Amori d’altri tempi: matrimonio riparatore “l’amore non si violenta” (di Federica Vattano)




Casteltermini 14/03/2019 (SikeliaNews) – Il tema, in assoluto, più trattato in qualsiasi parte del mondo è l’amore, in tutte le sue accezioni. Molti di noi sognano l’amore romantico, quello che toglie il fiato, che dura tutta la vita, insomma una grande storia, come quella delle favole.

Cari lettori con voi non voglio parlare di amore romantico, ma dell’evoluzione di questo grande sentimento nel panorama femminile italiano. Era mio desiderio mettere da parte una piccola parte di me, quella scherzosa e leggera, per trattare un argomento che merita la nostra attenzione e che mi sta particolarmente a cuore.

La prima parte di questo piccolo viaggio vuole riportare alla mente o rendere noto ad alcuni l’argomento del “matrimonio riparatore”. L’istituto del matrimonio riparatore annunciava l’estinzione del reato di stupro solo quando il colpevole della violenza accettasse di sposare la propria vittima (come richiesto dai parenti di costei), spesso minorenne. La vittima della violenza così facendo era dannata per due volte: martirizzata nel corpo e nell’anima dalla violenza dell’uomo e relegata in una vita che non le apparteneva e che non aveva scelto.

Ciò avveniva per “cicatrizzare” l’onore della famiglia che era macchiata per sempre da quella violenza, ma la vera vittima dell’evento rimaneva quasi messa da parte, nell’oblio, e costretta ad unirsi al suo carnefice per risanare l’onore della famiglia. La violenza carnale era considerata un reato non contro la persona che era stata abusata, ma era considerata come reato contro la morale.

Molti furono i movimenti delle donne (non solo quelli femministi) che lottatarono affinché le norme venissero abolite così da poter riformare e riformulare l’impianto giuridico italiano relativo al matrimonio, allo stupro, alla separazione, al mantenimento e all’educazione dei figli.

La prima rivoluzione si deve ad una giovanissima ragazza siciliana che, attraverso un grande atto, cambiò fortemente le cose. Franca Viola, giovane ragazza di Alcamo (TP), fu la prima donna italiana a rifiutare la “legge” del matrimonio riparatore e successivamente potè sposare l’amore della sua vita contro i pregiudizi di una Sicilia ancora arcaica. Franca è simbolo della crescita civile dell’Italia dagli anni ’50 in poi e dell’emancipazione delle donne italiane. Molte imitarono la sua scelta, finchè l’articolo presente nel Codice Penale nel 1981 venne abolito.

Ogni donna ha intrapreso una lotta personale nei tempi, affinché potesse essere accettato il “vero essere donna”, in tutto e per tutto. La storia di Franca Viola è una spinta verso la libertà e il rispetto di noi tutte. Questa è una storia di coraggio, che non deve essere dimenticata ma ricordata, perché la strada per l’uguaglianza e la dignità delle donne è ancora lunga.




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