SERVIZIO IDRICO – SULL’AZIENDA CONSORTILE NON SI TORNA INDIETRO!

Riceviamo e pubblichiamo

Non facciamo in tempo ad augurarci i migliori auspici per il nuovo anno che riaffiorano, come da un fiume carsico, le correnti ostili alla ri-pubblicizzazione del Servizio Idrico senza se e senza S.P.A.

Esce di fatto allo scoperto il Comune di Agrigento con una nota politica (mascherata da nota tecnica), nella quale si opporrebbe all’approvazione dello statuto dell’Azienda Speciale Consortile dopo che nell’assemblea di poco più di un anno fa è stata individuata come futuro gestore pubblico al 100% anche con il voto del Comune di Agrigento. E siamo pronti a scommettere che Agrigento, pur essendo per il momento l’unico Comune ad essersi esposto, non è il solo a voler far naufragare l’Azienda Consortile Speciale sul nascere.

Questa posizione (inaccettabile e fuori tempo massimo) si poggia su due presupposti, uno peggiore dell’altro: l’idea che la gestione futura sarà sicuramente fallimentare el’idea che una S.P.A. a capitale pubblico sia meno “rischiosa” rispetto ad una gestione Consortile.

La prima idea è falsa perché è una “profezia” utile solo ad inquinare i pozzi; di fatto per far funzionare un’azienda Consortile, così come qualsiasi altra società di interesse pubblico, è necessaria la volontà politica di farlo ed una classe dirigente adeguata nella difesa e nella gestione dei beni comuni. Volontà che il comune di Agrigento dimostra di non avere paventando fantomatici rischi per le casse comunali.

La seconda idea è ancora peggiore e conseguenziale alla prima: dal momento che l’azienda Consortile mette a rischio i bilanci comunali non è la scelta migliore. Si vorrebbe dunque con un colpo di spugna cancellare tutto il faticoso percorso fatto fin qua dall’Ati, su spinta dell’opinione pubblica, e rimettere tutto in discussione. Va ricordato però che quando l’assemblea scelse l’azienda Consortile, l’altra opzione di scelta era una S.P.A. a capitale pubblico “blindato”, ma pur sempre un ente di diritto privato.

In un caso o nell’altro, visto che il SII si regge sul principio del Full Cost Recovery (tutto va finanziato con i soli proventi delle bollette) eventuali debiti prodotti dalla futura gestione ricadrebbero immancabilmente e interamente sulle tasche dei cittadini, sia che il gestore sia una S.P.A. che un’azienda Consortile. Il punto è proprio garantire una gestione efficace, efficiente ed economica con tutti i contrappesi proprio di un ente pubblico. Proprio per evitare che con una S.P.A. si avesse continuità con le nefandezze della già abbondantemente provata gestione privata, l’Ati votò l’Azienda Consortile perché essendo un ente di diritto pubblico sottostà a tutta una serie di controlli pubblici ed è tenuta alla massima trasparenza operativa e gestionale. Inoltre consente alle associazioni e alla società civile di parteciparvi attivamente.

A meno che, ciò che prospetta il Comune di Agrigento (e chissà quanti altri al seguito), non sia una gestione pubblica solo a chiacchiere, preferendo forse aprirsi ad un “PARTENARIATO” pubblico-privato per poter (ora è il caso di dirlo) far rientrare dalla finestra chi era stato fatto uscire dalla porta principale! Per poter continuare a garantire indisturbati quel potere e quegli indicibili interessi che hanno portato voti a eminenze grigie vicine e lontane e disastri al servizio idrico della provincia svuotando le tasche degli utenti. A questo i cittadini hanno detto e ripetuto un secco NO e noi con loro.

Non si presti il fianco, dunque, a tali inaccettabili proposte, i cittadini non lo capirebbero, si alimenterebbe una sfiducia ancora maggiore (anche se più di così è dura) nella serietà dei politici locali. Esortiamo la Commissaria ad acta a portare a termine il suo mandato approvando lo statuto per i Comuni riottosi e formalizzando la nascita del futuro gestore. Solo così si potranno finalmente affrontare i temi che stanno davvero a cuore ai cittadini: abbassamento delle tariffe, reti colabrodo, depurazione inefficiente e i danni alla salute e a all’ambiente che ne derivano.

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