumi e di essenze, di inflessioni e cadenze che ci caratterizzano e che consentono agli altri di individuare persino la provincia o la zona dove siamo nati e cresciuti. Il dialetto ci consente di dare ai significati delle nostre parole una maggiore forza e intensità, facendo sì che quelle stesse parole, tradotte, perdano la loro forza e persino il senso del loro significato.

“Amunì” è uno di quei termini che può significare tante cose. Un posto non ci piace ? Allora viene fuori “amunì”, cioè viene fuori la voglia di scappare lontano. Vogliamo andare in un luogo che amiamo? “Amunì”, cioè raggiungiamo subito questo posto. “Amunì” rievoca fuga, spostamento, allontanamento, ma con celerità, istantaneità, impulsività, leggerezza. Oppure, “Amunì “ può anche rievocare il sogno di andarsene da un luogo anche mentale. A volte Amunì è usato per invitare a lasciar perdere, a lasciar correre… Qualcuno si sta lamentando perché vuole o pretende qualcosa o perché fa le bizze?: “Amunì”, cioè “smettila, non è niente, stai esagerando, calmati”… E poi nel dire “ Amunì” ci si può anche riferire all’altro significato simbolico, che fa riferimento all’allontanarsi mentalmente da una convinzione, al cambiare modo di pensare. “Amunì” …”non ci pensare più”. Sei pesante, poco flessibile, fissi troppi paletti? “Amunì”!!

Tra un “Amunì” di qua e un “ Amunì” di là, noi siciliani siamo riusciti a metabolizzare ogni avversità, ogni prova, ogni fatica. Siamo riusciti ad escogitare le modalità che portano ad avere una forma mentis che ci consente la sopravvivenza. Siamo riusciti a fare di ogni difficoltà di vita virtù e forza. Siamo diventati quello che siamo sempre stati : un popolo forte, che sa affrontare le difficoltà e che sa barcamenarsi nelle difficoltà. A qualunque costo e, per farcela, a qualunque condizione. Purché “Amunì” non significhi “andiamo fuori dalla nostra terra” per necessità e per bisogno. Solo a queste condizioni è e può essere considerato un termine bellissimo. Altrimenti, no. “ Amunì “…

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